"Ruby mi disse che voleva fare il carabiniere, e quando io le feci notare che non poteva anche perché non aveva nemmeno i documenti, lei mi rispose che ci avrebbe pensato Silvio a farle avere i documenti, disse che l'avrebbe aiutata perché era la nipote di Mubarak". Sono le confidenze che la giovane marocchina raccontò al poliziotto Ermes Cafaro, intervenuto il 27 maggio 2010 per portare la ragazza al commissariato e che ha testimoniato in aula nel processo sul caso Ruby a carico di Silvio Berlusconi. Il pm dei minori Annamaria Fiorillo, quando Ruby venne fermata perché accusata di un furto il 27 maggio 2010, ordinò ai funzionari di polizia "che venisse affidata ad una comunità o, nel caso non ci fosse posto, che venisse trattenuta in Questura la notte", ha spiegato l'agente.
La testimonianza. L'agente Ermes Cafaro, ha ricostruito il 27 maggio del 2010, quando Ruby si trovava in un centro estetico in zona corso Buenos Aires, a Milano, e venne riconosciuta dalla sua ex amica ed ex coinquilina Caterina Pasquino. Fu quest'ultima a chiamare il 113 per denunciare che la marocchina, qualche giorno prima, le aveva portato via da casa soldi e gioielli per un valore di circa 3 mila euro. "Io e il collega Russo - ha spiegato Cafaro, rispondendo al pm Antonio Sangermano - siamo intervenuti dopo quella telefonata che arrivò verso le 18,15". Il poliziotto ha chiarito che i due fecero subito accertamenti sulla ragazza, scoprendo che "aveva un precedente per furto e che si era allontanata circa un anno prima da una comunità a Messina". L' agente, poco dopo le 19, contattò il pm dei minori Annamaria Fiorillo, la quale diede disposizione di "affidarla a una comunità , dopo il foto-segnalamento, visti i suoi precedenti, e spiegò che, nel caso non ci fosse stato posto, dovevamo trattenerla in Questura fino al giorno successivo".
La minorenne venne invece affidata a Nicole Minetti. Secondo l'accusa questo avvenne grazie alle pressioni di Silvio Berlusconi. "Ruby ebbe una reazione emotiva di sofferenza e si mise a piangere, quando le dicemmo cosa aveva deciso il pm minorile", ha aggiunto Cafaro. La ragazza marocchina venne poi portata al commissariato Monforte-Vittoria per "la stesura degli atti", prima dell'accompagnamento in Questura per "il foto-segnalamento". Nel commissariato lei si confidò con il poliziotto. "Cominciò a dire che da grande avrebbe voluto fare il carabiniere - ha raccontato l'agente - e io le dissi che visti i suoi precedenti e il fatto che non aveva nemmeno i documenti era impossibile. Lei mi rispose che ci avrebbe pensato 'Silvio' a farle avere i documenti e mi ripeteva questo nome 'Silvio' diverse volte, senza che io capissi lì per lì a chi si stava riferendo". Fino a che "mi disse che questo Silvio l'avrebbe aiutata, perché lei era la nipote di Mubarak". La difesa, con gli avvocati Filippo Dinacci e Giorgio Perroni, ha sollevato un'eccezione, cercando di bloccare la testimonianza dell'agente in relazione proprio a queste confidenze, ma i giudici l'hanno respinta.
"Mi raccontò delle avances dell'ex premier". Cafaro, che aveva raccolto le confidenze di Ruby, in aula ha spiegato che la ragazza, allora minorenne, gli raccontò di una festa a villa San Martino a cui partecipò, quella del 14 febbraio 2010, nella quale c'erano uomini e donne, con le seconde che si 'spogliavano', e per questo si era sentita "a disagio". Il poliziotto ha anche spiegato che Ruby "mi disse che erano avances sessuali ma non mi ha spiegato il loro tenore. Una busta con 15 mila euro sarebbe stata consegnata a Ruby dal caposcorta di Silvio Berlusconi la sera del 14 febbraio 2010 quando la giovane marocchina, ospite a una serata ad Arcore, si fece accompagnare a casa perché "non si trovava a suo agio". Cafaro ha spiegato che la giovane marocchina gli aveva raccontato di essere andata a Villa San Martino tramite Lele Mora e che a quella festa "non si era divertita perché c'erano uomini e donne alcune delle quali si spogliavano". L'agente ha poi continuato spiegando che la giovane gli riferì che "si fece accompagnare dalla scorta fuori dalla festa e che, a suo dire, il caposcorta di Silvio Berlusconi gli avrebbe consegnato una busta con 15 mila euro".
Ruby aveva detto a Silvio Berlusconi che era "maggiorenne". L'agente ha affermato che Ruby gli disse che "Silvio Berlusconi non era a conoscenza che lei fosse minorenne. Sapeva che era marocchina ma si era dichiarata maggiorenne". La ragazza avrebbe inoltre fatto credere di essere nipote di Mubarak per ottenere tramite Silvio Berlusconi tutti i documenti necessari per essere in regola in Italia. In uno dei passaggi della sua testimonianza il poliziotto ha riferito che la giovane "mi disse che utilizzando questo escamotage, tramite Silvio Berlusconi avrebbe ottenuto i documenti"
Il trambusto in questura. L'agente ha raccontato quanto gli aveva riferito il collega a cui aveva passato le consegne quel giorno e al quale aveva telefonato per sapere se avesse bisogno di aiuto. "Mi aveva detto che c'erano persone che si erano presentate in Questura e di telefonate e pressioni in merito alla minore, la quale a differenza di quanto era stato detto dal pm minorile era stata affidata a un'altra persona", Nicole Minetti. La telefonata di cui l'agente parla è quella della presidenza del Consiglio. E quando gli è stato chiesto di precisare se veramente quella sera il collega gli parlò "di pressioni" per via della telefonata da Palazzo Chigi, l'agente Cafaro ha risposto "ricordo per certo che il collega mi disse che gli avevo lasciato una gran rogna e che c'era stato un gran trambusto".
13 febbraio 2012
Redazione Tiscali