Parco dello Stelvio, Reinhold Messner: "Trentino e Alto Adige sapranno collaborare, dubbi sulla Lombardia"

di Paolo Salvatore Orrù
Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto che modifica la disciplina del Parco nazionale dello Stelvio. Il Ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto ha, in sostanza, stabilito che la gestione dell’area è ormai compito delle province autonome di Trento e Bolzano, della Regione Lombardia, del Ministero dell'Ambiente e dei piccoli comuni che circondano l’ex Parco Nazionale. La decisione, dettata dalla logica federalista del governo, è stata accolta decisamente male dal WWF, secondo il quale il Parco dello Stelvio è stato declassato “a parco interregionale”. Sostengono le ragioni del WWF il Club Alpino Italiano, Cipra Italia, Lipu, Legambiente e, ovviamente, la Federparchi. Che, per protesta, hanno inviato una lettera Ministro per l'Ambiente e la Tutela del Territorio Stefania Prestigiacomo: “Riteniamo – si legge nella missiva - che questo accordo leda fortemente gli interessi della Conservazione della Natura nel nostro Paese”. I dubbi dei naturalisti non sono stati fatti propri da Reinhold Messner, grande alpinista ed ex deputato europeo dei verdi: “Il Südtirol è in grado di gestire, così come il Trentino, la sua parte di parco. Un po’ meno la Lombardia”. 
Messner, secondo lei le province autonome di Trento e Bolzano e la Regione Lombardia saranno capaci di gestire l’area protetta nel cuore delle Alpi?
“Trentino e Alto Adige sapranno collaborare fra loro. E di sicuro sapranno costruire insieme gli organismi che saranno necessari per la gestione del territorio. Qualche problema in più potrebbe averlo, invece, la Lombardia: i lombardi non hanno mai mostrato di avere una cultura della montagna che è invece propria della nostra gente. Loro, da centinaia di anni, hanno puntato tutto sull’industria, sulle grandi città. Inoltre, hanno qualche problema da risolvere nella Pianura Padana. La montagna l’hanno dimenticata. Ma da noi questo non succederà mai”.
Le associazioni naturalistiche non la pensano esattamente come lei. Come mai?
“Penso che queste organizzazioni non abbiano capito che è necessario distinguere tra la terra lavorata e i boschi. I nostri uomini hanno sempre lavorato nei boschi. Bisogna stare attenti: non si può non difendere la cultura contadina che da migliaia di anni ha segnato in positivo il nostro territorio. C’è una sostanziale differenza, così come spiego da tempo nei miei libri, tra terra lavorata e terra selvaggia. L’insieme, la somma di queste due cose hanno sempre assunto per l’area in oggetto un grande valore. Dobbiamo sapere che le zone selvagge solo da duecento anni a questa parte hanno assunto un valore che non avevano. Le associazioni hanno sempre svolto un lavoro che merita rispetto. Per questo ritengo che debbano essere chiamate a dire la loro, perché anche loro contribuiscano a redigere le regole che poi serviranno e gestire il nuovo parco”.
Pur di ottenere la “sovranità” del Parco Nazionale, il Südtiroler Volkspartei, il Partito Popolare Sudtirolese, ha permesso che Berlusconi ottenesse la fiducia. Non le sembra un baratto?
“Gli ambienti politici del Sud Tirolo da sempre, tranne nel periodo di Prodi, hanno scelto di restare fuori dai conflitti politici tanto di moda a Roma. L’Svp nella Capitale ha, sin dalle origini, optato per una “specie” di politica estera, utilizzando appieno l’autonomia che legge dà alla nostra realtà. Anch’ io considero saggio restare fuori dai grandi blocchi. Perché abbiamo i nostri problemi da risolvere: facciamo parte dell’Italia, però, dobbiamo saper sfruttare le prerogative, i privilegi che la legge italiana ci concede. Se la nostra economia è solida lo dobbiamo all’Italia, ma anche all’amalgama che nella nostra regione sono riuscite a darsi le culture italiana, ladina e tedesca”.
 
23 dicembre 2010
 
 
 
  
  

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