Le bare delle vittime del terremoto all'Aquila (Ansa)
Le bare delle vittime del terremoto all'Aquila (Ansa) 

Cronaca

Il terremoto seminava morte e loro ridevano. La rabbia dell'Abruzzo sul Web, Cialente: "Che schifo"

di Ignazio Dessì
Soldi, appalti, donne e champagne: un cocktail caratteristico di un certo sistema ("gelatinoso") made in Italy che continua a coinvolgere imprenditori, amministratori e politici. Un cocktail corrosivo, mistura mefitica per la democrazia che, anche in questa “seconda repubblica”, rischia di veder saltare il coperchio di una pentola che, probabilmente, contiene qualcosa di grosso, come ha sottolineato ieri ad Anno zero l’ex direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli. Ma c’è un altro ingrediente, ancora più nauseante, che le intercettazioni sul caso Bertolaso hanno messo in rilievo: il cinismo senza un briciolo di cuore di chi è disposto a lucrare anche sulla vita delle persone, sulla morte. “Occupati di ‘sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito... non è che c’è un terremoto al giorno”, dice l’imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli, direttore tecnico dell'impresa Opere pubbliche e ambiente Spa di Roma, associata al consorzio Novus di Napoli, al cognato Gagliardi, a proposito del triste avvenimento. Scherzano i due, incuranti delle immagini di disperazione che arrivano dalla città dell’Aquila distrutta dal sisma di quel 6 aprile.
E’ confortante tuttavia constatare quanto sdegno abbiano sollevato quelle parole, prive di qualsiasi calore umano, scevre di ogni senso di solidarietà, nella maggioranza della popolazione italiana. A migliaia stanno fiorendo sui social network i commenti a volte schifati, a volte increduli, su questo stralcio di conversazione emersa dalle intercettazioni dell’inchiesta sugli appalti della Protezione civile. Su Facebook è nato il gruppo “Quelli che a L’Aquila alle 3.32 non ridevano”, con migliaia di iscritti. Tra le iniziative proposte,  quella di una mobilitazione nella piazza principale dell’Aquila per domenica prossima.
I due imprenditori che conversano allegramente al telefono, con il simbolo dell’Euro nelle pupille, sono esponenti dell’élite ristretta ammessa a dividersi l’ambita torta degli appalti gestiti dalla Ferratella e dalla Protezione civile. Le loro frasi sono state definite dal sindaco dell’Aquila Massimo Cialente “frasi da sciacalli che fanno rabbrividire e fanno schifo”. Ci va giù duro il primo cittadino del capoluogo abruzzese colpito da quelle persone che “ridevano nel loro letto” in quella notte che ad altri lasciava solo le lacrime. E non gli si può dar torto. Si dice turbato il procuratore della Repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini, come il presidente della regione Abruzzo Gianni Chiodi che parla di “episodio riprovevole”. Mentre la presidente della provincia Stefania Pezzopane “inorridisce” pensando che quando loro erano lì a scavare perfino con le unghie, sperando di salvare delle vite, c’era chi sghignazzava “fregandosi le mani”.
Come si fa a non essere attraversati da almeno un alito di pietà per una tragedia che ha scosso il mondo? Eppure, fino a questo punto acceca la bramosia di denaro. Resta molto da riflettere, dopo episodi simili, sulla società dove viviamo e non si può far altro che affiancarsi al sindaco dell’Aquila quando si augura di incontrare “questi due signori per dire loro di vergognarsi”, aspettandosi solo le loro scuse. “Non a me – precisa Cialente – ma alla mia città”. Come dargli torto?
 
 
12 febbraio 2010
 
 
 
  
 

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