"Fermiamo l'orrore sul corpo di quella donna. La lapidazione è medioevale, una punizione che non esiste nel Corano": con queste parole i premi Nobel Shrin Ebadi, Luc Montagnier, Rita Levi Montalcini, Harald Zur Husen, Claude Cohen-Tannoudji e Gerhard Ertl si uniscono agli appelli per salvare la vita a Sakineh, la donna iraniana condannata a morte per lapidazione con l'accusa di adulterio e di coinvolgimento nell'omicidio del marito.
L'adesione all'appello lanciato da Repubblica è giunta attraverso la fondazione "Science for peace" di Umberto Veronesi.I firmatari sono nomi eccellenti, uniti dal loro contributo, ognuno nel proprio ambito professionale, al progresso della civiltà. "La lapidazione è una forma di punizione medioevale che non esiste nel Corano", ha dichiarato il premio Nobel per la Pace, Shrin Ebadi.
Intanto la condanna di Sakineh è sospesa, in attesa del riesame della Corte Suprema. E mentre l'Iran ripete che l'Occidente deve smetterla di interferire, in Italia si alza la voce delle donne democratiche iraniane, che denunciano: ci sono almeno altre 14 donne che rischiano la lapidazione.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ramin Mehmanparast, ha dichiarato che il caso della donna "non dovrebbe diventare una questione legata al rispetto dei diritti umani", accusando poi l'Occidente di "difendere una donna processata per omicidio e adulterio". "Allora - ha detto il portavoce - i Paesi europei dovrebbero rilasciare tutti gli assassini"; Mehmanparast ha poi ribadito che una decisione finale su Sakineh deve essere ancora presa dai giudici.
Ma in Iran, oltre a Sakineh Ashtiani, ci sono almeno altre 14 donne che rischiano la lapidazione: per questo, la comunità internazionale deve intensificare le sue pressioni per salvarle. A spiegarlo ad Apcom è stata Shahrzad Sholeh, presidente delle Donne democratiche iraniane in Italia.
"E' da 20 anni che denunciamo le lapidazioni del governo iraniano. Oggi, Sakineh è ancora viva solo grazie a questa straordinaria mobilitazione internazionale" ha spiegato Sholeh, la cui associazione fa capo al Consiglio nazionale della resistenza iraniana (Cnri), la principale forza di opposizione iraniana all'estero. "Ma è necessario che la comunità internazionale intensifichi la pressione su Teheran, se si vuole salvare Sakineh. Al minimo allentamento della pressione, Teheran potrebbe procedere alla sua lapidazione. E se così fosse, sarebbe l'inizio del massacro di altre donne e di migliaia di prigionieri politici".
Il caso che riguarda Sakineh, comunque, non deve portare alla rottura delle relazioni diplomatiche con l'Iran, ha dichiarato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, perché "sono necessarie anche per ottenere certe decisioni, come quella di risparmiare la vita a Sakineh". Duro il commento del presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso: "E' una barbarie per cui non ci sono parole; condanniamo questi atti che non sono giustificabili sotto nessun codice morale o religioso".
08 settembre 2010
Redazione Tiscali