Suicidio o omicidio? Il nodo lo dovranno sciogliere, anche alla luce di alcune osservazioni fatte dall’ex senatore della Lega Nord Erminio Boso, gli inquirenti. Il dubbio comunque è aleggiato anche durante la cerimonia, breve e sobria, che ha messo fine alle vicende terrene di Pietrino Vanacore. Il sacerdote che ha celebrato il rito funebre nella chiesetta della frazione di Monacizzo ha invitato tutti a "pregare per Pietrino perché Dio misericordioso possa donargli quella pace, quella serenità che il suo cuore ha sempre desiderato".
E' stato questo l'ultimo saluto della sua gente all'ex portiere dello stabile di via Poma a Roma, suicidatosi martedì scorso a 77 anni lasciandosi annegare nelle acque del litorale di Torre Ovo, in provincia di Taranto. La cerimonia si è svolta in un silenzio quasi irreale e in un clima all'esterno che lasciava trapelare tensione, come quella parola 'assassini' gridata da una donna mentre il feretro faceva il suo ingresso in chiesa. Nell'omelia il parroco don Gianluca Bleve ha ricordato come nella vita terrena "si cerchi sempre giustizia, amore, pace e serenità", sottolineando però che "attorno troviamo tanta difficoltà e la volontà umana è debole, fragile, si scoraggia". Paragonando la vita umana alla via Crucis affrontata da Gesù, il parroco ha ricordato che "dopo questa vita di difficoltà c'é un porto sicuro, il paradiso, c'é la pace". Al termine del rito funebre il feretro, coperto da un grande mazzo di rose rosse, scortato dai carabinieri, è stato trasferito al cimitero di Torricella.
"Quando mai un suicida si getta in acqua con una corda che lo lega per le gambe?". Boso, già vice presidente della commissione parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza nel 1996 fece numerose interrogazioni parlamentari sulla morte di Simonetta Cesaroni. E Boso si dice anche assolutamente certo che l'ex fidanzato di Simonetta, ora sotto processo, sia estraneo all'omicidio. "In questa vicenda - spiega - si è sempre cercato il colpevole, ma nessuno ha mai voluto far luce sul movente". Nel '96, da vice presidente della commissione di controllo sui servizi di sicurezza, Boso rivolse numerose interrogazioni sulla vicenda ai ministri dell'Interno e della Giustizia, per sapere se fosse vero che alcuni degli appartamenti dello stabile di via Poma, dove fu trovata morta la ragazza, erano nelle disponibilità del Sisde.
"Avevo saputo anche - spiega Boso, ex europarlamentare e oggi consigliere comunale di Borgo Valsugana - che i computer dell'ufficio dove lavorava Simonetta Cesaroni prima di arrivare all'Aig, l'associazione ostelli della gioventù da cui dipendeva la ragazza, erano stati utilizzati dal Sisde". "Ho fatto tante interrogazioni parlamentari su questo - aggiunge Boso - ed anche sulla figura di Roland Voller, il teste che per primo tirò in ballo Federico Valle (poi prosciolto), e che risultava aver avuto contatti con i Servizi, oltre ad aver in uso un telefono cellulare intestato al ministero dell'Interno, ma nessuno mi rispose mai".
Anche per questo, secondo Boso, la vicenda di via Poma, così come il caso dell'Olgiata "rientrano nell'Italia dei misteri, degli omicidi di Stato, dei suicidi dove le persone sono aiutate a morire". L'ex senatore ricorda anche come un'altra traccia del Sisde nella vicenda fu rappresentata dall'uomo che per primo arrivò sul luogo del delitto il 7 agosto 1990, un poliziotto allora in servizio alla questura di Roma, Sergio Costa, genero dell'ex capo del Sisde e della Polizia, Vincenzo Parisi, che aveva lasciato i servizi nel gennaio '90 ma vi ritorno' nel novembre dello stesso anno. "La ragazza - ipotizza l'ex senatore - potrebbe aver trovato nella memoria del computer qualcosa di serio, compromettente, ne avrebbe parlato con i sui superiori e ciò potrebbe aver deciso la sua sorte".
Intanto, con lo spettro della morte di Vanacore riprende domani nell'aula bunker del carcere di Rebibbia il processo a Raniero Busco per l'omicidio dell'ex fidanzata Simonetta Cesaroni, massacrata a Roma con 29 coltellate il 7 agosto 1990 nella sede dell'associazione degli ostelli della gioventù in via Carlo Poma. Ancora incerta la presenza di Giuseppa De Luca, vedova Vanacore , e del figlio Mario, due dei testimoni citati per l'udienza di domani, la quarta, davanti ai giudici della corte di assise presieduta da Evelina Canale. I due potrebbero motivare l'eventuale assenza di domani con il legittimo impedimento per lutto. Entrambi, tuttavia, potranno comunque avvalersi della facoltà di non rispondere in quanto ricoprono la veste di indagati in procedimento connesso. Il programma di domani prevede, tra l'altro, le audizioni di Salvatore Volponi, ex datore di lavoro di Simonetta, e del figlio Luca.
11 marzo 2010