Speciale influenza

Virus H1N1: primo caso di mutazione anche in Italia. Gli esperti: nessun allarme

E' stato individuato in Italia il primo caso di mutazione del virus della nuova influenza A/H1n1. Lo ha reso noto il ministero del Welfare, spiegando che dopo le segnalazioni delle autorità sanitarie norvegesi "l'Istituto superiore di sanità ha rivalutato le sequenze di oltre 100 ceppi virali identificati da altrettanti pazienti diagnosticati negli ultimi mesi in diverse regioni italiane.
La mutazione è stata rinvenuta sino ad ora in un solo paziente, affetto da una grave forma di polmonite risolta a seguito di trattamento con ecmo eseguito in terapia intensiva. Nessuno degli altri pazienti esaminati, inclusi quelli con manifestazioni gravi o letali, presentava detta mutazione".
"Nessuna influenza sull'efficacia del vaccino" - La mutazione, tuttavia, sottolinea il ministero "non influisce sull'efficacia del vaccino né sull'efficacia del trattamento con farmaci antivirali. A questo proposito - aggiunge - si ricorda che, secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità, su oltre 160 pazienti analizzati sinora, si è riscontrato un unico caso di resistenza a oseltamivir. Tale resistenza è insorta a seguito del trattamento prolungato di un paziente affetto da gravi patologie preesistenti ed è rimasta isolata, non avendo dato seguito ad episodi di trasmissione del ceppo resistente".
Gli esperti: nessun allarme - Per gli esperti italiani non c'é alcun allarme dovuto all'influenza A, anche a fronte della mutazione del virus. E' quanto è emerso domenica a Padova, nel corso del 65esimo Congresso nazionale della Società italiana di pediatria, dai lavoro dei medici della Commissione tecnica attivata per l'emergenza da virus H1N1. "Nessun allarme per ora - afferma Pier Angelo Tovo, della Commissione - per i casi rilevati in Svezia e Francia di mutazione del virus dell'influenza. E nessun allarme anche se qualche evento dovesse verificarsi in Italia".
Avanti con i vaccini - "Resta quindi immutata la strategia preventiva - aggiunge - basata sulla vaccinazione, per ora limitata ai soggetti pediatrici a rischio e poi, nella fase successiva prevista dal Ministero, estesa a tutta la popolazione pediatrica". "Dai dati in nostro possesso - sottolinea Tovo - il vaccino attualmente utilizzato dovrebbe risultare infatti protettivo anche nei confronti delle mutazioni virali attualmente riscontrate che, per altro, non risultano clinicamente più pericolose del virus originario".
30 novembre 2009
 
 
 
  
 

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