Il ministro Claudio Scajola continua ad affermare la sua estraneità a qualsiasi fatto men che regolare ma non accetta di giustificare il suo operato davanti al parlamento, come chiede l’opposizione intimandogli altrimenti di dimettersi. "Noi
proveremo ad insistere: Scajola spieghi come sono andate le cose in questa torbida storia", ma "se il ministro insiste nel suo rifiuto, non resta che una strada",
assicura Angela Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd. Una opinione che comincia a farsi strada anche all'interno della maggioranza. "Ferma restando la solidarietà umana, chi è colpito da accuse circostanziate - tali da negare, evidentemente, l'esistenza di un
fumus persecutionis - dovrebbe fare un'autonoma riflessione politica, e anteporre alle proprie legittime aspirazioni di esercitare l'azione di governo l'opportunità di fare un passo indietro per il bene del Paese e della maggioranza stessa", afferma il parlamentare del Pdl Fabio Granata, precisando che si tratta di "un discorso generale". Mentre la Idv ha addirittura presentato una mozione di sfiducia con l'auspicio "che gli altri non si tirino indietro". "Politicamente parlando - sostiene il leader dell'Italia dei Valori Di Pietro- è stato preso con il sorcio in bocca: vai a casa Scajola". Il costruttore Diego Anemone nega invece di aver dato denaro all'architetto Zampolini: "Non ho dato denaro a nessuno, tanto meno ad Angelo Zampolini, e non ho contribuito ad acquistare le case di nessuno".
Il Pd: riferisca in aula o mozione - "Dopo aver formalizzato ai presidenti di Camera e Senato la nostra richiesta di invitare il ministro Scajola a riferire in parlamento in tempi rapidi sulla vicenda relativa ad una compravendita immobiliare, i gruppi del Partito Democratico, qualora si trovassero di fronte ad una reiterata indisponibilità del ministro dello Sviluppo economico, adotteranno ogni necessaria iniziativa parlamentare nei confronti del ministro Scajola". Così i capigruppo di Camera e Senato Dario Franceschini e Anna Finocchiaro ipotizzano il ricorso del Pd alla mozione di sfiducia contro il ministro dello Sviluppo Economico.
Zampolini smentisce il ministro - L’architetto Angelo Zampolini, (con il suo avvocato Grazia Volo a fianco) racconta (verbale del 23 aprile) il ruolo ricoperto nell’operazione immobiliare del 2004 per l’acquisto dell’ormai famoso appartamento al Colosseo. “Il giorno del rogito portai gli assegni circolari direttamente al ministero, dove si doveva stipulare l’atto. Ricordo che erano presenti il ministro Claudio Scajola, le due venditrici e il notaio. Consegnai i titoli direttamente al ministro”, sostiene il professionista. Ovviamente con questa dichiarazione, come mettono in rilievo il Corriere della Sera e Repubblica che la riportano, l'architetto smentisce la versione fornita da Scajola che ha escluso di aver ricevuto altri soldi oltre ai 610.000 euro di cui si parla nel documento notarile.
Il problema di quei 900mila euro in assegni - Proprio su questa incongruenza si preparano ad affondare le mani i pubblici ministeri di Perugia titolari delle indagini sui grandi appalti, Sergio Sottani e Alessia Tavernesi. In particolare porranno al ministro per lo sviluppo economico, che sarà sentito come persona informata sui fatti, una domanda: “Come spiega quei 900mila euro in assegni circolari provenienti dalla provvista 'nera' dell' imprenditore Anemone - attraverso un conto intestato al "riciclatore" Angelo Zampolini - e perché gli stessi 900mila euro sono stati consegnati a Barbara e Beatrice Papa senza che figurassero nei documenti per l'acquisto dell'abitazione in via Fagutale 2 a Roma, proprio di fronte al Colosseo?”.
