Alcuni corpi di vittime del raid notturno mostrate dalla tv araba Alcuni corpi di vittime del raid notturno mostrate dalla tv araba 
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Dura repressione del governo siriano: massacro di civili ad Homs, almeno 337 morti

Sono finora 337 le persone uccise e circa 1.300 quelle ferite a Homs stanotte nel bombardamento compiuto dalle forze governative contro alcuni quartieri della città epicentro della rivolta anti-regime. Lo riferisce da Homs l'inviato della tv panaraba al Arabiya. Prosegue il massacro di civili. È quanto denunciano gli attivisti dell'Osservatorio siriano per i diritti umani e dei Comitati di coordinamento locali. Il governo nega. La tv di Stato ha detto che le notizie sono parte di "una campagna isterica di incitamento da parte dei gruppi armati" contro la Siria, pensata per essere sfruttata al Consiglio di Sicurezza. I cadaveri mostrati nei filmati amatoriali pubblicati on-line, sostiene l'emittente, che secondo gli attivisti sono vittime dell'assalto, sono presumibilmente di persone rapite da "gruppi terroristici armati".
"Un inferno" - I residenti delle zone limitrofe hanno descritto una notte infernale di bombardamenti. "Homs è in fiamme", ha detto un attivista dell'opposizione che abita in un'area più tranquilla nei pressi della città, che non vuole essere identificato per timore di rappresaglie. "Tutte le forze in campo - ha aggiunto - stanno combattendo le une contro le altre e il numero delle vittime è più alto di quanto si possa contare". Secondo gli attivisti tra le persone morte ci sarebbero molti bambini e donne e oltre la metà, circa 140, arrivano dal quartiere di Khaldiyeh. I bombardamenti sono iniziati nella tarda serata di venerdì. "Questo è il peggior attacco dall'inizio delle rivolte a marzo", denuncia l'Osservatorio. Non è chiaro cosa abbia causato l'assalto, ma secondo alcune testimonianze i disertori dell'esercito avrebbero istituito posti di blocco nella zona per cercare di consolidare il controllo. Voci non confermate riferiscono che uomini armati, forse disertori, hanno attaccato un posto di blocco militare a Khaldiyeh, catturando 17 soldati e causando intensi scontri con i militari. Molti sono a Homs i disertori che si sono riuniti nell'Esercito libero siriano. I Comitati hanno chiesto ai residenti di aiutare le persone di Khaldiyeh e del quartiere vicino Bayada donando sangue e ospitando le gente in fuga. Hanno invitato chi vive all'estero a tenere sit-in di fronte alle ambasciate.
La risoluzione Onu - Condanna della repressione del regime, ma nessun intervento militare. E' questa l'ossatura della bozza di risoluzione sulla Siria che il Consiglio di Sicurezza dell'Onu voterà alle 15 ora italiana (le 9 del mattino a New York) mentre restano ancora incertezze e si lavora ad un accordo se inserire o meno nel testo un esplicito riferimento al destino del presidente siriano Bashar al Assad. Ma mentre a palazzo di Vetro la diplomazia lima le parole, in Siria continua violentissima la repressione delle forze lealiste. Le uccisioni di stanotte fanno schizzare ulteriormente il già macabro bilancio di oltre 14.000 vittime e oltre 60.000 persone rapite o imprigionate tracciato ieri ad Istanbul da Bassam el Abdulla, esponente del Consiglio Nazionale Siriano, la maggiore forza dell'opposizione. Cifre che hanno certamente aumentato la pressione sull'Onu per ufficializzare n testo già 'in ublu' come si dice nel gergo del palazzo di Vetro, ovvero che sarà votato senza modifiche. Nessuno dice ancora apertamente, è vero, che c'è intesa con la Russia. Non è ancora chiaro, ad esempio, se nel testo vi sia un riferimento diretto alla sorte di Assad. Secondo la Reuters, i Quindici saranno chiamati a esprimersi sulla bozza europea-araba che appoggia il piano della Lega Araba e prevede l'addio al potere di Bashar al-Assad. Secondo la France Presse, invece, il testo su cui il Consiglio sarà chiamato a pronunciarsi è quello trasmesso alle varie capitali nelle ultime ore e che non fa riferimento esplicito al presidente siriano. Ad ogni modo proprio ieri, il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha avuto un "colloquio costruttivo" con il ministro degli esteri russo, Serghiei Lavrov. Se la bozza dovesse effettivamente essere quella più 'hard' e contenere una richiesta esplicita di dimissioni per Assad, è possibile che la Russia - non potendola votare per la sua tradizionale vicinanza al regime siriano - abbia accettato almeno di astenersi, evitando di porre il veto. Nel testo definitivo viene comunque esplicitamente esclusa la possibilità di un intervento militare in Siria.
04 febbraio 2012
Redazione Tiscali
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