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L'arcivescovo e presidente della Cei Angelo Bagnasco (Ansa)
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Esteri

Strasburgo dice no ai crocifissi in classe, la Cei boccia sentenza: visione ideologica

"La decisione della Corte di Strasburgo suscita amarezza e non poche perplessità: fatto salvo il necessario approfondimento delle motivazioni, in base a una prima lettura, sembra possibile rilevare il sopravvento di una visione parziale e ideologica". Lo si legge in una nota della Conferenza episcopale italiana (Cei) redatta dopo la sentenza della corte europea sui diritti dell’uomo.
Simbolo culturale - Secondo la Cei "risulta ignorato o trascurato il molteplice significato del crocifisso, che non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale. Non si tiene conto del fatto che, in realtà - si sottolinea nella nota - nell'esperienza italiana l'esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici è in linea con il riconoscimento dei principi del cattolicesimo come 'parte del patrimonio storico del popolo italiano', ribadito dal Concordato del 1984".
La degenerazione del laicismo - "Si rischia di separare artificiosamente l'identità nazionale dalle sue matrici spirituali e culturali, mentre 'non è certo espressione di laicità, ma sua degenerazione in laicismo, l'ostilità a ogni forma di rilevanza politica e culturale della religione. Alla presenza, in particolare, di ogni simbolo religioso nelle istituzioni pubbliche", sottolineano i vescovi italiani citando - nella nota della Cei - le parole di Benedetto XVI ad un convegno nel 2007.
Monsignor Paglia: irresponsabile cancellarlo - Il crocifisso rappresenta "una dimensione anche di peso culturale ed educativo che è davvero irresponsabile voler cancellare", ha affermato in un'intervista alla Radio Vaticana, monsignor Vincenzo Paglia, responsabile della commissione Cei per il dialogo interculturale, commentando la sentenza della Corte europea di Strasburgo. "A me pare - ha aggiunto Paglia - che parta da un presupposto di una debolezza umanistica oltre che religiosa del tutto evidente: perché la laicità - ha spiegato - non è l'assenza di simboli religiosi ma la capacità di accoglierli e di sostenerli di fronte al vuoto etico e morale che spesso noi vediamo anche nei nostri ragazzi".
03 novembre 2009
 
 
 
  
 
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