Il presidente dell'Agcom, Calabrò Il presidente dell'Agcom, Calabrò 
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Calabrò: "In Italia Internet vola, ma pesa il ritardo nella banda larga". Questo gap costa tra l'1 e l'1,5% del Pil

Vola l'uso di internet in Italia, cambiando radicalmente le abitudini dei cittadini. In sette anni in Italia gli utenti internet sono cresciuti da 2 a 27 milioni. Queste le cifre messe in evidenza dal presidente dell'Autorità di garanzia nelle Comunicazioni, Corrado Calabrò nella sua relazione di fine mandato. "In un settennio internet ha cambiato la faccia e la mentalità del mondo dei media: ha dematerializzato servizi e prodotti e ha cambiato la fruizione stessa dello spazio e del tempo. Ma ha anche allargato l'area dei lettori dei libri e dei giornali". Tra il 2009 e il 2011 è aumentato del 50 per cento il numero degli utenti dei quotidiani su siti web.
L'Italia resta sotto la media europea - L'Italia però è sotto la media Ue per diffusione della banda larga fissa, per numero di famiglie connesse a internet e a internet veloce, per gli acquisti e per il commercio on line. "Per le esportazioni mediante l'Ict - sottolinea Calabrò nella sua relazione - l'Italia è fanalino di coda in Europa; solo il 4 per cento delle Pmi - ovvero la spina dorsale del nostro tessuto produttivo - vendono on line, mentre la media Ue-27 è del 12%". Il presidente ha quindi esortato a maggiori investimenti per la fibra perchè ha detto "il problema delle reti di nuova generazione, anche per la rete fissa, non è più rinviabile". "Internet è un fenomenale motore di crescita sociale ed economica ma la rete fissa è satura - ha ammonito Calabrò - e quella mobile rischia ricorrenti crisi asmatiche".
Il ritardo costa tra l'1 e l'1,5% del Pil - "Il ritardo nello sviluppo della banda larga costa all'Italia tra l'1 e l'1,5% del Pil", ha sottolineato Calabrò. "Senza infrastrutture a banda ultra larga i sistemi economici avanzati finiscono su binari morti", ha detto. "Se ne mostrano consapevoli i tre Ministri che costituiscono la Cabina di regia per l`Agenda digitale. Come osservava il Ministro Passera, per le infrastrutture è l`offerta a generare la domanda. Quando avremmo costruito le autostrade se avessimo atteso che prima fossero fabbricate le automobili che le avrebbero percorse?", ha aggiunto il presidente. Per Calabrò "il settore delle tlc è la chiave di volta della rivoluzione digitale che, abilitando l`innovazione, può cambiare radicalmente i paradigmi dell`economia e della società. La Cassa Depositi e Prestiti è ancora un convitato di pietra. Ci sono invece iniziative di fondi privati, di amministrazioni pubbliche e di operatori che segnano dei passi avanti sul terreno delle realizzazioni concrete".
Nuove frequenze mobili Lte - Bene dunque gli investimenti da parte degli operatori per dotarsi di nuove frequenze mobili Lte, "ma senza l`integrazione con la fibra - ha detto il presidente - (quanto meno per il backhauling dalle stazioni radio), la rete mobile non sopporterà ingenti volumi di traffico, specie nelle ore di punta e soprattutto per lo streaming video". "Non può fornire alibi al rinvio la mancanza di regole. Noi infatti abbiamo provveduto - ha spiegato - dettando per le reti di nuova generazione regole che sono ritenute tra le più complete in Europa" anche se è necessario che le "regole europee vengano aggiornate".
