Mirafiori, Sergio Marchionne: "Referendum? Se vincono i no festeggeremo a Detroit‎"

Il referendum che deciderà il destino di Mirafiori è imminente. E dal Salone dell'Auto di Detroit, Sergio Marchionne parla con chiarezza: se non ci sarà il 51% di sì la Fiat investirà altrove, le alternative sono molte, ovunque, Canada o Michigan per esempio. E poi aggiunge alludendo agli apprezzamenti ottenuti in Usa : "Se vinceranno i no, torneremo qui a Detroit a festeggiare". "Abbiamo fiducia che prevalga il buon senso", afferma il presidente del Lingotto, John Elkann.

Il leader Fiom, Maurizio Landini rilancia: “La partita può essere vinta, risolta positivamente”, afferma. “Per noi la vertenza resta aperta” ed è anche questo, prosegue, il significato dello sciopero generale al quale i metalmeccanici della Cgil chiameranno i lavoratori il 28 gennaio prossimo a cui “la Cgil ha dato pieno sostegno”. Quindi al termine di un incontro con il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, il leader Fiom fa sapere che con Bersani c’è una “preoccupazione comune per le libertà sindacali” messe in discussione dall'accordo su Mirafiori. “Noi siamo venuti ad esporre le nostre ragioni - spiega Landini - ed è comune la preoccupazione per la Fiat e per le libertà sindacali. Noi abbiamo informato direttamente Bersani sulle ragioni per cui non abbiamo firmato l'accordo e perché consideriamo illegittimo il referendum”. Non è in discussione “un brutto accordo ma piuttosto un cambio epocale nelle relazioni sindacali”, spiega Landini che ha chiesto al Pd di prendere posizione sul referendum dei lavoratori Fiat.
Replica a Landini Massimo D’Alema. Che chiarisce la posizione dei democratici: "Noi abbiamo una posizione chiara, che è quella di un partito politico perché il Pd non partecipa al referendum dei lavoratori che giudicheranno l'accordo”. “Noi – spiega da Brescia, dove con Walter Veltroni partecipa a una iniziativa sulle stragi impunite degli anni del terrorismo- siamo favorevoli al programma di investimenti della Fiat ma crediamo che ci debba essere anche un patto sociale per lo sviluppo del Paese". "Non si può affidare la situazione solo a imprenditori e sindacati, che hanno tra loro anche un rapporto difficile, ma è necessario che ci siano anche altri protagonisti ed è evidente la mancanza del governo. Nell'accordo si chiedono sacrifici ai lavoratori -spiega D'Alema- ma non c'è nessuna contropartita politica da parte del governo che usa Marchionne contro la sinistra ma non è questo che dovrebbe capitare, il governo dovrebbe dare una prospettiva su quanto accade", conclude l'ex presidente del Consiglio
Marchionne, che resterà oltre il 2011 alla guida sia della Fiat sia della Chrysler, precisa: "il discorso è chiuso per Ferrari, per Iveco e Alfa Romeo", quest'ultima sempre corteggiata dalla casa tedesca. Il manager italo-canadese pensa soprattutto a Mirafiori. 'La Fiat - osserva - si sta sostenendo da sola e si sta assumendo rischi enormi, ha portato un altro costruttore in Italia. Essere trattati cosi' è veramente osceno". E poi torna a sottolineare le differenze con l'America che apprezza la sua opera. "Venerdì scorso - spiega - ero in Canada a Brampton per lanciare il charger della Chrysler. Ci hanno invitato a investire e aumentare la capacità produttiva. C'é un grande senso di riconoscimento per gli investimenti che abbiamo fatto là. Stanno aspettando di mettere il terzo turno, trovo geniale che la gente voglia lavorare, fare anche il terzo turno. Lavorare sei giorni alla settimana è una disponibilità incredibile, in Europa questo è un problema, Brampton è una possibilità, ma ce ne sono moltissime altre dappertutto come Sterling Heights".
A Torino, dove rientrano in fabbrica i lavoratori, continua a salire la tensione. Dopo le scritte di domenica, con la stella a cinque punte non cerchiata, ne sono apparse altre contro Marchionne sui muri della città. L'amministratore delegato della Fiat le definisce "un segno di inciviltà" e torna a ripetere il suo invito a lasciare l'ideologia e la politica fuori dalla fabbrica. Conferma piena condivisione con l'operato di Marchionne la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, mentre per il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, con la vittoria dei no, "Mirafiori sarebbe la seconda vittima designata dopo Termini Imerese".
11 gennaio 2011
Redazione Tiscali
 
 
 
  
  
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