Roberto Adinolfi, l'Ad di Ansaldo Roberto Adinolfi, l'Ad di Ansaldo 
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Attentato Adinolfi, la procura: "Tecnica da brigate rosse". E spunta un super testimone

Non è esclusa l'esistenza di un supertestimone dell'attentato a Roberto Adinolfi. Lo ha detto oggi il procuratore di Genova Michele Di Lecce. C'è un supertestimone che avrebbe visto i due attentatori senza casco? "Può darsi", ha risposto il procuratore. Il procuratore capo ha successivamente aggiunto: "ci sono testimoni diversi in momenti diversi e non tutti hanno visto le stesse cose". Il magistrato ha poi affermato che sono stati avviati tutti gli accertamenti sia di carattere tecnico che ambientale. Sono state sentite dagli investigatori alcune persone che vivono vicino ad Adinolfi e che quella mattina si trovavano nei pressi del luogo dell'attentato.
Analogie con attentati Br - Escluso il movente personale e, stando a quanto si apprende, anche quello riconducibile all'attività lavorativa di Adinolfi, restano due le piste privilegiate: quella legata ad una matrice marxista-leninista e quella riconducibile a eco-terroristi, più vicini all'area anarchica. Anche se al momento gli investigatori e gli inquirenti non hanno in mano elementi concreti che supportino queste ipotesi. La procura di Genova ha modificato il reato, rubricato contro ignoti, contestando l'aggravante della finalità di terrorismo. L'aggravante della finalità di terrorismo, ha detto il pm Piacente "é dovuta alla gravità dell'episodio che ha analogie con episodi avvenuti negli anni '70'' e con "attentati riconducibili alle brigate rosse nei confronti dei dirigenti Ansaldo". Ma - in attesa di una rivendicazione - le ipotesi sono le più varie: "dal terrorismo alla criminalità organizzata fino al movimento anarchico, che é molto attivo in questo periodo" ha detto il pm. Le indagini riguardano "un ampio ventaglio di ipotesi".
Migliorano le condizioni di Roberto Adinolfi - L'Ad di Ansaldo nucleare gambizzato il 7 maggio davanti casa a Genova. "Ha passato la notte tranquilla e sta bene. La ferita è pulita e presto sarà a casa", ha detto il professor Federico Santolini, il primario di ortopedia all'ospedale San Martino che ha operato il dirigente. "Adinolfi non vuol parlare di quanto accaduto - ha detto Santolini, che di Adinolfi è amico personale - né rilascia o ha rilasciato interviste. Non parlerà di quanto è successo".
Si attende la rivendicazione - Gli investigatori sono certi che potrebbe arrivare entro mercoledì. "Se non arriva entro domani possiamo parlare di un'anomalia - ha detto uno degli investigatori che per anni ha combattuto le Brigate rosse e che adesso è impegnato sul caso Adinolfi -. Ma questo 'ritardo' è fisiologico: per poter rivendicare un'azione é necessario assicurarsi che chi l'ha compiuta sia al sicuro". Secondo gli investigatori il documento "dovrà spiegare l'azione. Non è detto che si tratti di un'organizzazione già strutturata ma di una cellula che con questo attentato chiede ai brigatisti irriducibili ancora in carcere una sorta di 'riconoscimento' come è già successo con le nuove Brigate rosse guidate da Nadia Lioce".
Il figlio: "Grazie ma vorremmo pace" - "Sono giornate pesanti per noi. Non mi sento di dire nulla in questo momento. grazie, ma vorremmo solo un po' di pace". Mario, 28 anni, il figlio maggiore di Roberto Adinolfi, prova ad accennare un sorriso, ma l'emozione e la paura sono ancora forti. Suo padre è stato colpito perché amministratore delegato di una società Ansaldo, ma lui non ha tempo né voglia di parlare di queste cose. Chiede solo che lui e la sua famiglia siano lasciati in pace. "Papà sta bene, lo dicono anche i bollettini medici. Capisco il vostro lavoro, ma lasciateci in pace, per noi non è semplice". Mario è tornato in ospedale nel primo pomeriggio, accompagnato dalle zie. Anche Francesco, l'altro figlio, è tornato in ospedale, così come la signora Anita Pivetti, la moglie. Non lasciano mai solo l'ingegnere Adinolfi, ricoverato da questa mattina nella zona gialla del reparto di Traumatologia. Fuori dalla stanza singola c'é sempre un piantone, un addetto alla vigilanza. Il corridoio è blindatissimo, divieto assoluto ad avvicinarsi, a meno che non siano familiari. Jeans e una felpa verde, Mario ha il volto stanco, dopo quello che ha visto e i mille pensieri che si affollano in testa. Ma dalla sua voce traspare la tenerezza e la preoccupazione di un figlio per il padre ricoverato dopo un attentato ancora senza un perché.
 
08 maggio 2012
Redazione Tiscali
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