L'indagine dei pm - I pm perugini sono infatti convinti che proprio la procedura seguita da Zampolini per l'appartamento acquistato da Scajola, ma anche per quelli del generale della guardia di Finanza ora all'Aisi, Francesco Pittorru, e del figlio di Angelo Balducci, Lorenzo (anche loro saranno sentiti), sia il modo escogitato dall'architetto per 'nascondere' i "delitti contro la pubblica amministrazione" commessi per conto della 'cricca' facente capo ad Anemone. In sostanza, è l'ipotesi di lavoro dei pm - che ora attendono la decisione del tribunale del Riesame sulla richiesta di arresto per lo stesso Zampolini, per il commercialista Stefano Gazzani e per il funzionario pubblico Claudio Rinaldi dopo il rigetto del Gip, secondo il quale la competenza territoriale spetta a Roma - il passaggio di denaro sarebbe legato ad irregolarità nell'aggiudicazione degli appalti e non escludono dunque che le operazioni siano state fatte per mascherare delle tangenti.
Scajola non risulta indagato - Il ministro delle Attività Produttive al momento non risulta indagato, così come gli altri nomi, alcuni anche di importanti funzionari pubblici, su cui la procura di Perugia sta facendo accertamenti. Ma non è escluso che nei prossimi giorni possano esserci delle novità, anche sulle base delle indagini delegate alla guardia di Finanza sui 240 conti correnti che avrebbe gestito Zampolini, dai quali sono transitati centinaia di assegni per un valore di poco meno di tre milioni, girati a diversi personaggi. A far cadere il velo su questo aspetto è stato un tunisino, Laid Ben Hidri Fathi, indicato come l'ex autista tuttofare sia di Angelo Balducci sia del costruttore
Diego Anemone.
Messaggi e buste di contenuto sconosciuto - E' stato lui, sentito il 25 marzo a Firenze, a rivelare di aver avuto, per conto di Balducci, una serie di contatti con "vari soggetti, alcuni dei quali ministri, a cui consegnava - si legge nelle carte dell'inchiesta - messaggi o buste di contenuto sconosciuto". Buste i cui mittenti erano lo stesso Balducci e Anemone. Fathi ha messo a verbale di aver consegnato a Zampolini 500mila euro in contanti che, a suo dire, sarebbero serviti, insieme ad altro denaro, proprio per l'acquisto dell'appartamento di Scajola.
Il tunisino fa il nome di Lunardi - Tra i ministri, il tunisino ha fatto anche il nome di Pietro Lunardi, all'epoca dei fatti titolare delle Infrastrutture. Lunardi però si difende e contrattacca: "non ho mai visto e conosciuto" Fathi. L'ex ministro ha invece ammesso rapporti sia con Balducci che con Anemone. In particolare, quest'ultimo si è occupato di "alcuni lavori in campagna da me - ha spiegato Lunardi - interventi specialistici che solo lui poteva fare. Si tratta di lavori che ho regolarmente pagato, le carte lo dimostrano". Operazioni lecite, prosegue, anche per quanto riguarda l'acquisto di un immobile a Roma di proprietà di Propaganda Fidae. "Ho acceso un mutuo - dice Lunardi - ho i documenti in regola e posso provarlo".
Attesi i risultati della rogatoria internazionale - I pm perugini, prima di decidere le prossime mosse, attendono anche i risultati della rogatoria internazionale avviata nei giorni scorsi, poiché dalla Banca d'Italia sono arrivate segnalazioni che riguardano depositi all'estero riconducibili sia a Balducci sia a Rinaldi: la procura del Lussemburgo ha segnalato l'esistenza di conti correnti per 2 milioni e di Balducci per 3, mentre in Svizzera sarebbe stato acceso un contro da Rinaldi la cui entità non è stata accertata.
Di Pietro: "Preso con il sorcio in bocca" - Non concede attenuanti al ministro Scajola l'ex pubblico ministero Antonio Di Pietro. "Usciamo dal ridicolo e dalla ipocrisia - afferma - Mi pare che ci siano elementi tali per cui, a prescindere dal fatto giudiziario, ci sia una responsabilità politica grossa come una casa". Il leader dell'Idv lo afferma a Pescara e aggiunge: "Politicamente parlando è stato preso con il sorcio in bocca: vai a casa Scajola".
03 maggio 2010
Redazione Tiscali