La disoccupazione schizza a livelli record, con il numero dei senza lavoro che a ottobre, per la prima volta dal marzo del 2004, sfonda la soglia dei 2 milioni. A ottobre - comunica l'Istat - il tasso di disoccupazione è salito all'8% dal 7,8% di settembre (un punto percentuale in più rispetto allo stesso mese dell'anno scorso), raggiungendo il valore massimo dal novembre del 2004. Il ministro per lo Sviluppo Scajola fa notare che i dati sono migliori di quelli della media europea, ma il segretario Pd Pierluigi Bersani afferma che "due milioni di disoccupati , rappresentano un balzo indietro di sei anni".
Aumenta la disoccupazione giovanile - Il numero delle persone in cerca di lavoro è quindi 2.004.000, in aumento del 2% (+39mila persone) rispetto a settembre e del 13,4% (+236mila) su base annua. Il tasso di disoccupazione giovanile - aggiunge l'istituto di statistica - a ottobre è aumentato al 26,9% dal 26,2% di settembre, con una crescita del 4,5% rispetto a ottobre dell'anno scorso.
La Cassa integrazione frena il calo - L'occupazione regge l'impatto della crisi economica grazie agli ammortizzatori sociali. A ottobre - secondo le stime provvisorie dell'Istat - il numero di occupati è stato pari a 23.099.000 (dati destagionalizzati), invariato rispetto a settembre ma inferiore dell'1,2% (pari a -284mila persone) su base annua. Un andamento che si mantiene stabile da luglio, dopo mesi di progressiva discesa, con la cassa integrazione che ha frenato quindi il calo degli occupati. Il tasso di occupazione - aggiunge l'istituto di statistica - a ottobre è pari al 57,6%, con un -0,1 punti percentuali rispetto a settembre e -0,9 nel confronto con ottobre dell'anno scorso.
Scajola: dati migliori della media europea - Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, osserva i dati ma commenta "sono comunque molto meglio della media europea e degli altri Paesi". Ad affermarlo è , a margine di un convegno di Confindustria. "La crisi economica - ha detto il ministro - si trasferisce sulla disoccupazione. E' un dato però che non è peggiore della media europea: teniamo meglio noi". "Ora speriamo - ha aggiunto - che la ripresa ci faccia dire che si possa recuperare".
Disoccupazione stabile nell'Eurozona - In ottobre il tasso di disoccupazione nella zona dell'euro, dopo mesi di costante crescita, è rimasto stabile al 9,8% rispetto al mese precedente (in settembre il dato è stato rivisto rispetto alla prima indicazione del 9,7%). Lo rileva Eurostat che per l'Unione europea indica invece ancora un aumento dal 9,2% di settembre al 9,3% di ottobre. Un anno fa la disoccupazione nei sedici Paesi dell'euro era al 7,9% mentre nell'Ue-27 al 7,3%. Secondo le stime di Eurostat, i disoccupati nell'Ue in ottobre erano 22,510 milioni di cui 15,567 milioni nella zona dell'euro.
Allarme di Confesercenti: "70mila Pmi hanno chiuso" - Nel dato diffuso oggi dall'Istat sulla disoccupazione a ottobre "si sottovaluta purtroppo il contributo silenzioso di quelle 70 mila piccole e medie imprese che, considerando tutti i settori economici, hanno dovuto chiudere a causa della crisi", ha commentato la Confesercenti in una nota.
Per il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani "due milioni di disoccupati , rappresentano un balzo indietro di sei anni: i dati Istat sull'occupazione confermano in maniera evidente quello che gli italiani sanno bene per esperienza, che la crisi picchia duro e colpisce i lavoratori, i giovani precari, le imprese specie quelle piccole. In prospettiva il dato è ancora più allarmante se si considera il numero senza precedenti dei lavoratori in cassa integrazione. Speriamo che il governo la smetta di dire che le cose vanno bene e prenda atto dei problemi. Noi, già con la mobilitazione dell'11 e del 12, che ha al suo centro il tema del lavoro, porteremo in piazza le proteste e le preoccupazioni dei cittadini insieme a proposte concrete per difendere il lavoro e dare una spinta reale - conclude Bersani - all'uscita dalla crisi".
Secondo Renata Polverini della Ugl servono "interventi di lungo respiro e si deve necessariamente guardare ad una nuova politica industriale che sappia investire in nuovi prodotti, scegliendo comparti e territori da cui rilanciare lo sviluppo”.
01 dicembre 2009