Gheddafi: la caduta del dittatore tra violenza e menzogne

"Al Qaida è qui": Muammar Gheddafi respinge qualsiasi responsabilità e punta di nuovo il dito contro il "terrorismo internazionale" come matrice della rivolta in corso del Paese; parlando in collegamento telefonico - una scena assai più dimessa del discorso di due giorni fa - alla televisione di Stato, il rais definisce le proteste "una farsa organizzata dai giovani controllati con la droga", una farsa "a cui dovremo porre fine", minaccia. Testimoni riferiscono infatti di nuovi raid dell'aviazione libica a Tripoli contro i manifestanti civili e spari contro la folla si segnalano anche nei pressi dell'abitazione di Gheddafi. E si combatte di nuovo a Misurata e a Zawiah - ai cui abitanti si è rivolto Gheddafi nel suo discorso - rispettivamente a est e ovest della capitale. Gheddafi è sempre più accerchiato. Il regime, ha ormai perso il controllo della Cirenaica e di tutte le città delle costa eccetto Tripoli mentre prime rivolte si segnalano al sud e per domani l'opposizione si preparerebbe a una resa dei conti a Tripoli.
Violenze senza fine, migliaia di morti - Mentre l'Europa non esclude in linea di principio un intervento militare umanitario e la Nato, invece, si tira fuori dalla questione, a Bruxelles il ministro degli interni italiano Maroni lancia l'allarme profughi: è una situazione del tutto inedita, dice, e l'Ue non può lasciare sola l'Italia. Quanto al bilancio dei morti, il presidente della Comunità del mondo arabo in Italia parla di circa 6000 morti. Squadre di miliziani terrorizzerebbero la popolazione e stuprerebbero le donne.
Ma "è colpa di Al Qaida" - Nuovo discorso del rais, che accusa il "terrorismo internazionale" di essere responsabile dei disordini nel Paese. Le violenze in corso sono "una farsa portata avanti dai giovani, ai quali non possiamo applicare la legge perché sono ancora dei ragazzi, controllati attraverso l'uso delle droghe: il Paese ci sta sfuggendo di mano perché ascolta Osama Bin Laden", ha continuato Gheddafi, che rispetto alla sua propria situazione ha osservato che ci sono persone che regnano da più tempo di lui, "come la regina Elisabetta II", alle quali "nulla però accade"."Guardate cosa è successo in Iraq, in Afghanistan, in Pakistan: gli Stati Uniti non hanno mostrato alcuna pietà nel dare la caccia ad Al Qaida, e ora Al Qaida è qui". E poi un'altra invocazione al popolo: "Ho dato a voi il potere nel 1977 (anno in cui venne proclamata la "Jamairyiah", ndr), voi siete responsabili di quel che accade: la pace e la guerra, sono una vostra scelta", ha continuato il rais sottolineando di non detenere alcun "potere" se non "morale": "Ma non è un problema di autorità delle persone, ma di terrorismo internazionale: gente malata di mente, alla quale non importa nulla della sorte del Paese e che sta distruggendo la nostra storia".
Massacro ad Al Zawiyah - Un vero e proprio massacro sarebbe avvenuto questa mattina ad Al-Zawiyah, appena 50 chilometri a ovest di Tripoli, nella Libia nordoccidentale: qui le milizie fedeli a Gheddafi stanno sparando da ore contro gli insorti secondo l'emittente Al Arabiya, che cita un ex agente della polizia locale che ha disertato per unirsi alla rivolta. La stessa fonte ha denunciato, da parte delle milizie, crimini contro l'umanità'anche se per il momento, ha aggiunto, è "difficile dare una stima delle vittime": la stampa libica parla di almeno dieci morti e decine di feriti.
Squadroni della morte a Tripoli: almeno 6000 morti - Ci sono 'squadre della morte' che per le strade di Tripoli picchiano gli uomini, entrano nelle case e violentano le donne. La paura è tanta e la gente non vuole parlare: le testimonianze fatte da chi è a Tripoli ai parenti sparsi nelle capitali europee, tra cui Roma, concordano, come riferisce il presidente del Comai, Comunità del mondo arabo in Italia, Foad Aodi. Sempre Aodi dà un bilancio di circa 6000 morti in questi giorni di rivolta.
Un rischio nuovo per l'Unione europea - Il ministro degli Interni, Roberto Maroni, chiede la solidarietà dell'Ue di fronte al rischio che la situazione esplosiva in Libia provochi un'ondata senza precedenti di profughi verso l'Italia e gli altri Paesi mediterranei, ma non si fa illusioni sul sostegno degli Stati membri del Nord Europa. Fra i vari piani d'emergenza (contingency plans) che sta preparando il Servizio esterno dell'Ue per gli scenari di crisi in Libia c'è anche l'intervento militare umanitario. Lo hanno riferito fonti Ue oggi a Bruxelles, precisando che si tratta solo di uno degli scenari possibili. Secondo il ministro della Difesa italiano, Ignazio la Russa, si tratta tuttavia solo di "uno scenario possibile": "Ho sentito Maroni, ho avuto conferma anche da lui che la notizia relativa a una missione umanitaria è priva di ogni sussistenza", ha spiegato dopo aver sentito telefonicamente il responsabile del Viminale, impegnato a Bruxelles nel Consiglio Affari interni.
Rasmussen: non si parla di intervento Nato - La Nato non ha intenzione d'intervenire nel conflitto in corso in Libia. L'ha affermato oggi il Segretario generale dell'Alleanza atlantica Anders Fogh Rasmussen, in visita a Kiev: "Non abbiamo ricevuto alcuna richiesta" in tal senso. E, in ogni caso, ha ricordato Rasmussen, "qualsiasi azione deve essere basata su un chiaro mandato delle Nazioni unite.
Gli italiani rientrano in patria - Due aerei C-130 dell'Aeronautica militare sono giunti in Libia per procedere alle operazioni di rimpatrio di alcuni degli italiani che ne hanno fatto richiesta. Uno dei due aerei è atterrato a Tripoli e al momento non è operativo, ha riferito una fonte a Tmnews. Il secondo aereo è atterrato invece a Sheba, dove sta procedendo alle operazioni di imbarco di decine di italiani. Prosegue infine il grande esodo degli stranieri dalla Libia. Per quanto riguarda l'italia, il cacciatorpediniere Mimbelli era giunto ametà mattinata a trenta miglia dalla costa libica di Misurata ed è in attesa della necessaria autorizzazione per l'attracco: è quanto si apprende da fonti qualificate. La nave, salpata da Taranto, imbarcherà un nutrito gruppo di italiani che hanno fatto richiesta di rimpatrio.
Obama: basta con la violenza - Ferma condanna degli Stati Uniti alla sanguinosa repressione scatenata in Libia dal regime di Muammar Gheddafi. Barack Obama ha detto che 'le violenze devono finire' e che 'violano le norme internazionali e qualsiasi standard di decenza umana'. L'America, ha detto il suo presidente, sta dalla parte della libertà: 'Questo spargimento di sangue è oltraggioso e inaccettabile. L'intero mondo sta guardando'. Obama, come già era successo durante la rivoluzione in Egitto, ha spiegato che la rivolta in corso in Medio Oriente nasce dalle aspirazioni del popolo che 'sta chiedendo il rispetto dei più basilari diritti umani. Il cambiamento non rappresenta necessariamente il lavoro degli Stati Uniti e di qualche altra potenza estera'.
 
24 febbraio 2011
Redazione Tiscali
 
 
 
  

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