Ventesima tra i 30 Paesi Ocse per Pil pro capite, per effetto della crisi l'Italia rischia ora di scivolare agli ultimi posti della classifica e deve quindi intervenire rapidamente su alcuni punti deboli, come la scarsa produttività e l'eccessiva pressione fiscale su lavoro e pensioni: questo l'avvertimento lanciato al nostro Paese dall'Ocse, l'organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico, nel suo rapporto 'Obiettivo crescita 2010', che raccoglie i suggerimenti ai governi per uscire dalla recessione e intraprendere la ripresa.
Per l'Italia, spiega l'organismo internazionale con sede a Parigi, gli effetti a lungo termine della crisi sul sistema produttivo potrebbero costare un taglio di 4,1 punti del Pil, di cui 1,9 causati dal deterioramento dell'occupazione e 2,2 dal costante aumento del costo del capitale. Un impatto superiore alla media dei Paesi membri, stimata a 3,9 punti di calo, ma soprattutto più alto di quello previsto per le principali economie dell'Unione europea (Francia -2,8, Gran Bretagna -2,9, Germania -3,9) e del mondo (Stati Uniti -2,4, Giappone -2,1).
Tra i principali handicap del nostro Paese, sottolinea l'Ocse nella sezione del rapporto consacrata alle raccomandazioni per le singole economie nazionali, c'é l'insufficiente produttività della manodopera. "I risultati dell'Italia (in questo ambito) sono rimasti mediocri - recita il rapporto - e lo scarto di reddito rispetto ai primi quindici Paesi Ocse si è ampliato". Il gap in termini di Pil per ogni ora lavorata è in effetti quasi raddoppiato negli ultimi 20 anni, da 15% nel 1990 a quasi 30% nel 2009, con una dinamica di contrazione costante.
Altro settore cruciale su cui l'Italia deve intervenire è la pressione fiscale. Per rilanciare l'economia tricolore, spiega l'Ocse, occorre "ridurre i tassi marginali d'imposizione sul reddito e i contributi previdenziali, e ampliare il campo delle deduzioni sui costi della manodopera a livello di imposta regionale sulle attività produttive" (Irap). Per finanziare questa riduzione, specifica l'organismo, lo Stato italiano deve "rafforzare l'applicazione delle leggi fiscali, e mettere fine alle amnistie fiscali". L'azione svolta nel 2009 dal governo, valuta l'Ocse, ha portato un miglioramento generale della situazione, con il solo neo di uno scudo fiscale "relativamente generoso" per il rimpatrio dei capitali dall'estero.
10 marzo 2010