Come era prevedibile, la
sentenza della Corte europea di Strasburgo sui diritti dell’uomo che dice no ai crocifissi in classe ha sollevato la polvere della polemica. La maggior parte delle reazioni piccate vengono da esponenti della maggioranza o dell’opposizione cattolica, mentre sono di centrosinistra o di fonte sindacale le voci che manifestano accordo con Strasburgo. Favorevole anche l’Unione degli Studenti per cui la sentenza rappresenta un passo avanti: "Da sempre chiediamo una scuola plurale, democratica, laica e interculturale, che non ostacoli la libertà di scelta religiosa e la sensibilità degli studenti. Sono questi i principi che devono caratterizzare le nostre scuole e riteniamo che anche il Governo e le forze politiche debbano agire in questa direzione perché si parta proprio dai luoghi della cultura e dell'educazione per raggiungere un costruttivo dialogo tra le varie culture e le varie fedi, in primo luogo tra i cittadini europei", conclude l'Uds.
Fini: la laicità non neghi il Cristianesimo - "Ovviamente bisognerà attendere le motivazioni della sentenza, ma fin d'ora mi auguro non venga salutata come giusta affermazione della laicità delle Istituzioni che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del Cristianesimo nella società e nella identità italiana". Lo dichiara il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini.
Bersani (Pd): "Non può essere offensivo per nessuno" - "Penso che su questioni delicate come questa qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto. Io penso che un'antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno". Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. Ma per il senatore Vincenzo Vita, vice presidente della Commissione Cultura del Senato, quella della Corte di Strasburgo è "una ragionevole posizione che non delegittima la religione cattolica ma che la riconsegna a una spiritualità che non necessariamente ha bisogno di simboli esibiti in luoghi non adibiti al culto. Le religioni, nel villaggio globale, hanno una pluralità che merita rispetto".
Donadi (Idv): "La laicità si difende in altro modo" - "Ci sono simboli e valori, come il crocifisso, che si identificano con la storia e la cultura stessa del nostro Paese. Per questo riteniamo che il divieto contenuto nella sentenza della Corte di Strasburgo non sia una buona risposta alla domanda di laicità dello Stato, che pure è legittima e condivisibile". Lo afferma Massimo Donadi, presidente dei deputati dell'Italia dei Valori.
Gelmini, crocifisso non è adesione al cattolicesimo - "La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione". Lo ha affermato la ministra dell'istruzione Mariastella Gelmini. “La storia d'Italia - ha Gelmini - passa anche attraverso simboli, cancellando i quali si cancella una parte di noi stessi."
Casini: il simbolo non viola la libertà religiosa - "La scelta della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di bocciare la presenza del crocifisso nelle scuole è la prima conseguenza della pavidità dei governanti europei, che si sono rifiutati di menzionare le radici cristiane nella Costituzione Europea". Lo afferma il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini in un'intervista al Tg2.
Cobas: sentenza storica ora più laicità nella scuola - Una "sentenza storica della Corte Europea, il crocefisso in aula viola la libertà dei genitori e quella di religione". E' il commento di Piero Bernocchi, portavoce Cobas, secondo il quale la Corte ha emesso una "importantissima sentenza che afferma testualmente quello che da sempre i Cobas e vari gruppi laici e anticlericali sostengono".
Il ministro Zaia: "Una sentenza vergognosa" - "Non posso che schierarmi con tutti coloro, credenti e non, religiosi e non, cristiani e non, che si sentono offesi da una sentenza astratta e fintamente democratica". Così il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia. "Chi offende i sentimenti dei popoli europei nati dal cristianesimo è senza dubbio la Corte di Strasburgo. Senza identità non ci sono popoli, e senza cristianesimo non ci sarebbe l'Europa”.
Ferrero (Prc): "Un lauso per segnale laicità" - "Esprimo un plauso per la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo che ci segnale giustamente come uno stato laico debba rispettare le diverse religioni ma non identificarsi con nessuna". Lo afferma Paolo Ferrero, segretario del Prc.
03 novembre 2009