Relazioni economiche tra Italia e Libia

Scambi commerciali in continua espansione, con il petrolio sempre protagonista principale. È la fotografia delle relazioni economiche tra Italia e Libia, paese che dopo oltre dieci anni di sanzioni sta portando avanti una strategia di graduale apertura ai mercati internazionali e di transizione verso l'economia di mercato. In questo contesto in evoluzione, l'Italia è diventata il terzo investitore europeo nel paese guidato dal colonnello Muammar Gheddafi. E a guidare la pattuglia delle aziende italiane in Libia ci sono Eni, Fiat, Finmeccanica, Impregilo e Telecom.
Negli ultimi anni la Libia ha avuto un aumento del Pil rilevante - spiega il ministero dello Sviluppo economico - grazie alla rapida crescita del segmento non-oil (costruzioni, trasporti, Tlc e commercio) e all'aumentata capacità produttiva nel comparto 'oil and gas'. L'economia rimane però "fortemente dipendente dagli idrocarburi", che incidono per il 54% del Pil, il 97% delle esportazioni e il 75% delle entrate fiscali.
La bilancia commerciale italo-libica nel 2000-2009 mostra "un disavanzo costante e significativo", anche se nell'ultimo anno il deficit ha avuto una "considerevole contrazione" rispetto al 2008, pari a 7 miliardi di euro. Nel periodo gennaio-maggio 2010, invece, il passivo, confrontato con i primi cinque mesi dell'anno scorso, è tornato ad ampliarsi di oltre 500 milioni. Tra il 2000 e il 2009, il valore delle esportazioni è aumentato notevolmente, passando dal miliardo di euro del 2000 agli oltre 2,4 miliardi del 2009. E nei primi cinque mesi di quest'anno, l'export è cresciuto su base annua del 3,8%. Anche le importazioni dalla Libia sono aumentate in misura considerevole: dai 6,4 miliardi del 2000 agli oltre 10,1 miliardi del 2009. Nel periodo gennaio-maggio 2010 l'import ha continuato a crescere, con un +13,4% annuo. E dal 2005 la Libia "entra costantemente nella top ten dei nostri principali fornitori mondiali".
Un terzo del nostro export in Libia, sottolinea il ministero dello Sviluppo, si basa sui prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio, mentre poco meno del 20% riguarda i macchinari e apparecchiature. Le importazioni, invece, si concentrano per due terzi nel comparto del petrolio greggio e per il 20% in quello del gas naturale: se per il greggio la Libia è il nostro principale mercato di provenienza, per il gas diventa il terzo, alle spalle di Algeria e Russia. Per gli investimenti esteri diretti, poi, l'Italia è il terzo paese europeo per attività in Libia (esclusi gli investimenti nel settore 'oil and gas'). Nel paese sono presenti circa 100 imprese italiane, prevalentemente collegate al comparto petrolifero, alle infrastrutture, ai settori della meccanica e dei beni strumentali e delle costruzioni. Anche le Pmi "si stanno gradualmente avvicinando al mercato libico".
Il maggiore investitore, in particolare, è l'Eni, presente in Libia dal 1959 con le società Eni Oil e Eni Gas e altre del gruppo operanti nel settore degli idrocarburi, come Saipem. Altro investitore importante è l'Iveco (gruppo Fiat), presente con una società mista e un impianto di assemblaggio di veicoli industriali. Fra le aziende più attive, poi, ci sono Impregilo, Enel Power, Telecom, Prysmian e Finmeccanica.
28 agosto 2010
Redazione Tiscali
 
 
 
  
  

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