Una carneficina, oltre 110 morti: questo il bilancio, ancora provvisorio, dell'esplosione di cinque autobomba in rapida successione in altrettanti quartieri di Baghdad, da cui per ore si sono levate alte colonne di fumo nero e denso. I feriti sono più di 200. Le prime immagini televisive hanno mostrato scene infernali, con cadaveri calcinati nelle strade e edifici semidistrutti dalla catena di attentati che avviene, di certo non a caso, all' indomani di un accordo faticosamente raggiunto in Parlamento sulla legge che dovrà essere applicata per le elezioni legislative in programma all'inizio del prossimo anno, probabilmente entro febbraio.
La prima esplosione, innescata da un kamikaze, è avvenuta nella parte Sud della città nel quartiere Dora, al passaggio di una pattuglia di polizia. Nell'arco di pochi minuti, sono poi avvenute le altre: un'autobomba è esplosa nella zona di Nahda, davanti ad un un edificio del ministero degli interni; un'altra nei pressi di un ufficio giudiziario, davanti ad una moschea nel quartiere al Qahiria; un'altra ancora nei pressi della storica università al Mustansiriya, poco distante dall'ingresso del ministero del lavoro. Solo in questo attentato si parla di almeno 15 morti, tra cui 12 studenti, e 25 altri feriti. Infine, la quinta esplosione è avvenuta nel distretto commerciale della piazza al Rusafi, nel centro della capitale ed ha falciato anche diverse donne e bambini. Da mesi le autorità di Baghdad e i comandanti militari americani avevano ammonito sulla possibilità di un'ondata di attentati nell'approssimarsi dell'appuntamento con le urne.
Un appuntamento per il quale a lungo nel Parlamento si è svolto un braccio di ferro sulla legge elettorale, culminato a novembre con un veto del vicepresidente sunnita Tareq al Hashimi sulla prima versione del testo. Tornato all'assemblea il disegno di legge è stato poi infine approvato domenica notte con degli emendamenti che hanno accolto solo in minima parte le richieste del vice presidente, che si è tuttavia detto soddisfatto. In base alla costituzione, ora la parola spetta dunque al consiglio presidenziale, formato dal capo dello Stato Jalal Talabani e dai suoi due vice, che dovrà fissare la data della consultazione elettorale, probabilmente entro oggi. Ieri la missione Onu in Iraq (Unami) ha affermato che la data più opportuna potrebbe essere il 27 febbraio prossimo, ovvero un mese e mezzo dopo la data del 16 gennaio prevista inizialmente.
08 dicembre 2009