"Innocenti e perseguitati". SI definiscono così in una breve lettera inviata al Tg2, Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati all'ergastolo e comparsi oggi in tribunale a Milano nel processo d'appello per la strage di Erba. "Io e mia moglie siamo perseguitati - si legge nella lettera - gli inquirenti hanno cercato di imporre la loro verità approfittando di una nostra debolezza psicologica (i due sono rei confessi, ndr). Speriamo che al processo di Appello tutti gli errori commessi dai giudici di primo grado vengano al pettine potendo così dimostrare la nostra innocenza".
Olindo: "Spero i nodi vengano al pettine" - Olindo e Rosa Bazzi - entrambi presenti in aula - nella lettera parlano di "sentimenti calpestati, diritti violati, negati da chi li dovrebbe garantire". La coppia parla di "violenza gratuita a una nostra debolezza psicologica" e i coniugi si definiscono "perseguitati e gettati in uno stato di disperazione". "Hanno cercato di imporre una loro verità - scrivono -, perché impedendo sistematicamente alla nostra difesa di esercitare - nonostante tutto - abbiamo fiducia nella giustizia". "Speriamo che al processo d'Appello tutti gli errori commessi dal giudice di primo grado verranno al pettine, potendo così dimostrare la nostra innocenza". La lettera si conclude con "cordiali saluti, Olindo e Rosa".
No al processo mediatico - A processo in Corte d'appello non sono ammesse le telecamere, ne altre forme di ripresa. "Non vogliamo un processo mediatico e non vogliamo che questa aula sia trasformata in un set - ha spiegato il presidente della corte d'assise d'appello, Maria Luisa Dameno -. Per questo non sono ammesse le telecamere e, se qualcuno riprendesse con altri mezzi, sarà allontanato dalla forza pubblica".
La difesa chiederà l'assoluzione - In via subordinata solleciteranno una perizia psichiatrica per stabilire se al momento del fatto Olindo Romano e Rosa Bazzi erano capaci di intendere e di volere. Uno dei difensori, il professor Nico D'Ascola, che è legale, tra l'altro, dell' imprenditore barese, Giampaolo Tarantini, ribadisce anche: "Chiederemo l'assoluzione - perché siamo convinti della loro estraneità.
Azouz Marzouk: "Non si può dimenticare" - "E' passato del tempo, ma sono cose che non si possono dimenticare", ha detto Azouz Marzouk, il tunisino che nella strage di Erba ha perso la moglie, il figlio di poco più di due anni e la suocera. "Non ho nessun dubbio sulla loro colpevolezza - ha detto Azouz - sono qui per avere giustizia". Vuoi rimanere in Italia? "Credo sia un mio diritto, di mia moglie e del bambino che nascerà in estate". Azouz è tornato ieri dalla Tunisia per assistere al processo. Era stato espulso dall'Italia dopo aver patteggiato una pena per spaccio di stupefacenti. Nei mesi scorsi, Azouz si è risposato con una ragazza italiana da cui aspetta un figlio.
Figlia di Frigerio: "Siamo indignati" - Al processo è presente anche la figlia dell'unico sopravvissuto, Mario Frigerio. L'uomo fu gravemente ferito alla gola ma riuscì a sopravvivere e divenne il principale teste dell'accusa, riconoscendo Olindo Romano come suo aggressore. L'ex netturbino fu poi condannato all'ergastolo con la moglie Rosa Bazzi. "Per noi è molto dura essere qui - ha detto Elena Frigerio - ma abbiamo voluto esserci". Quando le è stato chiesto che cosa pensasse dei motivi d'appello della difesa dei coniugi Romano, che ipotizzavano anche un delitto maturato all'interno della famiglia Castagna, Elena Frigerio ha risposto: "siamo indignati".
17 marzo 2010