Fiat, 2 mesi per decidere se lasciare Confindustria Epifani: "Atteggiamenti ricattatori". Sacconi spera

di I.D.
Una sospensione di due mesi della decisione sulla disdetta del contratto nazionale di lavoro e sull’uscita da Confindustria. Sarebbe questa la decisione maturata, secondo fonti sindacali, dalla Fiat dopo l'incontro tra Sergio Marchionne ed Emma Marcegaglia avvenuto ieri, prima di sedersi al tavolo con gli altri rappresentanti dell’azienda, del governo e dei sindacati. Incontro che si è chiuso con la conferma del Progetto Fabbrica Italia da parte di Marchionne che, contestualmente, ha preteso garanzie, anzi chiesto di pronunciarsi per un sì o un no, senza vie di mezzo. In definitiva i discorsi sull’allentamento dell’impegno dell’azienda di Torino in Italia, della fuga verso la Serbia, di Mirafiori e Pomigliano, sono quasi tutti ancora da definire. Un po’ quanto ha sintetizzato il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani quando ha detto, a fine tavolo, che “si è chiuso all’insegna dell’ottimismo, ma in realtà non c’è stato nessun fatto nuovo”. Se non la conferma di un atteggiamento molto pericoloso da parte della Fabbrica Italiana Automobili Torino.
In ogni caso - quanto a Pomigliano - una cosa sembra certa: i lavoratori dello stabilimento saranno riassunti dalla newco, la nuova società costituita per gestire l'accordo del 15 giugno, non firmato dalla Fiom. La newco Fabbrica Italia non sarà tuttavia iscritta all'Unione Industriale di Napoli, secondo quanto ha anticipato il segretario generale Fismic, Roberto Di Maulo, al termine dell'incontro (a cui non ha partecipato la Fiom) in cui l'azienda ha comunicato ufficialmente ai sindacati la nascita della new company.
Come Epifani ribadisce, in una intervista di oggi all’Unità, quella iniziata da Marchionne è “un’operazione molto pericolosa che danneggia l’intero sistema delle relazioni industriali”. Per il segretario Cgil dire addio a Federmeccanica e ripudiare complessivamente il contratto significherebbe essenzialmente “dare uno schiaffo a Confindustria e al suo presidente Emma Marcegaglia”. Inoltre l’atteggiamento del numero uno della Fiat appare tracotante. “Marchionne ha ribadito le sue posizioni, al limite del ricatto", ha sostenuto Epifani. In poche parole ha detto, senza tanti giri di parole: "Se non fate come dico io me ne vado altrove, perché siamo un gruppo internazionale e possiamo scegliere dove andare a fabbricare”. Quanto al rapporto con la Cgil, il sindacalista ha confessato di non riuscire a immaginare come Fiat possa perseguire il "sistematico isolamento del più grande sindacato italiano". Cosa che sarebbe comunque un grande errore, perché “fabbriche così complesse non si governano come caserme”. Comunque la Cgil e la Fiom continueranno "a stare in campo, disponibili a trovare un accordo nell’interesse di tutti”.
Una intesa servirebbe subito, in particolare, per Pomigliano e il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi lo auspica. “Per quanto riguarda la trattativa in corso a Torino – dice - le parti firmatarie vadano avanti per individuare modi e tempi in cui effettuare l'investimento e insieme affidabili relazioni industriali e un pieno utilizzo dell'impianto". Ma l’esponente dell’esecutivo sottolinea anche la "responsabilità sindacale della quasi totalità delle sigle dei lavoratori, intenzionate a condividere le fatiche ma anche i risultati, perché poi devono salire anche i salari e i salari a Pomigliano salgono nella misura in cui sono figli di accordi aziendali anche detassati".
Quanto all’ipotesi che, alla lunga, Fiat esca da Confindustria Sacconi non ci crede. "La Fiat non rinuncia ad essere associata a Confindustria e non cerca strade al di fuori delle relazioni industriali", afferma il ministro, che si dice "molto soddisfatto dell'incontro di ieri perché ha riconfermato che c'é una piattaforma riformista pronta a sostenere le politiche di investimento nel nostro paese, una piattaforma - ha proseguito a margine di un incontro a Unioncamere - fatta da tutte le grandi organizzazioni sindacali e vorrei tanto che partecipasse anche la Cgil. Mi auguro che questa organizzazione vorrà riflettere sulla propria autoesclusione". Sacconi ha poi spezzato una lancia a favore della Marcegaglia, sottolineando che la "piattaforma c'é perché Confindustria ha saputo offrire un ombrello adeguato a Fiat".
Intanto sulla trattativa per Pomigliano si levano voci di dissenso dalla Fiom. "La Fiat pensa che il modello Pomigliano debba valere per tutti, e ciò conferma l'idea che sia stata una prova generale. Su questo non li seguiamo. Così l'azienda rischia di buttare benzina sul fuoco", fa notare Enzo Masini, responsabile Auto dei metalmeccanici della Cgil, al termine della prima parte dell'incontro all'Unione Industriale di Torino, dedicata al progetto Fabbrica Italia. "Per noi quello delle deroghe al contratto nazionale - aggiunge - non è un terreno praticabile, ci sono le condizioni per affrontare i problemi di flessibilità e raffreddamento del conflitto. Dobbiamo costruire insieme un meccanismo".
Probabilmente c'è del vero nelle parole usate dal presidente del senato Renato Schifani durante la cerimonia del Ventaglio a Palazzo Giustiniani: "Serve all'Italia un nuovo patto imprese-lavoratori. Non si deve però mai dimenticare come i diritti di questi ultimi non sono dei privilegi, ma diritti meritevoli di ogni tutela perché il diritto alla dignità dell'uomo e del lavoro vanno sempre difesi".
29 luglio 2010
 
 
 
  
  
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