La neo presidente elvetica, Doris Leuthard
La neo presidente elvetica, Doris Leuthard 

Esteri

In Svizzera il potere è rosa: tre donne alle più alte cariche dello Stato

di An.L.
Tre donne alle più alte cariche dello Stato. Non era mai successo in Svizzera, ma neanche in altri Paesi europei per la verità. Fatto sta che dalla settimana prossima, quando l’attuale ministro dell’Economia, Doris Leuthard, verrà eletta presidente del Consiglio della Confederazione per il 2010, si completerà la triade di donne che, assumendo le tre cariche istituzionali più alte dello Stato (Consiglio, Camera alta e bassa), controllerà il potere in Svizzera.
Due donne ai vertici del Parlamento - Lunedì sono state perfezionate le nomine dei presidenti dei due rami del Parlamento, il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati. Con l’elezione di Pascale Bruderer Wyss, socialista 32enne, si perfeziona anche l’elezione del deputato più giovane dal 1948 a sedere sullo scranno più alto della Camera bassa. La Brunderer, che è stata eletta con 174 voti su 182 schede valide, va a sostituire la ticinese Chiara Simoneschi-Cortesi. Anche la Camera alta vede rosa: alla sua guida è stata eletta la radicale liberale Erika Forster Vannini, 65 anni, che va a sostituire il socialista Alain Berset. Eletta con 43 voti su 44 schede valide, Forster è la terza donna a presiedere la Camera alta, dopo Josi Meier nel 1992 e Francoise Saudan nel 2001.
Leuthard a capo dell'esecutivo - Per scorgere la tonalità rosa pieno del potere elvetico bisognerà dunque aspettare la settimana prossima, quando la Leuthard assumerà la carica di capo del governo. Il Consiglio della Confederazione è composto da sette membri. Tra questi ogni anno a turno viene eletto il presidente che è un “primus inter pares”: a lui spetta il potere di dirigere le sedute del Consiglio e ha alcuni poteri di rappresentanza oltreché quelli propri del potere esecutivo collegialmente con il Consiglio.
Passi da gigante - Insomma, la Svizzera mette a segno un colpo che mostra come sotto certi aspetti sia possibile passare dalle parole ai fatti in tema di pari opportunità. Non male per uno Stato che ha riconosciuto il voto femminile solo nel 1971.
24 novembre 2009
 
 
 
  
 
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