L'attesa al pronto soccorso per l'influenza dell'ospedale Bambin Gesù di Roma (Ansa)
Il fenomeno dell’influenza A sta mettendo a nudo le paure dell’intero Paese, alcune giustificate altre meno. C’è chi al primo starnuto corre al pronto soccorso, uno dei luoghi dove oggi è più probabile essere contagiati, e chi si chiede se non si tratti di fobie alimentate ad arte. Il fatto è che spesso le informazioni sono contraddittorie, anche da parte delle istituzioni che dovrebbero invece esprimersi con una comunicazione univoca e sicura. Chi deve essere vaccinato? Il vaccino è sicuro o no? Meglio con
adiuvante o senza? Le domande non possono che essere rivolte agli specialisti e noi le abbiamo rivolte al dottor
Fabrizio Pregliasco, noto virologo e docente alla Statale di Milano.
Cosa può dire per tranquillizzare l’opinione pubblica.
“Ciò che sta accadendo era ampiamente previsto. Ci aspettavamo un incremento dei casi, soprattutto fra i bambini. L’incidenza è superiore a quella della normale influenza stagionale ma si tratta di una malattia benigna, i casi gravi sono estremamente rari. In Italia sono morte solo persone la cui salute era già compromessa. Si sono verificati solo due decessi di persone sane, sapevamo che poteva accadere.”
L’allarme è ingiustificato?
“Si confonde la preoccupazione delle istituzioni volta a limitare i contagi con l’allarme generalizzato. Ciò che inquieta è il costo sociale della pandemia, il fatto che il contagio possa essere molto oneroso in termini di assenteismo dal lavoro. Il timore è soprattutto che possano mancare gli operatori sanitari ma si temono ripercussioni anche sul turismo. Per questo le istituzioni puntano sulla campagna vaccinale.”
Cosa dovrebbe fare la stampa per evitare di soffiare sul fuoco?
“Niente censure per carità, la cronaca è doverosa ma sarebbe meglio ci fosse più sobrietà. Servizi televisivi come quello dei funerali della bambina morta a Napoli, la personalizzazione, sono cose che contribuiscono a diffondere un’inquietudine eccessiva. I dati sulla mortalità sono bassissimi, soprattutto se si pensa che l’anno scorso l’influenza stagionale normale ha fatto più di 5mila morti”.
Quali sono le previsioni?
“Non ha molto senso fare congetture perché le variabili sono troppe. La diffusione della malattia può dipendere anche da fattori climatici. Forti sbalzi termici possono rendere tutti più vulnerabili e favorire la diffusione del virus. In ogni caso ci aspettiamo ancora un incremento dei casi. In genere il massimo stagionale di diffusione arriva dopo 4-5 settimane dalla comparsa del virus.”
Cosa ha da dire a chi teme il complotto delle case farmaceutiche che si vogliono arricchire coi vaccini?
“Gli interessi economici ci sono e qualche forzatura è possibile, è inutile nasconderselo. Le industrie farmaceutiche non sono associazioni di beneficenza, mirano al profitto come tutte le altre aziende. Ma detto questo bisogna sapere che, nel contesto del mercato farmaceutico, il settore dei vaccini è decisamente marginale. Per avere un’idea basti pensare che la totalità dei vaccini per bambini prodotti dalla farmacopea internazionale fa gli stessi numeri dei soli farmaci anti ulcera.”
In poche parole a Big Pharma conviene lasciare che la gente si ammali e poi si compri i farmaci per curarsi, piuttosto che produrre vaccini che evitino la patologia?
“I farmaci rendono senz’altro di più.”
Le sembra che la macchina approntata dalle istituzioni sia adeguata all’emergenza o ci sono carenze?
“La situazione non è facile. Questa influenza ha messo in evidenza il fallimento di un tipo di approccio alle emergenze: quello che vuole prevedere tutto prima. Avere i protocolli pronti in anticipo non ti salva dagli imprevisti che mandano tutto sotto sopra. Ci sono forse state carenze organizzative ma approntare una campagna vaccinale non è facile, la situazione è in continua evoluzione e si sta facendo tutto il possibile.”
Le regioni stanno ricevendo un numero adeguato di vaccini?
“La produzione è continua e ovviamente adesso non c’è un numero sufficiente di dosi per vaccinare tutti subito, per questo sono state predisposte delle fasi in tempi diversi."
Ci ripeta ancora una volta chi deve vaccinarsi.
“I primi devono essere i medici per evitare assenteismo proprio nelle strutture che dovrebbero accogliere chi si ammala. Poi tutti gli individui dai 6 mesi ai 64 anni con patologie che li rendano soggetti a rischio. Poi ancora le donne incinte e infine i cosiddetti untori, i bambini e i ragazzi.”
L'Oms è preoccupata dalla diffusa reticenza nel farsi vaccinare anche da parte delle categorie a rischio e dai medici?
“È vero ed è vero che soprattutto i medici siano contrari. Mi dispiace dover dire che a volte il loro rifiuto è frutto di ignoranza ed egoismo. I medici prima di farsi iniettare una sostanza ci pensano sempre due volte, vogliono sapere di cosa si tratti, quali controindicazioni ci siano, eccetera. Ma il fatto è che molti in realtà non studiano, non si informano sulle innovazioni dei vaccini e allora preferiscono evitare. Vaccinarsi è come fare una scommessa: col vaccino mi immunizzo ma rischio subito un effetto collaterale, se non mi vaccino rischio di contrarre il virus. Ma se non mi vaccino e non prendo l’influenza ho vinto la scommessa. Inoltre trattandosi di una patologia banale molti preferiscono accettare il rischio del contagio. È un atteggiamento miope ed egoistico perché i medici dovrebbero sentirsi in dovere di restare sani quando c’è bisogno di loro e di non farsi portatori di contagio.”
Quali sono gli effetti collaterali del vaccino?
“Sono banalissimi: effetti avversi come febbre sono stati registrati nell’1% dei casi, 1 a 100mila per gli arrossamenti e i formicolii. Le sperimentazioni sono arrivate fino al rapporto di 1 a 50milioni e non si è registrato neanche un decesso. Il vaccino con adiuvante inoltre è sperimentatissimo, non c’è da preoccuparsi.”
Lei si vaccinerà?
“Sì, sto per farlo e mi farò riprendere dai media proprio per testimoniare la sicurezza del vaccino.”
05 novembre 2009