Ventiquattro suicidi in 18 mesi sono troppi, anche per un'azienda alle prese con la crisi economica. Ecco perché, dopo l'ennesima croce tra i suoi dipendenti - lunedì un 51enne si è ucciso lanciandosi da un viadotto - France Telecom ha detto basta: la mobilità messa in atto per far fronte alla difficile congiuntura è stata sospesa. Intanto, nelle stesse ore in cui l'amministratore delegato, Didier Lombard, si è recato ad Annecy-le-Vieux, la sede di lavoro dell'impiegato suicidatosi ieri, la sua poltrona trema. I deputati del Pcf (Partito comunista francese) hanno formalmente chiesto le sue dimissioni oltre che l'istituzione di una commissione d'inchiesta.
Mobilità sospesa - Della decisione ha parlato lo stesso Didier Lombard, che da Annecy-le-Vieux, al termine di una riunione con i rappresentati sindacali, ha annunciato che l'azienda mette fine "a livello nazionale al principio di mobilità dei quadri ogni tre anni". L'amministratore di France Telecom ha anche assicurato che il pacchetto di proposte dei delegati del personale di Annecy verrà preso in considerazione nell'ambito dei negoziati a livello nazionale sullo stress sul lavoro a France Telecom.
Lunedì il 24esimo suicidio - L'ultimo dipendente a denunciare con un tragico gesto il malessere nei confronti del posto di lavoro si è lanciato da un ponte sulla A41, autostrada che solca la Savoia francese e si dirige verso il Monte Bianco, nel sud. In automobile, lasciata poco distante, l'uomo ha lasciato una lettera alla moglie, madre dei suoi due figli. Una lettera d'addio nella quale "parla della sofferenza rispetto all'ambiente di lavoro", ha spiegato il procuratore della Repubblica, Philippe Drouet. La donna ha confermato quanto avevano immediatamente detto i compagni di lavoro e i sindacalisti che conoscevano la vittima, l'uomo stava soffrendo molto, era caduto in depressione da mesi e l'ambiente professionale si era allertato.
Dirigenti sotto accusa - L'uomo era stato spostato in un call center, ma la nuova mansione non lo soddisfava si sentiva "abbandonato a se stesso" e "non riconosceva più il suo mestiere", racconta Daniele Rochet, una delegata sindacale che lo conosceva bene. La donna racconta che lei e altri rappresentanti erano stati ricevuti dalla direzione una decina di giorni fa per spiegare che il dipendente "non stava bene". I dirigenti avevano assicurato che lo avrebbero sorvegliato. "Tutte le sere - racconta la Rochet - ci diceva 'non ne posso piu', non è una cosa per mé. M'ha detto che era difficile, che non era il suo lavoro". Resta anche la testimonianza di un appuntamento con il medico del lavoro che l'impiegato in crisi aveva preso nella speranza di trovare un'uscita alla situazione in cui era precipitato.
Ormai è un caso nazionale - Nelle agenzie e negli uffici del gruppo non si parla d'altro, c'è molta emozione e si guarda al tavolo che il 18 settembre lo stato, che è ancora principale azionista di France Telecom, ha aperto con il sindacato sul tema "lo stress sul posto di lavoro". I sindacalisti chiedono con forza un passo deciso verso il congelamento delle ristrutturazioni non soltanto fino al 31 ottobre, come promesso dall'azienda, ma fino a quando il tavolo sullo stress acuto non avrà dato qualche risultato.
Intanto l'azienda corre ai ripari e prepara un palazo antisuicidi - Finestre bloccate, passerelle sicure e terrazze inaccessibili: questo l'immobile "zero-suicidi" che l'azienda starebbe costruendo alla periferia nord di Parigi, in Seine-Saint-Denis. Ma l'azienda telefonica precisa: non sono misure anti-suicidi, ma semplicemente "abituali normative di sicurezza" in un edificio "moderno, ecologico, che rispetta al massimo l'ambiente". "Le finestre sono bloccate e impossibili da aprire per l'aria condizionata - spiega Jean-Bernard Orsoni, del servizio stampa di France Telecom - e le passerelle che collegano i due palazzi saranno dotate di barriere un po' più alte solo per evitare qualsiasi incidente. Sono normali misure di sicurezza, questa storia dell'edificio anti-suicidi è ridicola!".
29 settembre 2009
Redazione Tiscali