14 giugno 2009. A Teheran non si placano le
violente proteste dopo la vittoria di Mahmoud Ahmadinejad. Scontri tra manifestanti e polizia hanno portato a circa 160 arresti in due giorni ma il presidente iraniano ribadisce la legittimità della sua conferma alla guida dell'Iran e sulla spinosa questione del nucleare dice "
appartiene al passato". E questo mentre la polizia smentisce l'arresto del Mir Hossein Mussavi, il principale antagonista di Ahmadinejad nelle elezioni, e lui invita a fermare la violenza. Mussavi, ha esortato oggi i suoi sostenitori ad esprimere "pacificamente" la loro "opposizione", ma ha ribadito che
le votazioni vanno annullate.
Ahmadinejad: "Votazioni corrette e proteste da stadio" - ''Le proteste di chi ha messo in dubbio la correttezza delle elezioni in Iran non sono importanti. Le elezioni sono state pienamente corrette'', ha detto il presidente iraniano aggiungengo poi che le polemiche sono come quelle che seguono a "una partita di calcio", ma alla fine "le persone sono amiche le une con le altre". Rispondendo ad una domanda sulla situazione del candidato moderato Mir Hossein Mussavi, che ha contestato i risultati delle elezioni e che secondo alcune fonti sarebbe praticamente agli arresti domiciliari, Ahmadinejad ha risposto: "Dopo una partita di calcio, a volte succede che il pubblico esce dallo stadio eccitato, e qualcuno, preso da questa eccitazione, magari viola le regole del traffico e passa con il semaforo rosso. Allora viene multato dalla polizia". Ma ciò, ha aggiunto, "non è molto importante".
"Il voto in Iran autentico e libero" - Ahmadinejad ha dichiarato che l'alto tasso di affluenza alle urne e il risultato delle elezioni di sabato scorso rappresentano un affronto per "il sistema oppressore" che governa il mondo. "Oltre l'84% di partecipazione rappresenta il principale affronto per il sistema oppressivo che governa il mondo", ha detto Ahmadinejad nella prima conferenza stampa tenuta dopo la sua rielezione alla Presidenza, in cui ha definito il voto "autentico e libero" e ha accusato i media stranieri di aver lanciato "una guerra psicologica" contro il Paese.
Pena di morte e nuova politica con l'Egitto - "In linea di principio sono contrario all'uccisione delle persone, e i nostri giuristi dovrebbero riunirsi per discutere sulla questione della pena di morte", E' quanto ha detto il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad in una conferenza stampa tenuta a Teheran stamane e trasmessa in diretta da vari tv satellitari arabe. Desidero andare in Egitto", lo ha detto il presidente iraniano. Il presidente non ha garantito la sua presenza allaConferenza dei paesi non allineati prevista per la fine di giugno, ma ha ribadito di lavorare per "far uscire le relazioni nostre con l'Egitto dall'influenza estera". Le relazioni tra Teheran e il Cairo, non sono mai state buone dall'avvento della Rivoluzione islamica iraniana nel 1979 e i due paesi non intrattengono relazioni diplomatiche.
La politica estera non cambia - Per quanto riguarda il possibile dialogo con gli Usa del presidente Barack Obama, Ahmadinejad, che in passato si è dichiarato favorevole a patto che esso avvenga nel "rispetto reciproco" e sulla base di un "cambiamento sostanziale" delle politiche americane, ha ribadito di volere sfidare lo stesso Obama in un "pubblico dibattito" alle Nazioni Unite sulle "radici dei problemi" del mondo. Come c'era da aspettarsi, nessuna novità di rilievo nella politica estera iraniana è stata annunciata da Ahmadinejad, secondo il quale la massiccia partecipazione alle elezioni presidenziali del 12 giugno ha rappresentato "un duro colpo agli oppressori". Il presidente ha detto ai giornalisti iraniani e stranieri che la questione del programma nucleare dell'Iran "appartiene al passato". Qualcosa che aveva già affermato in una conferenza stampa tenuta prima delle elezioni, dicendo che le trattative con le potenze riunite nel gruppo 5+1 (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania) erano ormai finite e che Teheran avrebbe accettato colloqui solo nell'ambito dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica. Ma senza rinunciare all'arricchimento dell'uranio, il punto più controverso del suo programma, che il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha inutilmente chiesto a Teheran di sospendere con cinque risoluzioni. Ahmadinejad ha tenuto intatti anche i suoi toni di sfida rispetto ad un possibile attacco militare contro i propri impianti nucleari, una opzione di cui si è molto parlato soprattutto in Israele. Chi oserà fare una mossa del genere, ha detto, "se ne pentirà amaramente". Ma ha anche detto di non credere a una tale eventualità. "Chi può osare attaccare l'Iran - ha detto il presidente - chi può anche solo pensarlo? Questa possibilità non esiste".
Polizia: "A Teheran 160 arresti" - Il capo della polizia iraniana, Ahmad-Reza Radan, ha detto che 160 persone sono state arrestate negli scontri di piazza avvenuti ieri a Teheran: tra queste, 50 sarebbero fra gli "organizzatori" dei disordini. Il capo della polizia, citato oggi dall'agenzia Fars, ha aggiunto che sono state arrestate anche "dieci persone che avevano programmato i disordini di ieri, seduti nel loro quartier generale". Un riferimento apparente ai dirigenti del movimento riformista arrestati tra ieri pomeriggio e la notte scorsa. "Ora - ha aggiunto Radan - dobbiamo esaminare le connessioni fra di loro e i mass media stranieri".
Redazione Tiscali