Cronaca

Par condicio, Paolo Gentiloni sul suo blog: "E adesso chi risarcirà la Rai?"

E' ancora forte la polemica dopo le fallite mediazioni sulla decisione di bloccare i programmi di approfondimento politico durante la campagna elettorale. Rivolgendosi al direttore della Rai, Masi, che martedì aveva dichiarato: "Non perderemo ascolti e non perderemo un euro di pubblicità", Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazioni del Partito Democratico, parla di "affermazione audace" e chiede "Chi risarcirà la rete pubblica?". 
Gentiloni sul blog: "Chi risarcirà la Rai" - "Quanto agli ascolti, la smentita è arrivata poche ore dopo", scrive Gentiloni sul suo blog. Il parlamentare spiega: "Ieri, esordio delle Tribune elettorali in prima serata (come da regolamento-bavaglio). Risultato, 2,4% per Rai Tre che le ospitava e disfatta Rai (37,5% contro il 42,5% di Mediaset). La chiusura dei programmi di informazione sostituiti dalle Tribune sta per fortuna premiando le tv che, grazie al Tar, possono continuare a fare i talk: l'altro ieri L'Infedele di Gad Lerner ha avuto ascolti non da La 7 ma da Rai.
Gentiloni parla dei mancati guadagni dalla pubblicità - "Quanto ai quattrini, scrive, Masi continua a sbandierare una lettera di 8 righe in cui la Sipra lo informa che sta cercando di recuperare gli spot previsti nei talk oscurati in 'spazi alternativi' e che considera questa operazione di recupero "possibile". Vedremo se la possibilità si tradurrà in realtà, visto che è molto difficile vendere 'spazi alternativi' a chi aveva prenotato spazi con un certo livello di ascolti. Esempio: ogni puntata di Anno Zero aveva 20 spot con una media di 60 mila euro ciascuno. Chi - conclude Gentiloni - risarcirà Rai della quota perduta di questi 1,2 milioni a puntata? Chi nel vertice Rai ha deciso di chiudere i talk show, nonostante la sentenza del Tar e l'invito dell'Agcom".
Di Bella conferma: "Grave danno per la Rai" - Alle parole di Gentiloni fanno eco quelle del direttore di Raitre, Antonio Di Bella. "Le tribune elettorali andate in onda ieri sera al posto di Ballarò hanno realizzato l'ascolto del 2,48% pari a 718 mila spettatori. La media di Ballarò è del 15,5% di share e di circa 4 milioni di spettatori", sottolinea in una nota Di Bella. "E' un grave danno per la rete e per l'azienda - afferma Di Bella - che abbiamo cercato invano di evitare in ogni modo proponendo soluzioni alternative che tenessero conto del regolamento della vigilanza. Al di là di valutazioni e polemiche politiche credo che siamo di fronte a una sconfitta per l'informazione, il giornalismo e anche la politica".
L'Unità lancia la campagna: attenti al canone - Il quotidiano diretto da Concita De Gregorio invita intanto i lettori a riprendersi dalla Rai i soldi di un mese di black out dell'informazione deciso dal Cda per l'ultima fase della campagna elettorale. Ovvero, ha calcolato l'Unità, 9 euro per ogni abbonato, pari a 125 milioni da a destinare ad altri scopi. L'Unità dice alla Rai "tenetelo pure, quel mese di canone. Ma fateci qualcosa di utile. Sono soldi pubblici, in fondo. E allora destinateli per emergenze pubbliche". Questo perché la Rai è un servizio pubblico e "come tutti i servizi pubblici , dovrebbe essere garantito e continuo. Non può essere
intermittente".
Merlo (Pd): "Iniziativa interessante" Secondo il vicepresidente della Vigilanza si tratta di "una proposta che ha un solo limite: e cioé - spiega Merlo in una nota - d'ora in poi chiunque potrebbe non pagare più il canone di fronte a trasmissioni di approfondimento giornalistico faziose e settarie, di fronte a tg che nascondono le notizie, di fronte a scelte aziendali che non trasmettono grandi eventi sportivi, di fronte a spettacoli indecenti, di fronte a sermoni politici senza contraddittorio, di fronte a trasmissione che esaltano il gossip. Insomma, una iniziativa che parte con ottime e lodevoli intenzioni e che può concludersi con un incitamento straordinario alla disobbedienza fiscale. Una conclusione molto simile, seppur con motivazioni opposte, a quella sostenuta negli anni scorsi dalla Lega Nord", conclude.
17 marzo 2010
 
 
 
 
  
 

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