Quando era vivo, molti apprezzavano la sua riservatezza e le sue brevi omelie, ricche di dotte citazioni latine, ispirate al più stretto rigore e alla più assoluta ortodossia. Altri, invece, sostenevano che si trattava di marcata alterigia, rafforzata dalla consapevolezza di essere il parroco della chiesa frequentata dai vip della città, primo tra tutti l'ex presidente del Consiglio ed ora senatore a vita Emilio Colombo. Due anni dopo la morte, avvenuta nel 2008, don Mimì Sabia - per 45 anni arciprete della Chiesa della Santissima Trinità di Potenza, dove nel marzo scorso, 17 anni dopo la scomparsa, è stata ritrovata la salma della studentessa Elisa Claps - fa ancora parlare di sé, in una città divisa tra chi sostiene che egli "non poteva non sapere" della presenza, così prolungata nel tempo, del cadavere proprio sopra l'Aula Liturgica del tempio, e chi invece lo difende senza riserve, indicandolo come uomo di fede e di cultura e ricordando il sincero tributo di affetto riservatogli dai potentini al momento del trapasso.
I sospetti - Di sicuro, don Mimì mai avrebbe immaginato che il suo abito talare, nero con profili, asole e bottoni rosso-viola, orgogliosamente indossato per la prima volta nel 1997 dopo la nomina a cappellano di Sua Santità e lasciato in eredità al suo successore, sarebbe finito sul tavolo di una perito giudiziario, che proprio oggi a Roma ha cominciato il confronto dei bottoni con quello, con supporto metallico e tessuto rosso (porpora, secondo alcuni, ma il perito non precisa), ritrovato dal medico legale Francesco Introna vicino al cadavere di Elisa.
Il delitto - La ragazza sarebbe stata uccisa - secondo le conclusioni di Introna - proprio nel sottotetto della Chiesa il giorno stesso della scomparsa (12 settembre 1993) da Danilo Restivo, ora indagato per il delitto. Le "contestazioni" al sacerdote - interrogato come testimone dalla polizia ed in tribunale, ma mai indagato - riguardano una presunta "improvvisa" chiusura della Chiesa nella tarda mattinata del 12 settembre 1993, poco dopo la scomparsa di Elisa Claps, seguita da un'altrettanto presunta "improvvisa" partenza di don Mimì per Fiuggi. La madre della ragazza uccisa, inoltre, ha ricordato pubblicamente che, alcuni anni dopo la scomparsa di Elisa, in tutte le chiese di Potenza fu posta una cassetta per raccogliere eventuali indicazioni sulla sorte della studentessa, ma il parroco della Santissima Trinità non diede il permesso di collocarla anche nella sua chiesa.
La lettera al Papa - "Mi risulta difficile credere - ha scritto in una lettera al Papa nel maggio scorso l'avvocatessa Giuliana Scarpetta, legale della famiglia Claps - che il parroco don Mimì Sabia non fosse a conoscenza di alcunché, per la semplice ragione che mi risulta difficile che qualcuno possa uccidere in casa altrui, e lasciare il cadavere in casa altrui, senza che il padrone di casa ne venga a conoscenza, seppure quel qualcuno all'epoca era assiduo frequentatore della chiesa e dunque il parroco". In difesa di don Mimì si sono schierati soprattutto i dirigenti del centro Newman - un centro giovanile annesso alla parrocchia - e dell'Azione Cattolica di Potenza. Non vi fu nessuna "improvvisa partenza" per Fiuggi, assicurano, ed il particolare è stato accertato anche dagli investigatori.
La vacanza - Il parroco aveva annunciato da tempo che, come era solito fare, avrebbe trascorso una vacanza termale nella seconda quindicina di settembre e aveva predisposto ogni cosa. Quel 12 settembre, inoltre - aggiungono - la Chiesa, come sempre, fu chiusa dopo la messa delle ore 12.30 e riaperta verso la 15.30 da una collaboratrice della parrocchia. Alle 19 fu celebrata la messa serale da un altro sacerdote. Il 16 settembre don Mimì tornòa Potenza convocato dalle forze dell'ordine che indagavano sulla scomparsa di Elisa e, dopo gli adempimenti, ripartì per Fiuggi, dove concluse il soggiorno il 24 settembre.
La festa - Inoltre, il 13 settembre, mentre era nella città termale - ha accertato la polizia - il sacerdote diede l'assenso ad una famiglia per festeggiare un compleanno nei locali del centro Newman. La festa si fece il 18 settembre, con gli ospiti che si spinsero fino alla terrazza a pochi metri dall'ingresso nel sottotetto, dove giaceva la salma di Elisa Claps. Don Mimì, inoltre - sottolineano i dirigenti del Centro Newman e dell'Azione Cattolica - sia per la sua età sia per le condizioni di salute, non poteva raggiungere il sottotetto della Chiesa per via del difficile accesso. Se avesse avuto qualcosa da nascondere - dicono - non avrebbe sollecitato tanti lavori all'interno della Chiesa.
I lavori autorizzati dal Genio - Risulta, infatti, agli atti, che, nel corso degli anni, egli abbia ottenuto dal Genio Civile di eseguire lavori di straordinaria manutenzione della Chiesa (revisione del manto di tegole, restauro del soffitto a cassettoni, riparazione delle gronde): lavori che il Genio Civile autonomamente affidava a ditte specializzate. "Su don Mimì, sacerdote devoto al suo Ministero - hanno scritto i familiari al Papa, dopo la lettera del legale dei Claps - si sta esercitando un'azione che va assumendo sempre di più i toni della diffamazione": egli - sostiene la famiglia - non fu il "curato dei potenti", cercò di essere in vita "testimone trasparente" di Cristo, ebbe per la sua chiesa "un amore sponsale, dedicandole ogni cura" e morì "povero".
06 settembre 2010
Redazione Tiscali