La condanna a morte per lapidazione di Mohammadi-Ashtiani Sakineh è "un atto altamente lesivo dei principi di libertà e di difesa della vita". Lo ha detto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rispondendo ad una domanda dei giornalisti, al Quirinale, dopo il colloquio con la presidente finlandese Tarja Halonen. L'Italia, ha aggiunto, è impegnata in modo "molto netto e non solo con posizioni di principio" per evitare che si giunga ad eseguire la condanna. Napolitano ha aggiunto che "c'è l'impegno forte del governo, delle istituzioni e c'è un'iniziativa dell'opinione pubblica che continua a essere intensa per salvare la vita di questa donna iraniana”.
Teheran: il caso è ancora sotto esame - Intanto la giustizia iraniana prosegue l'esame del caso di Sakineh, la cui condanna a morte per lapidazione è stata sospesa lo scorso luglio. Lo ha confermato il ministero degli Esteri di Teheran. "La situazione della signora Mohammadi-Ashtiani è ancora sotto esame", ha dichiarato il portavoce del ministero Ramin Mehmanparast durante il consueto punto stampa settimanale. "Il verdetto per adulterio è stato sospeso e viene attualmente riesaminato - ha spiegato -. Un nuovo procedimento per omicidio e complicità in omicidio è all'esame" della giustizia.
No alle ingerenze esterne - L’Iran mostra però di non gradire la mobilitazione internazionale nata per salvare la donna dalla lapidazione. Tramite il portavoce del suo ministero degli esteri, Teheran ha fatto sapere oggi come non intenda permettere che quello di Sakineh diventi "un caso politico e di diritti umani". "Alcuni dirigenti occidentali, inclusi i ministeri degli esteri di Francia e Italia, si sono inseriti nella vicenda ma purtroppo sulla base di informazioni false", ha dichiarato il portavoce Ramin Mehmanparast. In dichiarazioni riportate dall'agenzia Dpa da Teheran, ricevuta a Vienna, il portavoce del ministero degli esteri iraniano ha detto pure che "il caso di un sospetto omicidio non dovrebbe essere trasformato in un caso politico e di diritti umani". "Anziché sostenere una persona sospettata di omicidio - ha detto ancora Ramin Mehmanparast - l'attenzione dovrebbe essere rivolta ai membri della famiglia della vittima". Il portavoce ha ribadito che la donna è accusata sia di adulterio che di omicidio ed entrambe le accuse sono ancora oggetto di indagini. La condanna alla lapidazione è stata sospesa dopo le proteste internazionali ma se venisse trovata colpevole di omicidio potrebbe essere impiccata o condannata a una lunga detenzione.
Frattini: "La lapidazione non è imminente" - Quindi, almeno per il momento, non ci sarà la temuta lapidazione di Sakineh. Questa mattina era stato il ministro degli Esteri Franco Frattini a frenare sull'
ipotesi di una pericolosissima accelerazione sulla sorte di Sakineh, circolata dopo l'allarme lanciato lunedì a Parigi dal filosofo Bernard-Henri Levy in vista, venerdì prossimo, della fine del Ramadan.
Frattini: in Iran aperto il dibattito sulla lapidazione - "Anche se sui quotidiani locali non se ne ha notizia, so che all'interno del sistema iraniano si è aperto il dibattito sulla praticabilità di questa esecuzione. Ci sono elementi che fanno pensare che la grande pressione internazionale, del governo italiano, della Ue, della società civile, possano avere influenzato in questo senso". Lo ha detto questa mattina Frattini ai microfoni di Radio 24. "Abbiamo fatto passi diplomatici anche negli ultimi giorni. L'ambasciatore d'Italia a Teheran e il rappresentante della presidenza Ue hanno incontrato i responsabili che valutano questi casi e hanno detto che per quanto riguarda Sakineh nulla è stato ancora deciso", ha aggiunto. Supportati dall'imponente mobilitazione internazionale, i fili sottili della diplomazia sembrano poter ottenere dei risultati.
