C’è attesa per l’esito della riunione che la commissione Ue appena rinnovata terrà oggi a Bruxelles e in cui si parlerà della possibilità per Alcoa di godere di agevolazioni nelle tariffe elettriche. In pratica significa avere un parere sul decreto legge trasmesso dal governo italiano che abbatte i costi dell'energia per la grandi aziende energivore di
Sardegna e Sicilia. Per gli impianti di Portovesme (in Sardegna) e Fusina (in Veneto) si tratta di un "lasciapassare" importante per evitare la chiusura ventilata dalla multinazionale americana, sulla base
di costi ritenuti difficili da sostenere. Una decisione giustificata dall’azienda anche con la paura di obiezioni europee sugli “aiuti di Stato”, sfociate in precedenza nella famosa multa da 300 milioni di euro, che ha avuto un peso determinante nei progetti di fermata delle produzioni e di trasferimento, secondo alcune voci, in altri lidi tipo l'Islanda o i paesi Arabi.
Giovedì è previsto un nuovo incontro tra azienda, governo, istituzioni regionali e locali e sindacati, e arrivare al tavolo con un parere positivo dell’organismo europeo, consentirebbe di mettere le firme su un accordo di continuazione della produzione e di ritiro della
cassa integrazione prevista per i lavoratori.
Intanto gli operai sardi e quelli del Veneto tengono duro, dopo le
manifestazioni effettuate
nei loro territori e a
Roma, presidiano l'entrata degli stabilimenti e si preparano a tornare nella Capitale per far pesare la loro presenza in concomitanza con l’incontro a Palazzo Ghigi di domani, 11 febbraio. In piazza Montecitorio torneranno gli operai del Sulcis, che hanno urlato con uno striscione la
loro disperazione al Papa, e quelli di Fusina, pronti a inscenare uno
spogliarello alla Full Monty durante il Carnevale di Venezia per far conoscere il dramma che stanno attraversando. Insieme, un centinaio degli uni e un centinaio degli altri, saranno davanti a Montecitorio, con sindaci e presidenti di regione, per ricordare a tutti che non si può perdere, come se niente fosse, la produzione dell’alluminio primario nel nostro Paese.
L'atmosfera a Portovesme resta tesa - Nel pomeriggio di ieri nello stabilimento sardo di Portovesme si è svolto un incontro tra i rappresentanti sindacali e la direzione aziendale, il primo dopo
l'allontanamento dei dirigenti da parte degli operai, giovedì scorso. L'atmosfera resta abbastanza tesa e i lavoratori hanno respinto la richiesta di interrompere il blocco delle merci in uscita. Sono disperati e si aggrappano tenacemente a qualsiasi forma di lotta per scongiurare la chiusura. "Da qui - dicono - non uscirà un solo grammo di alluminio fino a quando non sarà definita la vertenza". Fino a quando, cioè, saranno tramontate le ipotesi di chiusura.
Epifani: "Si usa la crisi per delocalizzare" - Del resto si parla di un gruppo industriale che, come sostiene il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, a certe condizioni “può star bene e fare utili”. Ragioni vere per andar via non ce ne sono, “si usa la crisi per ristrutturare e delocalizzare". La verità, insomma, è che le multinazionali, magari dopo aver sfruttato le risorse di certi territori, cercano di spostarsi dove conviene di più. "In senso stretto anche per Fiat è così. Il giorno prima dà i dividendi e il giorno dopo chiude Termini". Per questo, secondo il leader sindacale, certe decisioni "devono essere fronteggiate da un governo deciso, con politiche industriali. Se non si parte da qui anche il rapporto con le multinazionali è meno forte”. Un discorso non limitato al caso Alcoa”. Epifani non manca di sottolineare come “il fronte della crisi si stia allargando”, e non si “possono affrontare i problemi con soluzioni tampone, “mettendo dei cerotti caso per caso”. Occorre “scegliere i settori da difendere e valorizzare e su quelli scrivere logiche di sviluppo ed accordi con le multinazionali". Serve fare un “salto di qualità. Non bastano - precisa il segretario della Cgil - grida, petizioni o richiami etici”.
Bonanni: "Alcoa la smetta con il tira e molla" - Anche il leader della Cisl Raffaele Bonanni è intervenuto sul problema dell’Alcoa, invitando la multinazionale a “smetterla con il tira e molla” e riprendere l’attività negli stabilimenti italiani in quanto “le questioni principali sono state affrontate e anche risolte”. Per il leader della Cisl “non c’è più nessun motivo di continuare con questa confusione e tenere in scacco intere zone geografiche”.
L'assessore Laspisa: "Pronti altri gruppi industriali" - Il destino dello stabilimento di Portovesme tuttavia potrebbe incrociarsi con quello di qualche altro gruppo industriale se Alcoa dovesse rinunciare. Almeno secondo il parere dell'assessore della regione Sardegna Giorgio Laspisa. "Non faccio nomi - ha affermato l'esponente della giunta intervenendo in Consiglio - ma vi è l'interesse di altri a rilevare l'impianto dell'Alcoa di Portovesme". Laspisa ha aggiunto però di alimentare "ancora, ma con prudenza," una fiducia sull'esito dell'incontro di domani sera a Palazzo Chigi con i dirigenti della multinazionale americana, benché si sappia che "se va via è perché ha un'altra strategia produttiva e, soprattutto, finanziaria". Tra alcune ore, comunque, si conoscerà il punto di vista della Ue e l'Alcoa non avrà più alibi. Questi giorni saranno determinanti per il futuro dell’alluminio in Italia e dei circa 2500 addetti che rischiano di perdere il posto di lavoro.
10 febbraio 2010