Le indagini sull'ex vice presidente della Puglia partono dalle dichiarazioni di Giampaolo Tarantini che aveva riferito agli inquirenti baresi i rapporti avuti quando Frisullo sedeva alla poltrona della Regione. L' imprenditore aveva dichiarato ai giudici Ciro Angelillis, Eugenia Pontassuglia e Giuseppe Scelsi di aver offerto a Frisullo escort e denaro per ottenere appalti con la Asl di Lecce. Frisullo avrebbe, secondo le indagini, accettato questo scambio. L'uomo del PD è ora accusato di associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Oltre all'ex vicepresidente della Giunta regionale pugliese Sandro Frisullo, il provvedimento restrittivo, riguarderebbe altre tre persone, tra cui un primario e due funzionari della Asl di Lecce. Un arresto, quello di Frisullo, che arriva dopo tempo dall'inizio delle indagini e che, per certi ambienti della opposizione, fa pensare, in questo caso sì, a una giustizia a orologeria. Chissà se Alfano manderà i suoi ispettori anche a Bari.
Fu sollevato subito dall'incarico da Nichi Vendola - Sandro Frisullo, assessore allo Sviluppo economico e vicepresidente della Regione, fu sollevato dal suo incarico il 30 giugno scorso, quando il governatore pugliese Nichi Vendola, al quale aveva comunque rimesso il proprio mandato, azzerò l'intera giunta regionale attraversata dalle inchieste sulla sanità. Benché non avesse ancora ricevuto alcuna informazione di garanzia, il suo nome prese a circolare sui giornali in merito all'inchiesta sul giro di escort messo su in favore dei politici dall'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini. Nella stessa riunione nella quale fu azzerata la giunta, fu anche decisa la sospensione cautelare del direttore generale della Asl Bari, Lea Cosentino, anche lei coinvolta in una delle inchieste sulla sanità per turbativa d'asta e tuttora ai domiciliari. Frisullo ha sempre detto di essere innocente, pur ammettendo di aver commesso errori e leggerezze. A settembre in una lunga lettera ai dirigenti nazionali e locali del suo partito, il Pd, scrisse: "Sono certamente consapevole degli errori e delle leggerezze che ho commesso e per le quali chiedo scusa" al "punto da trarre le più radicali conseguenze dimettendomi da assessore regionale. Ma non ho inteso né intendo subire un feroce linciaggio mediatico"
I reati contestati - Secondo quanto si apprende dalla Procura di Bari, i reati contestati nell'ordinanza emessa dal Gip sono associazione per delinquere finalizzata a commettere un numero indeterminato di reati contro la Pubblica Amministrazione e contro la Fede Pubblica e turbativa d'asta. Il primo reato fa riferimento all'attività svolta dalla Asl di Lecce, in particolare nella gestione delle gare e delle trattative per l'acquisto di attrezzature sanitarie e strumentari chirurgici e per l'affidamento dei servizi da espletare nell'ambito delle relative strutture sanitarie. Una gestione che gli investigatori ritengono sia stata attuata avvantaggiando le società dei fratelli Tarantini. Per quanto riguarda la turbativa d'asta, il Gip ha riconosciuto che Sandro Frisullo si adoperava per accreditare i fratelli Tarantini per far ottenere alle aziende a loro riconducibili commesse in cambio del pagamento di somme di danaro in contanti, favori di natura sessuale e altri vantaggi patrimoniali, come l'uso di autovettura e autista, acquisiti presso esercizi commerciali, fino a servizi di pulizia nella propria abitazione.
Lo scandalo pugliese e il sistema Tarantini - Lo scandalo della Regione Puglia ha visto coinvolta la giunta locale. I nomi erano quelli di Alberto Tedesco, assessore alla sanità, nonché imprenditore del settore elettromedicale . Poi il direttore generale del policlinico di Bari Vitangelo Dattoli, il primario di ortopedia Vittorio Patella, la direttrice di un centro riabilitativo Ilaria Tatò, il direttore generale dell’Asl di Bari Lea Cosentino e l’imprenditore Enrico Intini. Al centro di tutto - appunto - quel Gianpaolo Tarantini diventato famoso dopo le intercettazioni che facevano emergere il suo incarico di
procacciatore di escort per il presidente del Consiglio.
L’inchiesta su Tarantini e le escort - A
settembre del 2009 la guardia di finanza sottopone a fermo per spaccio di stupefacenti Gianpaolo Tarantini. L'imprenditore barese viene indagato nell'ambito delle inchieste sulla sanità in Puglia e su un giro di escort che sarebbero state portate a feste anche nelle residenze del premier Silvio Berlusconi. Il reato contestato è di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Il provvedimento cautelare è del pubblico ministero Giuseppe Scelsi, controfirmato dal procuratore della Repubblica, Antonio Laudati. Il fermo era stato compiuto nell'aeroporto di Bari. Alla base del provvedimento "un forte inquinamento delle prove, con esigenze cautelari e un pericolo di fuga segnalato dalla forze di polizia alla procura".
18 marzo 2010