Continua l'odissea dei 33 minatori rimasti intrappolati a 700 metri di profondità a San Josè, nel Cile settentrionale. La marina militare sta scavando un pozzo per permettere di recuperarli, ma i tempi attesi sono di tre o quattro mesi. Intanto i parenti comunicano con i loro cari attraverso video chat grazie alle microtelecamere inviate nel sottosuolo. A dare il proprio conforto sono arrivati a San Josè anche i sopravvissuti dell'incidente aereo sulle Ande del 1972. Le condizioni in cui i 33 vivono sono particolarmente dure, con la temperatura che si impenna durante il giorno, per poi crollare nella notte.
Intanto i 33 minatori potranno liberare la mente seguendo le partite del campionato cileno e l'amichevole della nazionale cilena contro l'Ucraina grazie ad un cavo di fibra ottica che sarà calato nei prossimi giorni. Lo ha annunciato il presidente Sebastian Pinera, che ha anche presentato il nuovo piano per liberare i minatori.
Tre piani per restituire la libertà ai 33 minatori - Il 'piano A' è la scavatrice Strata 950, che ha cominciato quattro giorni fa a scavare un pozzo ed è già arrivata a 40 metri di profondità. Il foraggio della Strata 950 richiede però che il condotto allargato a sufficienza per fare passare una persona sia consolidato con cemento man mano che scende, e la perforazione riprende solo quando il cemento è secco. Quest'accorgimento rallenta i lavori, tanto che la Strata raggiungerebbe i minatori solo tra tre-quattro mesi. Il 'piano B' è invece la scavatrice T-130, giunta ieri alla miniera San José, con la quale i soccorritori sperano di arrivare a quota -700 entro due mesi, allargando uno dei tre condotti diretti che alimentano il rifugio dei minatori. Il 'piano C' annunciato a sorpresa da Pinera è invece una perforatrice dell'Enap, la compagnia statale del petrolio, che cercherà di riaprire il tunnel a spirale della miniera, bloccato dallo smottamento di terreno che ha isolato i 33 minatori. La nuova macchina richiede però una base di cemento delle dimensioni di un campo di calcio, che adesso sarà allestita d'urgenza per cominciare le operazioni entro il 18 settembre.
Quattro dei sedici sopravvissuti alla tragedia aerea delle Ande del 1972 sono giunti alla miniera San José di Copiapò per dare il loro appoggio ai 33 minatori bloccati da 29 giorni a 700 metri di profondità. I quattro membri della Fondazione 'Viven' (Sono vivi, in spagnolo), José Luis Inciarte, Pedro Algorta, Ramon Sabella e Gustavo Zervino, hanno già inviato ai minatori il loro primo messaggio: "Tenete duro". Nei prossimi giorni, i quattro parleranno con i minatori intrappolati nel fondo della miniera per far loro coraggio e raccontare la loro esperienza. La fondazione è stata creata dai sopravissuti dell'incidente aereo che nel 1972 provocò la morte di 29 persone, quasi tutti giocatori di una squadra di rugby uruguayana diretta a Santiago. L'aereo finì contro una cima delle Ande. Due dei passeggeri partirono a piedi a cercare soccorsi, mentre il resto rimase vicino alla carcassa dell'aereo per 72 giorni, finendo per cibarsi della carne dei compagni morti. La tragedia ebbe un'enorme ripercussione e divenne il simbolo del tentativo di sopravvivere a tutti i costi, anche ricorrendo al cannibalismo.
La Marina cilena ha intanto presentato il progetto della capsula che dovrà riportare alla luce i minatori, una volta scavato il pozzo di 700 metri e del diametro di 70 centimetri fino al rifugio. "La capsula dovrà essere dotata di ossigeno, luce, mezzi di comunicazione e video, e di un'imbracatura che eviti qualsiasi sforzo delle gambe durante il tragitto, che richiederà un'ora per ognuno di loro - ha spiegato in televisione il comandante della Marina cilena, Sergio Sandoval - Sarà equipaggiata inoltre con un dispositivo che permetta al minatore di sganciarsi e ridiscendere con i propri mezzi, se la capsula dovesse incagliarsi a metà percorso".
05 settembre 2010
Redazione Tiscali