Una delle sedi di France Telecom (Ansa)
Una delle sedi di France Telecom (Ansa) 

Esteri

France Telecom: dopo i suicidi, medici costretti alle dimissioni per non dover fare la spia

Ancora sotto accusa France Telecom, l’azienda di telecomunicazioni francese messa in discussione negli ultimi mesi dopo i suicidi a catena dei suoi dipendenti. Questa volta il grido d’allarme viene dai medici del lavoro dell’azienda: una decina si sono infatti dimessi denunciando pressioni della direzione, che avrebbe chiesto loro di rivelare i nomi dei dipendenti più fragili. Una richiesta che, implicando di infrangere il segreto professionale, li ha costretti a lasciare l’azienda per poter testimoniare senza temere ritorsioni.
La lettera - Ad accendere le ire dei medici è stata una mail, spedita dalla direzione lo scorso 12 settembre, nel pieno delle polemiche per il susseguirsi di suicidi e di denunce di vessazioni sul luogo di lavoro. Nella mail, pubblicata oggi dal quotidiano Le Parisien, la direzione scrive nero su bianco di voler essere informata sui dipendenti "che dovranno essere oggetto di una maggiore attenzione".
Le dimissioni - Dopo la missiva, fu organizzata una riunione "d'urgenza" insieme ai medici del lavoro e alla direzione del personale ma i medici hanno ricordato che l’operazione è contraria al loro codice di deontologia e al codice penale. Così alla direzione di France Telecom sono arrivate, una dopo l'altra, le loro lettere di dimissioni, da Lione, Angers o ancora da Parigi. Ad oggi una decina di medici, su un totale di 70, hanno già lasciato l'azienda.
Il piano anti-stress - Spinta dalle pressioni dei media e dalle proteste dei dipendenti la società aveva finito per fare il "mea culpa" promettendo un piano anti-stress e bloccando le ristrutturazioni fino alla fine dell'anno. Oggi il numero due di France Telecom, Stephane Richard, ha promesso che dal 2010 entrerà in vigore un nuovo piano di mobilità, questa volta basato solo sul volontariato. Richard si è anche difeso dalle accuse dei medici del lavoro: per lui voler "individuare e seguire i dipendenti in difficoltà" non ha nulla a che vedere con eventuali pressioni sui medici, ma fa solo parte di un'operazione di "prevenzione".
30 novembre 2009
 
 
 
  
 
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