
Oreste Scalzone al processo il 27 giugno 1979 (Ansa)
Sette aprile 1979, il blitz che decapitò Autonomia Operaia
Fu una grande retata, eseguita a sorpresa nella Pasqua del 1979, a portare in carcere decine di militanti e soprattutto i vertici di Autonomia Operaia. Fu il giorno degli arresti dei principali esponenti di quell'area, il 7 aprile, a dare il nome all'inchiesta per associazione sovversiva condotta dall'allora pm di Padova Pietro Calogero, che emise in tutto 22 mandati di cattura e che sino a quel momento era noto per essere stato tra i primi magistrati ad indagare sulla «”pista nera” della strage di piazza fontana. In carcere finì per la prima volta il professor Toni Negri, docente universitario, studioso di marxismo, ritenuto l' ideologo dell' area dell' autonomia.
La retata - Con lui vennero arrestati alcuni tra i massimi esponenti dell' autonomia padovana e milanese come Lauso Zagato, Mario Dalmaviva, Luciano Ferrari Bravo, Oreste Scalzone. Altri, invece, come Franco Piperno riuscirono a fuggire. Si scatenò una bufera che poi ebbe altri seguiti, con blitz che portarono in carcere decine di persone gravitanti nell'area dell'Autonomia, e si parlò di un “teorema Calogero”, in base al quale lungo l' arco di un decennio, scioglimenti solo apparenti e un sottile filo rosso avrebbero legato il gruppo dirigente di Potere operaio ai vertici dell' Autonomia e delle Brigate rosse. Qualche anno dopo Calogero disse di non aver mai tentato di dimostrare che Autonomia Operaia e le Brigate Rosse “erano la stessa cosa. Ho cercato di provare - spiegò - che tra queste due organizzazioni vi era un progetto strategico comune”.
Il parallelo col '79 è contrario alla storia - Per Pietro Calogero, il magistrato autore dell'inchiesta 7 aprile, ''è contrario all'obiettività storica'' un parallelo tra le violenze studentesche e la vasta operazione che nella primavera del '79. ''I fatti di oggi - dice il magistrato - hanno una differenza sostanziale, perché quelli che portano agli arresti del 7 aprile si svilupparono all'interno di un preciso disegno strategico di insurrezione, per sovvertire il sistema''. C'era infatti, ricorda Calogero - oggi Pg a Venezia - ''un legame stretto tra il combattentismo, militarizzato, delle Br e l'illegalità diffusa di allora, che miravano a scalzare il sistema vigente per sostituirlo con un altro''. ''Oggi - aggiunge - non vedo una ideologia, non c'e' un disegno strategico''. ''Ci sono piuttosto - osserva Calogero - dei fatti di violenza, delle forme di illegalità che ricordano invece più il periodo del '68, ma non quello della seconda metà degli anni '70''. Detto questo, il magistrato, ''proprio per il vuoto di ideologia, per la mancanza di disegno strategico'', sottolinea di non ravvisare ''una situazione di pericolo che possa giustificare 'maxi-retate' o blitz di polizia''. Un'ultima riflessione Calogero la riserva a chi negli anni si è abituato a pensare al '7 aprile' soltanto come ad una maxi-retata delle forze dell'ordine. ''Non era un blitz, una risposta di getto - spiega - ma la conclusione di un'inchiesta lunga e complessa che aveva richiesto anni di studio investigativo''.
20 dicembre 2010
Redazione Tiscali