Italia prima in Ue per smartphone, mobile supera fisso - L'Italia - evidenzia Calabrò - è il paese col maggior numero, in Europa, di telefoni cellulari e con la maggiore diffusione di apparecchi idonei a ricevere e trasmettere dati in mobilità (smartphone, ipad, chiavette Usb). Una diffusione del 48% contro una media Ue-27 del 39%. "Il peso del settore delle telecomunicazioni sul Pil è oggi del 2,7%; il mobile vale ormai stabilmente più del fisso", ha rilevato il presidente che ha messo in evidenza anche come nel corso del settennio "si è duplicato il numero di linee in postazione fissa che forniscono connessioni a banda larga a famiglie e imprese; sedici volte superiore è il numero di utenti che accedono a internet in mobilità". "Dagli inizi del secolo al 2006, in anni di stagnazione dell`economia italiana - ha aggiunto - il settore delle telecomunicazioni ha continuato a svilupparsi a un tasso superiore al 6% annuo; ha sostanzialmente tenuto, in rapporto agli altri settori, anche in quest`ultimo triennium horribile".
Calo tariffe mobili - I consumatori, grazie al calo delle tariffe di terminazione mobile, hanno potuto risparmiare 4,5 miliardi di euro dal 2005 al 2011, ha evidenzato Calabrò, nella sua relazione sul bilancio di fine mandato.
Malgrado il dilagante successo di internet, l`Italia è tuttora un Paese teledipendente. "L`informazione più influente è ancora quella fornita dalla televisione, prosegue Calabrò. Le nuove forme della democrazia corrono sulla rete ma la politica visibile in Italia si fa pur sempre in televisione". Il presidente uscente ha posto l'accento tuttavia sulla ancora scarsa qualità della tv italiana nel confronto con i concorrenti europei. "La nostra televisione - ha detto Calabrò - resta fondamentalmente una finestra sul cortile di casa nostra, una grande TV locale, con un esagerato interesse per i fatti di cronaca nera e con la tendenza a trasformare i processi giudiziari in processi mediatici". Quanto alle trasformazioni di carattere tecnologico, Calabrò ha rilevato che "negli ultimi sette anni si è decuplicato il numero di famiglie che ricevono il segnale televisivo in tecnica digitale; sono già ventidue milioni le famiglie dotate di ricevitori digitali terrestri e otto milioni quelle abbonate ai servizi pay-tv. Entro l`anno in tutta l`Italia la televisione dovrà essere digitale".
Share Rai e Mediaset scende a 67%, Sky a 5%, La7 a 4% - La situazione della televisione italiana è, sia pure lentamente, in trasformazione. Le sei reti generaliste di Rai e Mediaset - sottolinea Calabrò - detengono oggi circa il 67% dello share medio giornaliero (era l`85% nel 2005, oltre il 73% un anno fa. In particolare le reti generaliste Rai il 38,3% dello share medio relativo al 2010 e quelle Mediaset il 35,2%), La7 quasi il 4%, Sky oltre il 5%. "Per quanto riguarda le risorse - ha evidenziato Calabrò - comunque, permane fondamentalmente la tripartizione tra Rai, Mediaset e Sky Italia; tripartizione che a partire dal 2009 ha soppiantato il duopolio Rai-Mediaset". Rai, Mediaset e Sky ormai "occupano posizioni comparabili in termini di ricavi complessivi".
La Rai va riformata - E' necessaria - spiega Calabrò - una "riforma della Rai che la svincolasse dalla somatizzata influenza politica e ne reimpostasse l'organizzazione con una governance efficiente una migliore utilizzazione delle risorse e la valorizzazione del servizio pubblico". Calabrò ha sottolineato come l'Autorità abbia tentato di promuovere tale riforma nei limiti della propria competenza. Appelli che però sono rimasti inascoltati. "Si trattava - ha detto Calabrò - di proposte misurate e in quanto tali a nostro avviso praticabili, che abbiamo rilanciato anno dopo anno, ma hanno subito la sorte di tutte le altre. Parafrasando una frase famosa potremmo dire che 'solo i morti hanno visto la fine del dibattito sulla Rai'".
 

 

 

 
02 maggio 2012
Redazione Tiscali
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