Mobilitazione degli europarlamentari: rompiamo rapporti diplomatici - Frattini ha ribadito la sua disponibilità ad incontrare il collega iraniano Mottaki, magari anche a Roma, proprio per contrastare l’idea, che si sta diffondendo fra i parlamentari europei, di interrompere i rapporti diplomatici con l’Iran. Rompere i rapporti diplomatici con l'Iran, condannare il regime di Teheran, fare la massima pressione politica e diplomatica per salvare la vita di Sakineh Mohammadi Ashtiani: sono alcune delle proposte fatte dagli europarlamentari che hanno partecipato al dibattito d'urgenza avviato nella serata di lunedì nella sessione plenaria di Strasburgo. Parole forti (in contrasto con le poche presenze in aula). Tra gli interventi, particolarmente determinato quello della vicepresidente Roberta Angelilli (Pdl) che ha chiesto di "avere il coraggio di rompere i rapporti diplomatici". O polemici come quello di Francesco Speroni (Lega), che ha sottolineato come "la barbarie" della condanna per lapidazione dipende "dall'applicazione fondamentalista della legge islamica, che qualcuno vorrebbe introdurre nella nostra Europa libera e democratica". Rassegnato invece il conservatore britannico Charles Tannock: "Invochiamo clemenza, ma non ho molta speranza". Il rappresentante della Commissione Europea ha replicato assicurando che "non ci limitiamo alle dichiarazioni pubbliche".
Frattini: relazioni diplomatiche con l’Iran necessarie - Netta la presa di posizione nel nostro ministro degli Esteri: "Noi non possiamo fare politica estera in questa maniera. Le relazioni diplomatiche con l'Iran sono necessarie anche per ottenere certe decisioni come quella di risparmiare la vita a Sakineh", ha detto il titolare della Farnesina rispondendo ad una domanda sull'eventualità che l'Europa rompa con l'Iran nel caso in cui venisse eseguita la condanna. "Sono decisioni che non si prendono sull'onda delle emozioni, lo ha detto anche il Vaticano. Vorrei incontrare il mio collega iraniano. Se lui venisse a Roma sarei ben lieto di accoglierlo, ma certamente appelli a livello emozionale non servono a salvare la vita a Sakineh, occorrono appelli internazionali come quelli che stiamo facendo".
Le testimonianze - A suscitare i timori intorno alla data del 10 settembre per esecuzione della sentenza di morte è la legge islamica, che vieta di eseguire le sentenze durante il digiuno. Le prossime ore, i prossimi giorni sarebbero stati dunque a rischio per la donna di 43 anni, che da tre settimane circa, da quando cioè le è stata estorta una confessione alla televisione iraniana, non ha più diritto ad alcun contatto con la sua famiglia e con il suo avvocato. Sakineh si trova attualmente in un "braccio speciale" della prigione di Tabriz. Dove, secondo quanto raccontato dalla giornalista Shahnaz Gholami, che ha condiviso la stessa cella con Sakineh ed altre 35 donne, "la tortura e gli stupri sono all'ordine del giorno" e dove "non esistono condizioni igieniche e sanitarie".
Un simbolo delle ingiustizie subite dagli innocenti - "Sakineh non ha commesso alcun crimine - ha continuato la Gholami - ha firmato la sentenza senza capire che si trattasse di lapidazione". Sakineh appartiene infatti alla minoranza azera e non capisce il farsi, la lingua ufficiale dell'Iran. "Agli occhi del mondo intero, Sakineh è un simbolo femminile delle ingiustizie subite dagli innocenti", ha detto di lei l'ex avvocato Mohammad Mostafaei, che è dovuto fuggire dal suo paese perché si è fatto portavoce della difesa dei diritti dell'uomo in Iran e che oggi ha accusato il governo di Ahmadinejad "di aver creato un tale clima di pressioni da costringere me e molti altri attivisti a fuggire".
Le accuse a Carla Bruni - Per una donna in Iran "è sufficiente avere del carattere per ritrovarsi nella situazione di Carla Bruni", ha detto a sua volta Mina Ahadi, presidente dell'Associazione internazionale contro la lapidazione, dando il suo sostegno alla premiere dame di Francia, che nei giorni scorsi era stata trattata da "prostituta italiana" da un giornale ultraconservatore iraniano per aver preso le difese di Sakineh. Allo stesso genere di attacchi avanzati dalla stampa di regime contro il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, Levy ha replicato: "I media iraniani non hanno lezioni di morale da dare a nessuno".
07 settembre 2010
Redazione Tiscali