Francesco Tagliavia, 56 anni, il nuovo indagato nell'ambito dell'inchiesta sugli attentati del '93 a Firenze, Roma e Milano con le autobomba, è un esponente di spicco di Cosa Nostra. Il suo nome compare infatti in numerose inchieste di mafia. Affiliato alla cosca di Corso dei mille, una zona alla periferia orientale di Palermo, figlio del "cassiere" di Brancaccio Pietro, Tagliavia è stato condannato all'ergastolo per la strage di via D'Amelio in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta. Accusato di molti omicidi, viene indicato da numerosi pentiti come uno dei killer più spietati della cosca, molto attivo anche nel campo delle estorsioni. La procura di Firenze è arrivata ad indagare Francesco Tagliavia quale presunto concorrente nelle stragi del 1993-'94 anche grazie alle dichiarazioni fatte dal pentito Gaspare Spatuzza.
Citato in un libro - Il nome di Tagliavia, era citato nel libro mastro sequestrato al boss Ciccio Madonia, con l'abbreviazione nemmeno troppo fantasiosa di "Ciccio Taglia", una delle tre persone che gestivano la raccolta del pizzo e delle scommesse clandestine all'ippodromo di Palermo. La "carrierà criminale di Francesco Tagliavia fu interrotta bruscamente il 22 maggio del 1993, quando venne arrestato in una villa di Torretta, in provincia di Palermo.
Ha continuato a gestire i traffici dal carcere - In particolare impartendo disposizioni alla moglie, Giuseppa Sansone, che fu anche arrestata. La donna era stata inchiodata dalle registrazioni dei suoi colloqui in carcere con il marito. Gli investigatori riuscirono infatti a decrittare il contenuto delle conversazioni in cui il boss si diceva preoccupato per la comparsa di "pesci strani" (nuovi personaggi) che avevano "passato il mare" (erano sconfinati) e ora erano loro a chiedere il "pizzo" ai commercianti. E siccome la cosca era in difficoltà economiche, voleva che il figlio assumesse le iniziative necessarie per risolvere la situazione di quelli che in carcere "muoiono di fame". Alle vittime recalcitranti bisognava dunque far capire che "quando è Natale, è Natale per tutti". Ma dopo la una condanna in primo grado con l'accusa di concorso in associazione mafiosa, Giuseppa Sansone fu assolta in appello, insieme al marito. Secondo i giudici, infatti, l'uso di un linguaggio criptico non implica necessariamente che le conversazioni abbiano come oggetto attività illecite
La nuova ordinanza di custodia cautelare per le stragi mafiose del 1993-'94, disposta dal gip di Firenze, è stata notificata in carcere a Francesco Tagliavia, 56 anni, già detenuto. Tagliavia, secondo quanto spiegato, è indagato per strage, devastazione, detenzione di un ingente quantitativo di materiale esplosivo, in concorso con altre persone, tra le quali Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, Matteo Messina Denaro, Bernardo Provenzano, Salvatore Riina e Vittorio Tutino, tutti già condannati per l'inchiesta fiorentina sulla campagna stragista di Cosa nostra in continente, indagini che riguardano le autobombe che esplosero a Firenze, Milano e Roma, rispettivamente il 27 maggio, il 27 luglio e il 28 luglio del 1993 - causando 10 morti, 95 feriti e danni enormi al patrimonio artistico e religioso -, e i falliti attentati a Maurizio Costanzo a Roma (14 maggio 1993), allo stadio Olimpico (23 gennaio 1994) e al pentito Totuccio Contorno a Formello (14 aprile 1994).
In particolare, sempre secondo quanto spiegato, gli inquirenti contestano a Tagliavia di aver contribuito alla realizzazione degli attentati, essendosi attivato, in ragione anche della sua collocazione ai vertici della famiglia di Corso dei Mille, nell'organizzazione dei fatti di strage, e nella gestione della fase attuativa dei delitti, mettendo a disposizione alcuni esecutori e finanziandone le relative trasferte. Alla nuova ordinanza di custodia cautelare si è arrivati dopo oltre due anni di indagini - dirette dalla procura della Repubblica di Firenze e svolte dalla Dia di Firenze in collaborazione con i centri operativi della Direzione investigativa antimafia di Roma e Palermo - che hanno interessato Toscana, Sicilia, Lombardia, Abruzzo, Lazio e Marche.
Decisivo il contributo di Spatuzza - "Lo consideriamo attendibile, altrimenti non avremmo avviato di nostra iniziativa le procedure per ammetterlo al programma di protezione provvisoria a cui poi si sono associate Caltanissetta e Palermo". Così ha risposto il procuratore capo di Firenze Giuseppe Quattrocchi - premettendo "oggi parliamo di Tagliavia" - ai giornalisti che gli chiedevano dell'attendibilità di Gaspare Spatuzza anche quando fa riferimento al premier Silvio Berlusconi e a Marcello Dell'Utri. "Oggi - ha detto Quattrocchi - parliamo di Tagliavia. Tutti sanno che Firenze, dopo una serie di verifiche, ha ritenuto Spatuzza perfettamente attendibile. Non ci siamo innamorati di una tesi o di una persona. L'attendibilità è riferita alla possibilità di riscontrare fatti, posizioni, soggetti".
17 marzo 2010