14 giugno 2009. Almeno cento riformisti iraniani sono stati arrestati nella notte tra sabato e domenica. Tra loro vi sarebbe anche Mir Hossein Mussavi, il principale antagonista di Ahmadinejad nelle elezioni, costretto ai domiciliari. Le autorità iraniane hanno smentito ufficialmente. Tre dirigenti del movimento riformista iraniano arrestati il 13 giugno sono stati rilasciati. Tra questi, l'ex vice presidente del Parlamento Mohammad Reza Khatami, fratello dell'ex presidente Mohammad Khatami. La vittoria di Mahmud Ahmadinehad alle elezioni presidenziali è stata contestata dagli oppositori e la protesta si è trasformata in battaglia tra poliziotti e manifestanti a Teheran.
Ahmadinejad: "Le elezioni sono state pienamente corrette" - Le proteste di chi ha messo in dubbio la correttezza delle elezioni in Iran "non sono importanti" e "non provocheranno alcun problema". Lo ha detto oggi il presidente rieletto Mahmud Ahmadinejad in una conferenza stampa. "In Iran - ha aggiunto Ahmadinejad - c'é assoluta libertà e le elezioni sono state pienamente corrette". "La questione del nucleare iraniano "appartiene al passato" ha aggiunto il leader iraniano.
Mir Hossein Mussavi agli arresti domiciliari - Mir Hossein Mussav è "praticamente agli arresti domiciliari", perché gli viene impedito di avere contatti con attivisti politici. Lo ha detto Rajab Ali Mazrui, dirigente del principale raggruppamento riformista, il Mosharekat, con cui ieri lo stesso Mussavi avrebbe dovuto avere una riunione poi cancellata. Mussavi non si vede in pubblico dalla sera di venerdì, quando in una conferenza stampa aveva rivendicato la vittoria. Un altro incontro con i giornalisti, inizialmente programmato per ieri, è stato cancellato. Mussavi ha fatto sentire la sua denuncia di pesanti brogli nelle elezioni attraverso un comunicato pubblicato dal suo sito Qalam News, che è stato oscurato, insieme a diversi siti riformisti, compreso quello di un altro ex candidato, Mehdi Karrubi. Rajab Ali Mazrui ha detto che il gruppo riformista Mosharekat doveva avere un incontro ieri con Mussavi "per decidere le prossime mosse da adottare", ma l'iniziativa è stata impedita, sia con l'isolamento dell'ex candidato moderato, sia con gli arresti dei principali dirigenti riformisti.
Teheran smentisce: "E' libero" - Le autorità iraniane hanno smentito ufficialmente che il leader moderato sia agli arresti domiciliari, confermando però, l'arresto di un numero non precisato di leader riformisti a annunciando il prossimo rilascio di almeno 110 persone arrestate. Lo ha riferito la tv satellitare araba al Jazeera citando il vice capo della polizia di Teheran, il generale, Amid Gamdan. Secondo quanto riporta l'emittente qatriota, il generale ha confermato l'arresto di "un certo numero di organizzatori e istigatori degli atti di violenza" avvenuti nella capitale. Il vice capo della polizia ha inoltre confermato l'arresto di "50 persone che hanno partecipato in modo attivo ai disordini".
Mentre "altre 110 persone fermate per avere partecipato alle manifestazioni - ha aggiunto - saranno rilasciate presto".
In manette altri riformisti di spicco - Diversi responsabili dei riformatori sono stati arrestati a Teheran. Tra di loro anche Mohsen Mirdamadi, capo del Fronte della partecipazione, vicino all'ex presidente Mohammad Khatami. Secondo Rajab Ali Mazrui, un dirigente del Mosharekat, non si sa nulla sulla sorte di altri dirigenti del movimento arrestati anch'essi ieri, in particolare l'ex vice ministro dell'Interno Mostafa Tajzadeh, l'ex vice ministro degli Esteri Mohsen Aminzadeh e l'ex portavoce del governo Khatami, Abdollah Ramazanzadeh. Mazrui ha sottolineato che gli arresti sono avvenuti per impedire un incontro che il Mosharekat aveva ieri in programma con Mir Hossein Mussavi, il candidato moderato alle elezioni presidenziali di venerdì scorso, per decidere le prossime mosse dopo la proclamazione della vittoria del presidente in carica Mahmud Ahmadinejad. Un voto che secondo Mazrui "non ha alcuna legittimità".
Ali Larijani si è congratula con Mahmoud Ahamdinejad - Il presidente del parlamento iraniano, Ali Larijani si è congratulato con Mahmoud Ahamdinejad per la sua vittoria alle elezioni presidenziali. Lo ha riferito l'agenzia stampa ufficiali iraniana, Irna. In una seduta aperta di Majlis al Shura (parlamento) di Teheran, Larijani, ha ribadito che il parlamento "proseguirà a collaborare e sostenere il nuovo governo nell'ambito di una cornice di fratellanza". Il presidente del parlamento - si legge nel dispaccio di Irna - ha sottolineato che "alla luce della larga partecipazioni al voto, si sono aperte nuove prospettive per il popolo iraniano", auspicando che il governo "prosegua sotto la saggia guida della guida suprema della Rivoluzione islamica l'ayatollah Ali Khamenei in difesa del popolo".
Il messaggio del presidente afghano - Anche il presidente afghano Hamid Karzai si è felicitato con il suo omologo iraniano. "L'elezione di Ahmadinejad con una netta maggioranza dei suffragi espressi dal popolo iraniano è una scelta opportuna che consente il continuo progresso e il miglioramento del benessere della nazione iraniana", ha detto Karzai. Sottolineando che "durante il primo mandato di Ahmadinejad, le relazioni tra i due Paesi musulmani si sono sviluppate in accordo con i loro interessi bilaterali", il presidente afghano si dice "convinto che le relazioni tra Kabul e Teheran si svilupperanno ancora di più".
Le critiche di Reza Pahlavi - Il figlio dell'ultimo scià iraniano, Reza Pahlavi, ha invitato la comunità internazionale a sostenere uno "scenario di disobbedienza civile" in Iran, nella convinzione che un cambiamento possa avvenire solo dall'interno del Paese. "Ho sempre creduto a uno scenario di disobbedienza civile, ma questo non potrà avere successo senza l'aiuto e il sostegno della comunità internazionale - ha detto a radio RTL Pahlavi, da anni in esilio negli Stati Uniti - è tempo che il mondo sostenga i miei connazionali nella loro lotta per la libertà, per i diritti umani e la democrazia".
Redazione Tiscali