La tomba dove è stato trovato il sudario (foto tratta dal "Daily Mail")
La tomba dove è stato trovato il sudario (foto tratta dal "Daily Mail") 

Esteri

Trovato un sudario dell'epoca di Cristo che getta nuovi dubbi sulla Sindone

Secondo una notizia pubblicata questa mattina sul Daily Mail, un gruppo di archeologi e scienziati della Hebrew University, e di altri istituti canadesi e statunitensi, sostiene di avere trovato per la prima volta parti di un velo sepolcrale dell’epoca di Gesù Cristo in una tomba di Gerusalemme. Il tessuto è di natura completamente differente dalla Sindone torinese, con una foggia molto più semplice.
Il reperto - Il corpo dell’uomo avvolto nei frammenti di stoffa è stato trovato in una tomba interna al cimitero chiamato “Campi di sangue”, dove si dice che si sia suicidato Giuda Iscariota. I ricercatori ritengono che l’uomo fosse un alto sacerdote morto di lebbra.
Epoche e tessuti diversi - L’importanza della scoperta è data dal fatto che altri sudari di quel periodo erano già stati ritrovati, ma mai nella zona di Gerusalemme. I test al carbonio provano che il sepolcro risale al periodo della crocifissione, ma il sudario sarebbe fatto di un tessuto a trama semplice e non spigato come quello usato nella sindone. Inoltre, sarebbe costituito di più parti, invece che da un singolo "lenzuolo".
Sindone medievale - Il professor Shimon Gibson, scopritore della tomba, sottolinea che il tessuto spigato probabilmente non era conosciuto in questa parte del mondo in quel periodo, i primi ritrovamenti di tessuti simili risalgono al medioevo, dunque è probabilmente quello il periodo al quale la Sindone risale. Ipotesi più volte ventilata da altri ricercatori che si sono confrontati con la cosiddetta sacra sindone.
Le usanze del I secolo - Il doppio velo sarebbe anche conforme a quanto risulta dalle fonti storiche: in quel periodo si usava avvolgere in particolare la testa in un tessuto separato, perché, a causa delle scarse conoscenze mediche di allora, capitava non di rado che qualcuno ritenuto morto, invece si svegliasse. Il pezzo di tessuto separato, in quel caso, avrebbe permesso alla persona seppellita di liberarsi più facilmente. Secondo Gibson, questo spiegherebbe anche l'usanza di recarsi in visita al sepolcro tre giorni dopo la morte: qualora la persona seppellita fosse stata ancora viva, in questo modo sarebbe stata liberata.
16 dicembre 2009
 
 
 
  
 

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