Lo stabile di Via Poma (Ansa)
Lo stabile di Via Poma (Ansa) 

Cronaca

I condomini di via Poma: "Pietrino sapeva qualcosa". Il Pm indaga per istigazione al suicidio

La procura di Taranto indaga per istigazione al suicidio in relazione alla morte di Pietrino Vanacore. Il fascicolo è stata aperto nei confronti di ignoti. L'autopsia, affidata al medico legale Vito Sarcinella e alla quale hanno partecipano anche due consulenti della famiglia Vanacore e uno di Raniero Busco, l'unico indagato per l'omicidio di Simonetta Cesaroni, ha chiarito che l'uomo è morto per annegamento. Gli inquirenti sospettano che Pietrino Vanacore prima di gettarsi in acqua abbia bevuto un anticrittogamico diluito con acqua e abbia mangiato due pezzi di pane per non vomitare. Un filoncino di pane e una bottiglietta con residui di veleno sono stati trovati all'interno della Citroen di Vanacore. 
I condomini: sapeva qualcosa - "Pietrino aveva paura di camminare da solo per strada. Forse sapeva qualcosa". A distanza di venti anni dall'omicidio di Simonetta Cesaroni, la notizia della morte di Pietrino Vanacore alimenta nuove pagine di un giallo senza fine per gli inquilini dello stabile di via Poma a Roma che ora, rinchiusi nei loro uffici e negli appartamenti, riflettono sulle paure del loro vecchio portiere, trovato morto oggi in mare, vicino Torricella, in Puglia. Adesso il chiacchiericcio sull'appartamento dell'Aiag, il posto dove lavorava Simonetta Cesaroni e dove fu uccisa, per alcuni condomini non è più solo una semplice storiella.
Un traffico d'armi nell'ufficio - Molti rimangono della convinzione che quell'appartamento fosse "una copertura per mascherare il traffico d'armi in Iraq". E qualcuno aggiunge: "Forse Pietrino sapeva e non ha retto ad una pressione che avvertiva dentro di sé". Qualcun altro si scaglia invece contro i magistrati ed i giudici: "Vanacore è una vittima del sistema giudiziario - accusano - probabilmente il suo è stato un gesto di disperazione. Anche Federico, il figlio dell'avvocato Valle, è stato tormentato per anni". Il vecchio portiere è descritto da tutti come un tipo chiuso, ma sempre educato e gentile, un uomo semplice.
Nell'appartamento del delitto c'è uno studio - Nello stabile, formato da diversi palazzi in una zona elegante del quartiere romano delle Vittorie, con un cortile che ha al centro una fontana, ci sono molti studi e uffici di professionisti. C'è un via vai di avvocati, notai e impiegati. Tra questi c'è Laura, che lavora nell'appartamento del delitto di Simonetta, dove da anni c'è uno studio notarile. Quel luogo adesso è completamente cambiato. "Ma da noi viene ancora gente per chiedere di filmare l'appartamento - spiega Laura -, sono soprattutto giornalistì".
Da 18 anni Vanacore non lavora più a via Poma - Nel frattempo aveva preso il suo posto un altro portiere, che è andato via dopo un incidente mortale accaduto alla moglie. "Non credo alle maledizioni", ha detto Silvia, la portiera di origine romena che oggi lavora nella stessa portineria che fu di Vanacore, anche se lei ammette: "Sì, nove anni fa quando sono arrivata ho fatto benedire questo posto". L'altro portiere, Nicola, è ancora al suo posto. Lui, che aveva lavorato per qualche anno con Pietrino, è nervoso e colpito dalla morte dell'ex collega: "Non l'ho più sentito da quando è andato via. Non so cosa potesse essergli successo nel frattempo". E proprio oggi Nicola è tornato a prendere il caffé e le sigarette nel bar alle spalle dello stabile, dove ogni tanto andava con Pietrino ma che dopo tanti anni è cambiato nell'aspetto. Qualcuno riferisce che è lo stesso posto dove Pietrino andò durante le ore in cui si verificò il delitto, ma senza riferirlo subito agli inquirenti. Aveva paura che lo licenziassero.
Incerta la presenza della vedova Vanacore all'udienza -  E' ancora incerta la presenza di Giuseppa De Luca, moglie di Pietrino Vanacore, e del figlio Mario all'udienza di venerdì prossimo per l'omicidio di Simonetta Cesaroni. "La famiglia è chiusa nel proprio dolore", ha dichiarato oggi l'avvocato Antonio De Vita, storico difensore di Vanacore, suicidatosi ieri, ed allo stato non è possibile immaginare se saranno a Rebibbia il 12 marzo prossimo, nell'aula della corte di assise dove si sta celebrando il processo a Raniero Busco. Entrambi, ha fatto notare De Vita, potrebbero invocare un rinvio per legittimo impedimento (il lutto) e, una volta in aula, avvalersi della facoltà di non rispondere essendo stati a suo tempo indagati in un procedimento connesso.
10 marzo 2010
 
 
 
 
  
 

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