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Meredith, una Perugia stanca attende l'appello di una storia infinita: sei anni fa il delitto

Da quasi sei anni all'attenzione della cronaca nera mondiale per l'omicidio di Meredith Kercher, Perugia da lunedì guarderà probabilmente con "stanchezza" a Firenze dove comincerà il nuovo processo d'appello a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox. "Stanca di una vicenda giudiziaria infinita" dice oggi il sindaco Wladimiro Boccali ma aspettando "una parola definitiva, e soprattutto la verità". Anni di indagini e dibattimenti, a carico dei due ex fidanzati e dell'ivoriano Rudy Guede. Una vicenda che ha causato - sottolinea il sindaco - "danni molto gravi all'immagine della città, da più di un punto di vista".
La casa di via della Pergola, alle porte del centro, dove la notte tra il primo e il 2 novembre del 2007 venne uccisa Meredith Kercher (inglese di 22 anni a Perugia per studiare) è da tempo di nuovo abitata. Ogni tanto qualche turista torna però a fermarsi lì davanti ricordando quanto successe. In occasione dei processi pubblici ai tre imputati pochi sono stati i curiosi in aula. Tanti di più i giornalisti arrivati da diversi Paesi del mondo per seguire l'indagine prima e i dibattimenti poi. Scrutando anche la vita cittadina. E alla vigilia del nuovo appello, spostato a Firenze dalla Cassazione, Perugia vive con molta meno pressione mediatica l'appuntamento. "Credo - sostiene il sindaco - che lo stato d'animo prevalente sia la stanchezza". Perugia aspetta tuttavia "una parola definitiva, e soprattutto la verità".
"Lo si deve prima di tutto a Meredith e alla sua famiglia - sottolinea il sindaco -, ma è anche giusto che tutti coloro che sono stati coinvolti abbiamo certezze nel loro rapporto con la giustizia". Coinvolti in un'indagine cominciata nella tarda mattinata del 2 novembre di sei anni fa quando Meredith Kercher venne trovata morta nella sua camera della casa in cui viveva insieme alla Knox e a due giovani italiane. Il corpo coperto da un piumone, uccisa con una coltellata al collo. Il 6 novembre gli arresti di Sollecito, allora universitario che da detenuto si laureerà in ingegneria informatica, e della Knox, studentessa di Seattle con la quale era fidanzato. Bloccati dalla polizia insieme a Patrick Lumumba, musicista congolese coinvolto dall'americana ma poi prosciolto perché risultato totalmente estraneo al delitto.
Uscito dal carcere due settimane dopo proprio nel giorno in cui invece Guede veniva arrestato in Germania dopo essere stato identificato da squadra mobile e Sco per un'impronta di mano insanguinata sul cuscino sotto al corpo. Anni di indagini e di processi che hanno portato alla condanna definitiva di Guede a 16 anni di reclusione grazie ai benefici del rito abbreviato. L'ivoriano ha sempre ammesso di essere stato nella casa di via della Pergola la sera dell'omicidio ma di non avere ucciso Meredith perché in bagno. Estranei al delitto si sono sempre proclamati anche la Knox e Sollecito, sostenendo di avere passato la notte insieme a casa di quest'ultimo.
Versione alla quale non hanno creduto i giudici di primo grado che li hanno condannati a 26 e 25 anni di reclusione. Sentenza ribaltata in appello da un'assoluzione che ha permesso ai due giovani a lasciare il carcere dopo quasi quattro anni in cella. A marzo però la Cassazione ha azzerato tutto, annullando quella decisione e disponendo per Sollecito e la Knox un nuovo appello a Firenze. Altri giudici dovranno ora scrivere una nuova pagina giudiziaria del caso dell'omicidio di Meredith Kercher.
27 settembre 2013
Redazione Tiscali
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