P3, Berlusconi: "Una montatura". Ma i giornali riportano le intercettazioni della "operazione Insider"

Berlusconi ha una sua opinione sulla vicenda dell’eolico e della cosiddetta P3: “E’ tutta una montatura”. Il premier, che risultò iscritto alla P2, fa notare come non ci siano estremi di reato e l’associazione segreta sia tutta da dimostrare, visto che dagli atti “risultano solo le attività scomposte di due pensionati che millantavano credito, due ignoti personaggi che nessuno conosce, ma ci rendiamo conto?”. Quanto al faccendiere sardo, Flavio Carboni, il capo del governo ironizza sulla sua pericolosità: “Altro che pericolo pubblico. La verità, secondo il premier, è che non si mette in galera uno che ha settantotto anni e pure tre by-pass”.
Ma proprio oggi sui giornali si parla delle intercettazioni rapportabili alla “operazione Insider”. Quindicimila pagine che racchiuderebbero, attraverso la trascrizione di ore e ore di telefonate, la conferma dell’esistenza di una “associazione” tesa a ordire trame, pilotare affari, garantire assunzioni e creare carriere politiche. Attori dell’intreccio di telefonate imprenditori, faccendieri, magistrati e politici. Tra questi Denis Verdini (coordinatore del Pdl) e Marcello Dell’Utri (uno dei fondatori di Forza Italia).
Come scrive Repubblica i manovratori di questa organizzazione, che i giudici definiscono di stampo “massonico” e in violazione della legge Anselmi, sarebbero stati l’ex appartenente alla loggia P2 Flavio Carboni, il tributarista Pasquale Lombardi e l’imprenditore Arcangelo Martino. Sarebbero stati loro a tirare le fila, cercando di influire su nomine politiche e di magistrati, a tentare di fare affari movimentando soldi che, a volte, transitavano per il Credito Cooperativo fiorentino di Denis Verdini. Ma le intercettazioni denunciano anche l’esistenza di rapporti con magistrati, Csm, e procure. Evidenziano il tentativo di avvicinare i Pm di Firenze che indagavano sul G8. A scriverlo i carabinieri di Roma nella informativa del 18 giugno scorso. “Le attività degli indagati rivelano una vera struttura riservata che svolgeva in modo sistematico e pianificato una intensa e indebita attività di interferenza sull’esercizio delle funzioni di organi di amministrazioni pubbliche allo scopo di ottenere vantaggi economici o di altro tipo”. Si tratta di un gruppo che “si giova dell'appoggio di due referenti politici, i parlamentari Dell'Utri e Denis Verdini. Altri personaggi vicini al gruppo che prendono parte alle riunioni nel corso delle quali vengono impostate le principali operazioni e che paiono fornire il proprio contributo alle attività d'interferenza sono individuati nei giudici Arcibaldo Miller, Antonio Martone ed il sottosegretario alla giustizia, Giacomo Caliendo”.
Secondo i carabinieri una delle operazioni più importanti avrebbero riguardato il “Lodo Alfano” di cui si parla a casa di Verdini, per “pianificare l’avvicinamento di alcuni giudici costituzionali”. All’incontro erano presenti Dell’Utri, Flavio Carboni, Martino, Lombardi ed alcuni alti funzionari dello Stato. Nel rapporto risulta anche una conversazione tra Lombardi e Cosentino, candidato alla presidenza della regione Campania, poi sostituito dopo essere stato raggiunto da una richiesta di custodia cautelare in carcere. Proprio in questa conversazione i due parlano di Gianni Letta che dovrebbe intervenire per favorire Cosentino. Lombardi invita Cosentino ad andare da Letta. Il giorno dopo Lombardi chiama Carboni e gli chiede se Letta gli ha telefonato. L’ex faccendiere risponde di no e Lombardi gli assicura che lo farà. Ma Letta non chiama.
In un’altra intercettazione sono Dell’Utri e Carboni a parlare della “opposizione feroce di Fini alla candidatura di Cosentino”. In un’altra ancora i due parlano dei vertici del Pdl che insistono sulla candidatura di Caldoro alla Presidenza della giunta campana, malgrado le segnalazioni su presunti e falsi scandali che avrebbero potuto coinvolgere il candidato governatore. Emerge, cioè, una attività di dossieraggio tesa a far sì che Caldoro “si faccia da parte”. Il tutto per cercare di “perseguire interessi del gruppo. Tanto che, non avendo successo l’attività contro Caldoro, l’organizzazione valuta addirittura l’ipotesi di “appoggiare il candidato della sinistra”. Sulla questione Caldoro, vi è una ulteriore conferma nella conversazione – anche questa intercettata dai carabinieri – tra Martino e l’assessore campano Ernesto Sica (che si è dimesso ieri) per concordare la campagna di diffamazione contro Caldoro. Sica dice di aver avvertito Verdini di essere pronto a candidarsi alla presidenza della giunta e di essere disposto a “mettere in piazza” tutto quello che sa su “episodi successi dall’agosto 2007 in poi”. Caldoro comunque alla fine viene eletto e la cosidetta P3 se la prende con Mara Carfagna, rea di averlo sostenuto.
Dalle conversazioni registrate emergono anche molti rapporti di Lombardi con numerosi vertici giudiziari, “tra questi – riporta Repubblica – il presidente della Corte di Cassazione e il procuratore di Firenze”. E si delinea un quadro di affari, dove somme di denaro si muovevano in direzione di politici e personaggi collegati a imprese pubbliche. Particolari le vicende delle iniziative sull’eolico in Sardegna e l’accordo quadro con una società a partecipazione pubblica nel Nord Italia. Sulla questione dell’eolico è significativa la parte in cui Carboni parla con Ignazio Farris, presidente dell'Arpas Sardegna, e si dice soddisfatto: “Ho fatto io un intervento abbastanza determinato. L'altro l'ha fatto Denis altrettanto chiaro e infine Marcello come sempre ha messo la sua... Tutto bene benissimo, non poteva andare meglio”.
13 luglio 2010
Redazione Tiscali
 
 
 
  
  

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