Si è tolto la vita Petrino Vanacore. Fu il portiere dello stabile di via Poma a Roma, dove il 7 agosto 1990 fu uccisa Simonetta Cesaroni. L'uomo si è suicidato a Torricella in provincia di Taranto nella notte tra lunedì e martedì. Il 12 marzo avrebbe dovuto testimoniare al processo contro l'ex fidanzato della Cesaroni, Raniero Busco.
I bigliettini ritrovati - Il cadavere di Pietro Vanacore è stato trovato in mare, nella acque antistanti Torre Ovo, nella marina di Maruggio: aveva al collo una corda legata ad un grosso albero e quindi ad una pietra che servisse a tenerlo sott'acqua. I carabinieri e la polizia intervenuti sul posto hanno rinvenuto due biglietti. Uno sul tergicristallo dell'auto e uno all'interno della vettura trovata poco distante dal luogo del rinvenimento del corpo. In entrambi, secondo quanto si è appreso da fonti investigative, l'ex portiere di via Poma avrebbe scritto lo stesso messaggio: "20 anni di martirio senza colpa e di sofferenza portano al suicidio".
Prima di suicidarsi, Vanacore potrebbe essersi narcotizzato. Gli investigatori hanno trovato nella sua vecchia Citroen, con la quale aveva raggiunto la spiaggia, una bottiglia con un liquido di colore blu. Secondo il pm, Maurizio Carbone, è presumibile che Vanacore abbia ingerito quel liquido per stordirsi prima di lasciarsi cadere in mare. Sarà l'autopsia - ha detto il magistrato - a confermare questa eventualità. L'ipotesi - fanno notare gli investigatori - sarebbe suffragata anche dal fatto che in quel tratto l'acqua è profonda sì e no un metro e difficilmente in condizioni normali Vanacore vi avrebbe potuto trovare la morte.
Il figlio: mio padre fatto a pezzi per 20 anni - "Mio padre è stato condannato senza un processo. Lo hanno distrutto, lo hanno fatto a pezzi". E' amareggiato Mario Vanacore, figlio di Pietrino. "Sono passati vent'anni, eppure tutte le volte che si è parlato della mia famiglia è stato solo per massacrarci", ha ribadito ad alcuni giornalisti che lo hanno interpellato. "Hanno reso la vita di mio padre un inferno", rincara l'uomo che vive a Torino e fa il portiere in uno stabile dell'elegante quartiere della Crocetta. "Aveva tanti progetti, voleva comperare una casa - ricorda ancora - ma ha dovuto utilizzare tutti i risparmi che aveva per pagarsi gli avvocati".
Il difensore Busco: "Ha vissuto con rimorso" - "La morte di Vanacore è troppo vicina alla scadenza processuale per non essere collegata. Lui ha vissuto con rimorso sulla coscienza questa storia, e non perché fosse l'autore dell'omicidio, ma perché sapeva". Così l'avvocato Paolo Loria, difensore di Raniero Busco, sotto processo per l'omicidio di Simonetta Cesaroni, commenta la notizia del suicidio dell'ex portiere di via Poma. "Non so come interpretare questo fatto - ha aggiunto - l'ho saputo 20 minuti dopo che era successo. Evidentemente, però, non poteva parlare neanche a distanza di anni. Non se l'é sentita, in sostanza, di affrontare i giudici e gli avvocati in aula".
Il processo - Vanacore fu imputato nel processo sulla morte di Simonetta Cesaroni. Ma non c'erano elementi sufficienti per far processare in Corte d'Assise il giovane Federico Valle e Pietrino Vanacore, il portiere dello stabile di via Poma dove fu assassinata Simonetta Cesaroni. Ribadendo un concetto piu' volte espresso nei mesi scorsi, la Cassazione ha spiegato nelle diciannove pagine della motivazione della sentenza, con la quale sono stati definitivamente prosciolti il ragazzo e il custode, per quale ragione è stato respinto il ricorso presentato dalla Procura generale presso la Corte d' Appello della capitale.
Perché venne sospettato - Secondo gli investigatori nella scala B il pomeriggio del 7 agosto 1990 c'erano sono solo due persone, Cesare Valle e Simonetta Cesaroni. Nessun estraneo fu visto entrare. Vanacore, il portiere dello stabile B, si assenta dalle 17.30 alle 18.30, orario dell'omicidio. Questa per gli inquirenti era la soluzione del caso. Pietrino Vanacore passò 26 giorni in carcere, poi il suo avvocato convinse i giudici a farlo uscire. Ad un esame approfondito, le tracce di sangue sui pantaloni risultarono essere dello stesso Vanacore, che soffriva di emorroidi. Inoltre venne sostenuta la tesi che chiunque avesse pulito il sangue di Simonetta si sarebbe sporcato gli abiti. E poiché Vanacore indossò gli stessi abiti per tre giorni di fila - dal 6 agosto all'8 agosto 1990 - e su di essi non venne trovato il sangue di Simonetta, per questo venne scagionato. Le circostanze assai sospette lo fecero rimanere l’obiettivo numero uno della polizia, ma accertamenti sul Dna del sangue ritrovato sulla maniglia della porta della stanza dove venne ritrovato il corpo, scagioneranno ulteriormente Pietrino Vanacore.
Seconda archiviazione meno di un anno fa - Era stata archiviata poco meno di un anno fa, nel maggio 2009, una seconda indagine che Pietrino Vanacore aveva subito in relazione all'uccisione di Simonetta Cesaroni. I pm inquirenti (Ilaria Calò e Giovanni Ferrara), nell'ambito dell'indagine su Renato Busco, ex fidanzato della giovane donna uccisa, il 20 ottobre 2008 avevano infatti disposto una perquisizione domiciliare nella casa pugliese di Pietrino Vanacore, perquisizione che non aveva portato a nessun risultato utile.
Tornato al suo paese d’origine - Vanacore, dalla metà degli anni Novanta, era tornato a vivere con la moglie nella sua terra, a Monacizzo, dove appunto fu compiuta la perquisizione. Monacizzo - che si trova a poca distanza dal luogo nel quale oggi è stato trovato il corpo - è una frazione del comune di Torricella di poco più di 100 abitanti su una collinetta a 52 metri sul livello del mare, nel Golfo di Taranto. Altra frazione di Torricella è Torre Ovo-Librari-Trullo di Mare, nelle cui acque Vanacore si è suicidato.
Sindaco di Torricella: Vanacore non era preoccupato - "Noi qui non abbiamo mai creduto che Pierino abbia potuto fare quello di cui veniva sospettato, mai, neanche per un solo minuto": lo dice il sindaco di Torricella, Giuseppe Turco, medico e molto amico dell'ex portiere. Per il sindaco, Pietro Vanacore negli ultimi tempi non sembrava preoccupato e pareva assolutamente tranquillo. "Tra me e Pierino - racconta il sindaco - c'era un legame di amicizia. Eravamo tutti molto legati a lui perché era una persona riservata, educata, tranquilla. Un uomo meraviglioso". "Sono rimasto molto colpito - dice ancora il medico - perché ero stato a casa di Pierino non più di 30 giorni fa e mi era sembrato assolutamente tranquillo, per niente preoccupato. Mi aveva chiamato per un piccolo problema di salute, niente di che. Mi chiamava ogni volta che aveva bisogno di un parere medico per problemi legati all'età. E quando sono andato a casa sua abbiamo preso un caffè insieme e abbiamo chiacchierato come facevamo sempre". "Pierino - aggiunge Giuseppe Turco - era una persona molto equilibrata; del suo passato non abbiamo mai parlato, non amava molto parlare".
09 marzo 2010