"Chi mi ha portato via il mio cucciolo? Non ci posso credere che il mio cucciolo non ci sia più. Non posso credere che sia stato quel ...": piange disperata Catarina Mathas nella sua cella di isolamento nel carcere di Genova-Pontedecimo dove non ha potuto portare nemmeno un ciucciotto, un oggetto appartenuto al suo piccolo Alessandro a cui aggrapparsi in questo momento così buio della sua vita. Col passare delle ore si fa più forte in lei la consapevolezza di quanto avvenuto in quel lussuoso monolocale di Nervi martedì notte, della morte del suo bimbo, del fatto di essere accusata in concorso col suo accompagnatore di una notte, Giovanni Rasero, dell'omicidio del suo "cucciolo". Secondo gli i nquirenti il piccolo arrivato all'istituto Gaslini col cranio sfondato, segni di bruciature in un orecchio e all'inguine, ed ecchimosi riconducibili a pizzicotti sul collo, sarebbe stato seviziato e ucciso dalla madre e dal suo accompagnatore in preda agli effetti della cocaina.
Bimbo seviziato - Gli esami radiologici eseguiti sul piccolo hanno evidenziato fin da subito come fosse stato sottoposto ad una violenza "reiterata" compatibile con lo sbattimento contro un muro, un mobile o un pavimento. Uno sbattimento che ha provocato "lesioni interne nella parte posteriore del cranio, tali da determinare un vero e proprio avvallamento". E proprio di "sbattimento" ha parlato Rasero, nell'interrogatorio accusando la madre del piccolo. Mathas invece ha raccontato di non ricordare niente di quanto avvenuto. Di essere stata svegliata dall'uomo perché il bimbo non si muoveva più. Una dichiarazione, quella della donna, che il dirigente della squadra mobile Gaetano Bonaccorso definisce piuttosto "inverosimile", lasciando intendere che tra i due, pur ritenuti corresponsabili di omicidio volontario, è la giovane madre a trovarsi in una posizione più grave. Dichiarazioni in buona parte contrastanti, che ora saranno vagliate ed approfondite, confrontate col racconto di parenti ed amici, anche per capire se il bambino, avesse già subito violenze in passato.
I due erano sotto l'effetto della cocaina - Catarina Mathas ha parlato col suo legale. Continua a dare la sua versione, così come l'ha ripetuta per tre volte ieri sera davanti al pm Marco Airoldi, senza cadere in contraddizione, come spiega il legale. Un racconto che può essere sintetizzato in questo modo: alle 23.30 circa sono arrivati nell'alloggio di Nervi, lei e Rasero si sono fatti di cocaina, e dopo una mezzora circa è uscita lasciando il bimbo. E' stata fuori per un'oretta e al suo ritorno ha controllato che il piccolo, che riposava sul divano, stesse bene e poi si è messa a dormire. E' stato Rasero, alle 10.30 di marted' mattina, secondo il suo racconto, a svegliarla dicendole che Alessandro non si muoveva più, poi di corsa al pronto soccorso dell'istituto Gaslini.
Il questore: delitto efferato - "E' un delitto efferato che lascia una traccia in noi": ha usato queste parole il questore di Genova Filippo Piritore per definire l'omicidio del piccolo Alessandro, il bimbo di otto mesi. "Le dichiarazioni rilasciate dai due arrestati ci lasciano perplessi e devono essere approfondite", ha proseguito Piritore che ha voluto ringraziare la squadra mobile per la tempestiva soluzione del caso.
L'esperto: con cocaina aggressività incontrollata - "Quando una persona fa uso di cocaina e soprattutto se è in uno stato di intossicazione acuta si verifica una perdita di controllo della realtà e un disturbo, come per esempio il pianto di un bambino, diventa intollerabile al punto di volerne eliminare la causa": lo spiega il dottor Vico Ricci, responsabile del dipartimento salute mentale della Spezia e autore di studi per la Regione Liguria sugli effetti della cocaina. "La letteratura - spiega - è molto ricca di notizie sul comportamento violento da parte di persone che fanno uso di cocaina. La miscela cocaina-alcol, poi, è esplosiva". Nel caso della morte del piccolo Alessandro, secondo l'esperto, potrebbe essersi verificata "un'esplosione di violenza, una aggressività incontrollata"
17 marzo 2010