Le manifestazioni per la salvezza di Sakineh continuano in tutto l'Occidente Le manifestazioni per la salvezza di Sakineh continuano in tutto l'Occidente 

Sakineh, lettera aperta del figlio: "Il caso non è risolto, continuate a fare pressioni"

All’indomani dalla decisione presa dalle autorità iraniane di sospendere la lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la 43enne accusata di adulterio e di concorso nell’omicidio del marito, e di procedere con una revisione del processo, il figlio della donna emette un nuovo appello. Sajjad Ghaderzadeh continua a chiedere all’Occidente di non abbassare la tensione sul caso perché sua madre rischia ancora la vita.
La lettera aperta del figlio di Sakineh - "Chiedo ai Paesi del G8, ai governi di Turchia e Brasile e al mondo intero di continuare a fare pressioni contro la Repubblica islamica e a non pensare che il caso si sia risolto", scrive in una lettera aperta il figlio di Sakineh Ashtiani. "Non abbiamo alcun documento ufficiale, se la Repubblica islamica è sincera, dovrebbe fornire le prove" scrive Sajjad."Noi, i figli di Sakineh Mohammadi Ashtiani - aggiunge - dichiariamo che nostra madre è innocente e deve essere liberata immediatamente e incondizionatamente dalla Repubblica islamica".
Nessun documento ufficiale - Il riferimento è alle dichiarazioni del portavoce del ministero iraniano degli Esteri, Ramin Mehmanparast, in base alle quali Teheran ha bloccato la condanna per adulterio, ma non quella per complicità nell'omicidio del marito. "Al momento non abbiamo ricevuto alcun documento ufficiale e legale sulla sospensione della sentenza di lapidazione e di morte - spiega - e di conseguenza non accettiamo quelle affermazioni. Devono consegnarci dei documenti legali a questo riguardo".
Confessione estorta - Quanto alla confessione della donna, Sajjad afferma: "Dal momento che non si è svolta in presenza del nostro legale, Hootan Kian, ma piuttosto in presenza di Azad Press, non possiamo confermarne i contenuti, dal momento che le circostanze in cui si è svolta questa intervista non sono chiare". "Sulle percosse e ai maltrattamenti relativi a tale intervista - aggiunge - l'avvocato Kian non ha ancora ricevuto alcuna informazione", mentre "sul fatto che mia madre ha detto che ci incontravamo con cadenza settimanale, la Repubblica islamica deve fornire le prove di queste visite settimanali - conclude - il nostro nome dovrebbe essere registrato per dimostrare che ci siamo recati là a visitare l'internato".
Gli attivisti umanitari non credono a Teheran - In pochi si fidano delle dichiarazioni di Teheran e anche Ahmad Fatemi, attivista iraniano del Comitato internazionale contro la lapidazione, ricorda come sia dall'inizio di luglio che si parla di sospensione della pena per il riesame del caso di Sakineh ma, confermando le parole di Sajjad Ghaderzadeh, precisa che non è mai stato pubblicato un atto ufficiale che lo confermi.
09 settembre 2010
Redazione Tiscali
 
 
 
  
  
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