Rai, Il Dg conferma Maccari al Tg1: è scontro

Martedì il dg Lorenza Lei porterà in cda un pacchetto di nomine che prevede la riconferma fino a dicembre di Alberto Maccari al Tg1 e Alessandro Casarin alla guida del Tgr. E sulla Rai esplode la polemica politica, con uno scontro che promette di avere il primo pesante round già lunedì, quando il direttore generale sarà in commissione di Vigilanza Rai per il seguito della sua audizione. Sono in molti, tra le fila dell'ex opposizione a chiedere la testa del direttore generale, accusata di trascinare l'azienda di servizio pubblico verso una crisi epocale. Mentre il leader del pd Pierluigi Bersani chiama in causa il governo, perché si metta mano "urgentemente anche su iniziativa dell'esecutivo, ad una riforma della governance della Rai". Subito contestato dal capogruppo in Senato del Pdl Maurizio Gasparri che parla di "indegna aggressione al cda". Anticipate dalle indiscrezioni dei giorni scorsi, le proposte di nomina del dg Lei sono da oggi sul tavolo dei consiglieri. Proposte che avevano già nei giorni scorsi provocato polemiche perché considerate frutto di un presunto accordo fra Pdl e Lega, e che oggi riaccendono il dibattito. Da Pd, Idv, Prc - che puntano il dito anche sul consigliere Antonio Verro accusato di conflitto di interessi per la sua recentissima nomina a deputato- è bocciatura senz'appello.
Vincenzo Vita: "Spero boccino le proposte" - "Se il dg Rai Lorenza Lei intende davvero riconfermare Maccari come direttore del Tg1 e Casarin alla direzione della testata Tgr dovremo semplicemente prendere atto del fatto che l'affidabilità del gruppo dirigente della Rai è vicina allo zero", commenta il senatore Pd Vincenzo Vita, componente della Vigilanza Rai. "Spero che i consiglieri capiscano la gravità e boccino le proposte del dg Lei - gli fa eco l'ex consigliere di cda Carlo Rognoni, sempre Pd, che in caso contrario si augura le dimissioni di presidente e consiglieri di minoranza.
Articolo 21 chiede l'intervento del governo - Il portavoce di Articolo 21 Giuseppe Giulietti chiede l'intervento del governo con una "norma straordinaria sulla Rai che spezzi radicalmente ogni interferenza indebita ed ogni cordone ombelicale , di qualsiasi natura". Per l'Udc parla Roberto Rao, capogruppo in Commissione di Vigilanza: "Il tentativo di conservare inutili rendite di posizione con decisioni unilaterali e l'incapacità di agire in sintonia con il resto del Paese che cerca soluzioni unitarie avranno effetto soltanto sugli artefici di questa operazione, che consegnano se stessi a uno schema superato e sconfitto".
Anche l'Idv sul piede di guerra - Tirato per la giacchetta dall'Idv, che gli chiede espressamente di votare no e minaccia una class action "contro le illegittimità che si stanno consumando", il presidente Garimberti tace. "Dopo il voto dirò liberamente e sinceramente ciò che penso", avrebbe confidato ai suoi. Il suo voto contrario, martedì, appare comunque scontato. Più volte chiamato in causa da Pd e Idv, il consigliere Antonio Verro si limita a confermare la sua presenza in cda martedì. Parla invece Nino Rizzo Nervo, consigliere di area Pd, che lancia un appello al consiglio "perché dia un forte segnale di indipendenza rimandando al mittente quelle proposte e chiedendo al direttore generale di dimettersi".
Dalla ex maggioranza le reazioni sono compatte - "Basta con queste continue intromissioni, si lasci la Rai decidere secondo logiche di mercato e in piena autonomia aziendale", si infuria il capogruppo Pdl in Vigilanza Alessio Butti. Per l'ex ministro delle comunicazioni Paolo Romani, dietro le polemiche, "trapelano inaccettabili logiche politiche". Dal fronte dei giornalisti l'Usigrai osserva che la scelta "che sarebbe stata fatta per il Tg1 può essere accettata in una logica di bimestre bianco degli attuali vertici aziendali, ricordando che l'intero Cda è ormai prossimo alla scadenza (il 28 marzo). E avverte: "Non rilanciare subito il Tg1 è un errore".
28 gennaio 2012
Redazione Tiscali
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