Sono un uomo e una donna i responsabili della rapina che, giovedì scorso a Torino, è costata la vita a Domenico Trichilo, 79 anni, l'anziano massacrato di botte per rubargli la pensione. Due giovani, fermati, di 23 e 25 anni, anche loro romeni, come i fratelli che hanno ucciso un ragazzino di 15 anni per una sigaretta negata.
Sempre a Torino, sempre nella stessa zona, il quartiere Borgo Vittoria. Due fatti di sangue in una settimana e quattro romeni finiti dietro alle sbarre, accusati di violenze brutali. Tutto nello stesso isolato che corre attorno alla chiesa di Nostra Signora della Salute. Una zona popolare, tra le case di ringhiera e le bancarelle del mercato rionale, sconvolta da questa spirale di odio. "Se si continua così c'é il rischio di un grave effetto domino", era stato l'allarme lanciato qualche giorno fa dal parroco, don Danilo Magni. "Bisogna fermare tutta questa violenza - aveva aggiunto - e al più presto".
E invece pochi giorni dopo l'omicidio del giovane George Munteanu, e l'arresto di due fratelli originari di Bacau di soli 26 e 17 anni, un'altra aggressione. La vittima, questa volta, è un anziano. I malviventi lo seguono dalla banca, dove ha appena prelevato i 900 euro della pensione, aspettano che arrivi a casa e lo colpiscono dentro l'androne di un palazzo al civico 6 di via Daun. "Dove hai messo i soldi, dacceli", urlano. E mentre uno lo blocca alle spalle, l'altro lo colpisce. Una, due, tre volte, fino a quando l'anziano cade a terra in una pozza di sangue. A dare l'allarme è la figlia della vittima, Paola.
Quando arrivano i soccorsi l'uomo è ancora cosciente. "Dove sono i miei soldi? Ci dovevo pagare l'affitto..", dice ai medici prima di perdere i sensi. Viene subito trasportato in ospedale, con una grave emorragia cerebrale. Tre giorni di agonia poi, lunedì pomeriggio alle 6, l'ultimo respiro. Le indagini della polizia si fanno sempre più serrate. Si vagliano le testimonianze, si guardano le immagini delle telecamere di sicurezza della zona. Fino all'arresto. I due vengono interrogati a lungo in questura. E ci sarebbero già le prime confessioni.
09 febbraio 2010