Maurizio Molinari, giornalista ed inviato di La Stampa a New York
Maurizio Molinari, giornalista ed inviato di La Stampa a New York 

Esteri

Riforma sanitaria Usa, Molinari: "Per metà America un passo storico, per l'altra metà una disgrazia"

di Roberto Zonca
Un compromesso tra gli anti-abortisti e la Casa Bianca ha permesso alla riforma sanitaria voluta da Barack Obama di ottenere l’approvazione da parte della Camera dei Rappresentanti Usa. La riforma, sebbene non garantirà la copertura sanitaria a tutti gli americani e non introdurrà neppure l’equivalente della nostra mutua, consentirà a circa 32 milioni di cittadini americani di stipulare un'assicurazione privata con un sistema di aiuti pubblici.
I dubbi sulla riforma sanitaria e il possibile indebitamento pubblico - “Per i liberali - dice Maurizio Molinari, giornalista ed inviato di La Stampa a New York intervistato da Tiscali Notizie - è un momento di importanza storica, mentre per i conservatori una sorta di disgrazia nazionale che farà impennare il già pesante indebitamento pubblico. I repubblicani affermano infatti che il costo della riforma non è di 940 miliardi di dollari in dieci anni ma di ben 2,34 trilioni di dollari. Il peso fiscale è destinato dunque a impennarsi. Per i democratici invece è vero l'esatto contrario, e grazie alla riforma sarà possibile ridurre le imposte al ceto medio”.
La riforma sanitaria voluta da Barack Obama non è tuttavia da considerarsi perfetta - “Per i liberali - spiega il giornalista - la carenza maggiore è l'assenza dell'opzione 'pubblica' mentre per i conservatori il maggior difetto è l'imposizione a tutti i cittadini dell'obbligo di assicurarsi perché ciò limiterà le libertà personali”. Va poi detto, ha sottolineato Molinari, che “sono in molti a non aver gradito il compromesso di Obama sulla proibizione dell'elargizione di fondi pubblici all'aborto. Ma senza questa scelta la legge non sarebbe passata”.
Prima che i benefici della riforma possano essere avvertiti passerà del tempo - “La legge di riconciliazione deve passare al Senato”, spiega il giornalista. La vittoria comunque è scontata: avendo seguito una formula di riconciliazione che ha prima adottato la versione del Senato e poi approvato alcuni emendamenti, per vincere ci vorrà soltanto la maggioranza semplice.
22 marzo 2010
 
 
 
 
  
 

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