Il Brasile va avanti con la lotta alla deforestazione (Corbis)
Il Brasile va avanti con la lotta alla deforestazione (Corbis) 

Esteri

Copenaghen: sospesa la protesta dei Paesi in via di sviluppo, si parlerà di Kyoto

L'Africa è tornata ottenendo, insieme ai Paesi del G77, il gruppo dei 131 Stati soprattutto sottosviluppati, che si lavori sui target del Protocollo di Kyoto mentre i lavori informali dei ministri erano cominciati lavorando solo sulla linea - secondo gli osservatori - della Convenzione Onu. Quindi ancora due binari paralleli. Kyoto per i Paesi in via di sviluppo è importante perché assicura una garanzia di interventi per lo sviluppo. Mentre l'indice delle performance "climatiche", realizzato GermanWatch e dal Climate Action Network (Can), non indica nessun Paese sul podio.
I paesi in via di sviluppo lasciano i lavori, ma non la plenaria - I delegati dei Paesi in via di sviluppo, che avevano deciso di non prendere parte alle riunioni dei gruppi di lavoro della conferenza di Copenaghen, sono tornati in Plenaria. Cosa questa, è stato detto da alcuni dei delegati, che non significa che intendono tornare anche nei gruppi di lavoro, perché in sede di riunione plenaria vogliono discutere proprio dei temi - in particolare quelli legati agli impegni del protocollo di Kyoto - che li avevano spinti a disertare gli incontri della mattinata. I Paesi africani hanno sospeso la loro partecipazione ai gruppi di lavoro perché ritengono che venga trascurata l'importanza di rinnovare gli impegni, oltre il 2012, dei Paesi industrializzati nell'ambito del protocollo di Kyoto.
Prestigiacomo: "L'Europa ha deciso di alzare la voce" - "L'Unione Europea ha deciso di alzare la voce. Non parlerà solo un rappresentante a nome di tutti ma ci saranno più voci". Lo ha detto il ministro dell' Ambiente, Stefania Prestigiacomo, in un incontro con i giornalisti a metà mattinata per fare il punto dei negoziati in corso al vertice mondiale Onu sul clima. La decisione è stata presa durante il coordinamento Ue. "Per la prima volta - ha quindi sottolineato Prestigiacomo - come Ue parliamo la stessa lingua e c'é una unità granitica. Da sola l'Ue può anche assumere degli impegni ma è un onere unilaterale non sufficiente per la finalità per cui siamo qui".
Podio vuoto nele performance per salvare il clima - Nessun Paese è riuscito a raggiungere obiettivi tali da meritarsi una medaglia. Il primo Paese in classifica, quarto posto con 68 punti, è il Brasile premiato per gli sforzi contro la deforestazione. L'Italia è stabile al 44/o posto, ma per il nostro Paese è "semaforo rosso" sulle politiche nazionali giudicate inesistenti. Questa la fotografia scattata nel rapporto 2010 sull'indice delle performance "climatiche" presentato al vertice Onu.
Male Cina e Stati Uniti - Secondo il rapporto, la Cina è 52esima e la performance è data in calo a causa del trend delle emissioni. Pechino, infatti, conquista il primato di Co2 - calcolato rispetto al settore energetico - con il 20,96% di anidride carbonica rispetto alle emissioni globali, seguono gli Stati Uniti (in classifica generale al 53/o posto e in salita verso posizioni più alte) con il 19,92% di emissioni rispetto a quelle globali sempre calcolate nel settore energetico.
Legambiente contro il governo - Italia terz'ultima in politiche nella lotta ai cambiamenti climatici, peggio di noi solo Canada e Arabia Saudita. Questo perché "si pagano le scelte sbagliate su carbone, autostrade e cemento". Lo afferma Legambiente. "Una pessima figura per il nostro Paese - commenta Edoardo Zanchini, responsabile energia e clima di Legambiente - che dipende dal non aver ancora voluto cambiare le vecchie politiche in materia di trasporti, energia e edilizia, i settori che più contribuiscono alle nostre emissioni di gas serra".
Greenpeace: "I leader ascoltino la gente" - Dopo le manifestazioni in tutto il mondo, che hanno visto centinaia di migliaia di persone da 140 Paesi chiedere giustizia per il clima e dopo l'allarme per il decennio più caldo della storia, "i leader ascoltino la gente e la scienza e mettano a punto un accordo ambizioso contro il riscaldamento climatico". Questo l'appello lanciato dal responsabile clima di Greenpeace International, Martin Kaiser, secondo il quale questa settimana bisogna guardare soprattutto ai leader di Germania, Francia, Inghilterra e Usa.
I punti caldi secondo gli ambientalisti - Tre i punti caldi, secondo Greenpeace. Il primo è l' "Obiettivo paesi sviluppati": La discussione è su una serie di tagli (25-45 per cento) che sono in linea con la scienza ma l'obiettivo su cui ci si orienta sembra essere molto più basso (10-17 per cento di tagli alle emissioni globali). Il secondo è "Finanza": impegni a lungo termine da 140 miliardi di dollari l'anno per i capitoli adattamento e mitigazione, e stop alla deforestazione tropicale entro il 2020. Infine c'è il Trattato giuridicamente vincolante": non ci sono proposte sul tavolo, afferma Greenpeace, che potrebbero portare ad una modifica del protocollo di Kyoto e di un protocollo di Copenaghen. Un risultato giuridicamente vincolante è essenziale per la sopravvivenza di milioni di persone.
14 dicembre 2009
 
 
 
  
 

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