Lima: il generale Eusebio Felix Murga, responsabile della Dirincri (foto tatta dal Web)
Un’idea del genere non sarebbe venuta in mente neanche al romanziere più splatter invece in Perù una banda di assassini seriali ha messo in pratica un orrendo commercio di carne umana, anzi di grasso, con modalità da thriller di terza categoria. Nelle regioni di Huanuco e Pasco, a 450 chilometri al nord est di Lima, quattro uomini hanno confessato di avere ucciso, nel giro di trent'anni, almeno 60 contadini per estrarre grasso dai loro corpi. L’adipe veniva poi venduto, a 15mila dollari al litro, ad aziende europee che lo utilizzavano per fabbricare prodotti cosmetici.
Dalla leggenda alla realtà - Due uomini della banda sono stati bloccati il 3 novembre scorso mentre si apprestavano a ritirare alla Posta un involucro di plastica con dentro il grasso di un contadino assassinato lo scorso settembre. I media l'hanno subito definita "la banda dei pishtacos", (dalla parola quechua “pista”, che significa “tagliare a strisce”) facendo riferimento ai malavitosi delle leggende andine che uccidevano donne e uomini soli, sgozzandoli per mangiarne la carne e venderne il grasso. Un mito a cui accenna anche Mario Vargas Llosa nel suo romanzo Il caporale Lituma nelle Ande, in cui l'autore di tali efferati crimini era un uomo alto, biondo e dagli occhi chiari. E chissà che non si siano ispirati proprio al libro i quattro assassini di contadini.
Le indagini - "Il grasso lo sottraevano dal torace e dai muscoli", ha precisato oggi il generale Eusebio Felix Murga, responsabile della Dirincri, il dipartimento di polizia che occupa dei reati criminali. Secondo il pubblico ministero di Lima, Jorge Sanz, le indagini proseguono perché la banda avrebbe ucciso almeno 60 persone, non tutti sono stati identificati e all’appello mancherebbero ancora 7 membri del triste criminale sodalizio.
Gli acquirenti italiani - I media, citando Murga, scrivono inoltre che tra i possibili clienti vi sarebbero anche due non meglio precisati "italiani", dei quali si parla nelle intercettazioni telefoniche effettuate sui cellulari dei detenuti. Il titolare della Dirincri, peraltro, ha anche assicurato che gli arrestati agivano più o meno come i “pishtacos” della legegnda. Attiravano le loro vittime in luoghi solitari e, dopo averle, decapitate, ne trasferivano i corpi in rudimentali laboratori per estrarne il grasso.
20 novembre 2009