Mancanza di contraddittorio e scarsi controlli nel e sul governo della banca e un utilizzo del denaro, in riferimento soprattutto a finanziamenti o mutui, non sempre improntato a un canone di prudenza. Sono questi, in base a quanto si apprende, alcuni dei rilievi che sarebbero contenuti nella relazione di Bankitalia sul Credito cooperativo fiorentino (Ccf), ora commissariato, di cui era presidente Denis Verdini.
Gli ispettori, comunque, non avrebbero rilevato rischi per la banca da un punto di vista patrimoniale - La mancanza del contraddittorio sarebbe riferita alle dinamiche interne al cda e quella di controlli al collegio dei sindaci revisori, composto da persone ritenute non 'terze'. Riguardo l'impiego del denaro, i riferimenti sarebbero sia ai rapporti con la Btp (alla quale sarebbero stati concessi prestiti dietro garanzie fittizie) sia all'entità delle erogazioni che sarebbe stata destinata a una limitata cerchia di soggetti, talvolta non ben individuati (non sarebbero stati delineati i rapporti fra gruppi e società che ne facevano parte). Gli ispettori avrebbero mosso anche rilievi sui processi organizzativi della banca, ritenendoli lacunosi.
Riguardo il presunto conflitto di interessi di Verdini, gli ispettori avrebbero citato anche alcune operazioni fra la banca e la Ste, la società del Giornale della Toscana, creatura editoriale di Verdini. La possibile violazione di normativa antiriciclaggio invece, riguarderebbe anche la mancata segnalazione di movimenti di denaro fra diverse società del gruppo Btp, di cui era presidente Riccardo Fusi, indagato con Verdini per corruzione nell'ambito dell'inchiesta sulla scuola marescialli.
Lo pseudonimo "Cesare" era solito essere usato dalla presunta loggia riconducibile a Flavio Carboni non solo per i riferimenti al premier Silvio Berlusconi, ma anche per altri soggetti ai quali si alludeva in conversazioni intercettate. E' quanto accertato dagli inquirenti romani che indagano sulla cosiddetta P3. In un'informativa dei carabinieri veniva invece suggerito come il nome 'in codice' si riferisse al premier. I riferimenti in questione, è stato fatto notare comunque in ambienti giudiziari, non hanno tuttavia rilevanza penale. L'inchiesta del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e del sostituto Rodolfo Sabelli sembra essere arrivata ad uno snodo cruciale.
Ruolo centrale di Dell'Utri - In particolare, è emersa la centralità del ruolo del senatore Marcello Dell'Utri all'interno dell'organizzazione. All'esponente politico del Pdl, per il peso politico ricoperto attualmente ed in passato, avrebbero fatto riferimento il coordinatore del partito Denis Verdini e gli altri soggetti coinvolti nell'inchiesta. Quello di Dell'Utri non sarebbe comunque, un ruolo di vertice, ma una posizione significativa. La procura sta ora cercando di ricostruire nei particolari il "peso specifico" di Dell'Utri il quale, secondo quanto si è appreso, non risulta socio di persone o società, non ha prestanome e non risulta, soprattutto, interessato ai progetti dell'eolico in Sardegna. Non a caso il senatore del Pdl è indagato solo per violazione della legge Anselmi sulle società segrete e non anche per corruzione, reato, quest'ultimo, contestato agli indagati coinvolti anche negli accertamenti su nomine ed appalti relativi all'energia alternativa in Sardegna.
Il premier non verrà sentito
- Allo stato, si è appreso in procura, non ci sono illeciti accertati e tantomeno iscrizioni nel registro degli indagati, ma solo un approfondimento degli episodi evidenziati, alcuni dei quali già noti agli inquirenti. Gli stessi magistrati romani, infine, non intendono convocare come testimone il premier Silvio Berlusconi. Tale circostanza non era stata esclusa dall'avvocato Franco Coppi, difensore di Verdini, a proposito dei chiarimenti sul presunto dossier confezionato per screditare, in sede di campagna elettorale, l'attuale Governatore della Campania Stefano Caldoro.
30 luglio 2010
Redazione Tiscali