"All'interno di Fastweb e Telecom Italia Sparkle vi erano dei dirigenti ben consapevoli delle illiceità delle operazioni che dovevano consentire di accumulare grosse somme di denaro frutto dell'attività illecita attraverso il meccanismo della frode dell'Iva. Queste operazioni consentivano alle società di aumentare in maniera rilevante il loro fatturato e di aver dei margini apparentemente legali di guadagno che giustificavano commercialmente le operazioni stesse".
Così ha detto l'ex senatore del Pdl, Nicola Paolo Di Girolamo nell'interrogatorio davanti agli inquirenti della Procura di Roma, nell'ambito dell'inchiesta sulla rete di riciclaggio internazionale. Il verbale dell'atto istruttorio, che si è svolto martedì nel carcere di Regina Coeli, è stato depositato oggi al tribunale del riesame. "Nell'affare traffico telefonico i nomi che ricorrevano e venivano fatti da Focarelli erano quelli di Zito, Crudele, Comito, Catanzariti e Mazzitelli. Si tratta delle persone con cui Focarelli diceva di avere dei contatti operativi per le operazioni di traffico telefonico ed immagino proprio che fossero a conoscenza della illiceità delle operazioni".
All'inizio dell'interrogatorio Di Girolamo ha spiegato, rispetto all'operazione 'Phuncard', di non conoscere "la genesi e l'iniziale sviluppo" ma che questa era stata organizzata dai due imprenditori arrestati, Gennaro Mokbel e Carlo Focarelli. Si aggira intorno ad 1,7 milioni di euro il “compenso personale” dell'ex senatore del Pdl, Nicola Di Girolamo, per il “lavoro” reso al “gruppo Mokbel”. È quanto risulta dal verbale dell'interrogatorio tenuto dall'ex parlamentare ai pm di Roma, Giancarlo Capaldo, Francesca Passaniti e Giovanni Bombardieri, che indagano sul maxiriciclaggio di due miliardi di euro.
Le società aumentavano il fatturato - Per l'ex parlamentare "queste operazioni consentivano alle società telefoniche di aumentare in maniera rilevante il fatturato e di avere dei margini apparentemente legali di guadagno che giustificavano commercialmente le operazioni stesse". Quanto all'operazione 'Phuncard', Di Girolamo spiega ai pm che sa del coinvolgimento di dirigenti Fastweb di cui però non conosce i nomi.
I dirigenti coinvolti - Secondo quanto affermato da Di Girolamo, i dirigenti a conoscenza dell'attività illecità erano, per Telecom Italia Sparkle, l'ex amministratore delegato, Stefano Mazzitelli, l'ex responsabile dell'Area regioni europee della società, Massimo Comito, e l'ex responsabile del Carrier sales Italy, Antonio Catanzariti. Mentre per Fastweb i dirigenti erano l'ex responsabile Grandi aziende, Bruno Zito, e l'ex dipendente della Divisione residenziale, Giuseppe Crudele. Di Girolamo individua come "le persone con cui Carlo Focarelli (la mente finanziaria della truffa da 365 milioni ai danni del fisco, secondo gli inquirenti) diceva di avere contatti operativi per le operazioni di traffico telefonico ed immagino proprio che fossero a conoscenza dell'illiceità delle operazioni".
Frode da 360 milioni di euro - Il profitto illecito legato alla frode Iva, messa in atto dall'organizzazione gestita da Gennaro Mokbel, è "sostanzialmente di circa 360 milioni". Lo afferma l'ex senatore Nicola Di Girolamo, nel verbale dell' interrogatorio sostenuto il 9 marzo nel carcere di Regina Coeli davanti ai pm di Roma Di tale somma - si legge nel verbale dell'interrogatorio di Di Girolamo - a dire del Mokbel, circa 140 milioni erano divisi tra il cosiddetto "gruppo Mokbel", il cosiddetto "gruppo Focarelli" ed il cosiddetto 'gruppo degli inglesi'; la restante parte, depurata dei costi di gestione dell'intera operazione (costituzione di società eccetera) e dal profitto apparentemente lecito che doveva essere 'guadagnato' dalle società, che altrimenti non avrebbero avuto ragione di effettuare quelle medesime operazioni commerciali, era il profitto illecito dei dirigenti delle società telefoniche Fastweb e Telecom Italia Sparkle direttamente coinvolti nelle frodi". Di Girolamo afferma di non essere "in grado di precisare le modalità di divisione e di erogazione di tali somme illecite che spettavano ai dirigenti delle società telefoniche".
Mokbel il braccio, Focarelli la mente - "Ideatore delle operazioni sotto il profilo tecnico e delle relazioni all'interno delle società telefoniche era l'imprenditore Carlo Focarelli il quale, per la compiuta realizzazione delle stesse, necessitava del Mokbel per la predisposizione degli assetti societari e personali necessari alle frodi e al reimpiego". Lo afferma l'ex senatore Nicola Di Girolamo ai magistrati di Roma, che lo hanno interrogato il 9 marzo scorso, sull'inchiesta per il presunto maxi riciclaggio di due miliardi di euro. Nel verbale l'ex parlamentare del Pdl ricorda di avere conosciuto Focarelli nel 2002-2003, quando gli fu presentato da Marco Toseroni, un altro degli indagati. "Successivamente, ad una cena con Carlo Focarelli - si legge - mi vennero presentati da questi quali soggetti in affari con lui, Gennaro Mokbel, sua moglie Giorgia Ricci e Fabio Arigoni", tutti indagati. Nel verbale Di Girolamo definisce Focarelli "una persona con interessi diversi in campo imprenditoriale ed una straordinaria competenza in materia di telecomunicazioni, di informatica e di operazioni Iva".
11 marzo 2010