Il Ramadan si chiude nel sangue nel Caucaso russo. Proprio nel giorno dell'Uraza Bairam (Eid al Fitr), cioè nel giorno che chiude il mese sacro del digiuno islamico, un kamikaze a bordo di un'autobomba s'è scagliato contro la folla vicino a un mercato di Vladikavkaz, in Ossezia del Nord, uccidendo almeno 16 persone e ferendone 114, alcune delle quali in condizioni gravi. Tra le vittime un bimbo di 18 mesi.
La strage era stata pianificata in modo da fare il maggior danno possibile. Vicino all'ingresso del mercato è stato rinvenuto un altro ordigno esplosivo, per fortuna inesploso. Poi, una telefonata anonima che annunciava la presenza di una bomba in una scuola ha costretto le autorità a sgomberare gli edifici scolastici e mandare i bambini a casa. Altri allarmi si sono succeduti in zone diverse della regione. A Makhachakala, in Daghestan, altre due bombe sono state disinnescate.
Lo scoppio - molto potente, equivalente all'esplosione di 10 chilogrammi di tritolo - è avvenuto alle 11.30 locali, le 9.30 in Italia. Il nuovo attentato conferma l'escalation di tensione e violenze nel Caucaso russo, dove nelle ultime settimane si sono moltiplicate le azioni terroristiche. "Il terrorista che ha fatto esplodere una bomba nel mercato centrale di Vladikavkaz è arrivato in una Volga con la targa dell'Inguscezia", ha spiegato il ministero degli Interni osseto secondo quanto riporta l'agenzia di stampa Interfax.
Oltre al kamikaze, a bordo della Volga c'erano, a quanto hanno dichiarato dagli inquirenti nelle loro prime valutazioni, qualcosa come 40 kg di tritolo. A un controllo, la patente del kamikaze era stata controllava e risultava emessa a nome di qualcuno di Archeyev. A questo punto, le indagini si indirizzeranno a individuare complici e ispiratori.
Il presidente russo Dmitri Medvedev ha assicurato che verranno catturati. "Noi faremo di tutto per prendere questi mostri, queste canaglie che hanno compiuto un atto terroristico nei confronti di gente comune, per giunta un atto barbaro. Faremo tuttoper trovarli e punirli", ha affermato il capo dello stato russo.
Anche il primo ministro Vladimir Putin, ancora alla fine degli anni Novanta protagonista della guerra in Cecenia, ha inquadrano nella cornice caucasica l'attentato e ha lanciato un appello ai russo-musulmani. "I crimini come quello che è stato commesso oggi nel Caucaso settentrionale hanno lo scopo di fomentare l'odio tra i nostri cittadini. Non possiamo permetterlo", ha detto parlando con il capo dell'Unione dei muftì della Russia. "Noi ci attendiamo realmente - ha continuato il primo ministro - che la popolazione musulmana della Russia dia un contributo positivo in questa battaglia. Io so come i musulmani trattano questi estremisti. Noi sentiamo il loro sostegno, specialmente nella regione del Caucaso del Nord e ne siamo grati. Ci attendiamo che supereremo tutte queste difficoltà assieme".
L'Inguscezia, l'Ossezia del Nord, il Daghestan sono tutte repubbliche caucasiche russe che vivono anni di profonda instabilità, il cui epicentro sembra essere la vicina Cecenia.
09 settembre 2010
Redazione Tiscali