Cresce il numero di registri comunali e provinciali per il deposito del proprio testamento biologico. L’ultimo in ordine di tempo è quello appena istituito dal Comune di Firenze: con un via libera all'unanimità la giunta ha approvato il regolamento che permetterà ai cittadini di dare disposizioni sul fine vita. Il capoluogo toscano si unisce così a una lunga lista preceduta da Bologna, che ne fa parte da fine gennaio, Pisa, Genova, La Spezia, Vicenza, Polistena e alcuni municipi di Roma, contrariamente a quello che avviene in Campidoglio. Si unisce alle città “ribelli”
la provincia di Cagliari.
Ma quale valore legale hanno le dichiarazioni anticipate di trattamento? E, soprattutto che ne sarà dei testamenti biologici registrati fino ad oggi, dopo che sarà approvata una legge come quella auspica dal governo? Ne abbiamo parlato con la dottoressa Carla Cherchi, della Provincia di Cagliari,
Assessorato alle politiche sociali e della famiglia.
Chi ha registrato il proprio testamento biologico presso la Provincia di Cagliari, quale certezza può avere che siano rispettate le proprie volontà nel caso in cui si trovasse impossibilitato ad esprimerle?
“Nessuna certezza. Il cittadino che vuole esprimere la sua volontà ha molti ostacoli oggi. Noi operiamo in una situazione di vuoto normativo e ciò che offriamo è solo la possibilità di certificare la propria volontà. Ma i medici hanno il loro codice di autoregolamentazione e le loro competenze.”
I medici possono quindi decidere di ignorare le disposizioni lasciate?
“Il medico ha poteri e competenze che lo mettono in grado di decidere cosa sia meglio per il paziente. Se questo può esprimersi lo fa, ma se non è in grado l’ultima parole è del dottore. Le dichiarazioni anticipate consentono al malato di avere una voce ulteriore, di fare sapere la propria volontà quando non è più in grado di esprimerla. Ma il medico può comunque decidere di ignorarla.”
E in questo caso cosa può fare il depositario del testamento biologico, chi è stato scelto come tutore dal cittadino che non può più esprimersi?
“Può ricorrere alla magistratura e chiedere un provvedimento d’urgenza perché le volontà del paziente siano rispettate e vengano cessati i trattamenti non voluti. In questo caso il testamento di biologico ha funzione probatoria della volontà relativa alla scelta medica.”
Il testamento biologico viene sigillato all’atto della registrazione. Quando va aperto?
“Ricordo che l’amministrazione provinciale non conserva gli atti, li chiude e li sigilla all’atto della registrazione ma i documenti vengono poi riconsegnati al dichiarante e al suo tutore. Il testamento va aperto davanti al medico. Lo scopo del sigillo è dare garanzia che rispetto alla data certa della registrazione non ci sia stata modifica delle volontà testimoniate anche dall’atto notorio.”
Perché un medico dovrebbe rifiutarsi di rispettare le volontà del paziente espresse tempo prima?
“Il medico non può essere obbligato a rispettare la dichiarazione di fine vita. Il fatto è che i medici hanno molta più paura di essere accusati di omissione di soccorso. La denuncia per colpa medica è possibile se, per esempio, se uno dei parenti del malato che ha fatto testamento biologico si oppone alla sospensione delle terapie.”
Una strada irta di ostacoli quindi.
“Sì è per questo che da quando abbiamo istituito il registro nell’ottobre 2009, a fronte di più di 300 richieste, alla fine abbiamo registrato solo 32 testamenti. Molti si sono scoraggiati perché in definitiva si tratta solo di dare data certa della propria dichiarazione di volontà.”
Cambia qualcosa rispetto al deposito presso un notaio?
“Non cambia niente salvo il fatto che il notaio procede anche alla conservazione dall’atto, cosa che noi non facciamo.”
Cosa ne sarà dei testamenti biologici registrati dopo la promulgazione di una legge?
“Sarà necessario ripuntare il nostro intervento. Nel caso di una norma come quella allo studio in commissione parlamentare i testamenti biologici non avrebbero più valore.”
Perché prevedono la possibilità di scelta fra idratazione forzata o meno?
“Esatto, la nuova norma probabilmente escluderà la scelta. I documenti andranno rimodulati escludendo questa possibilità.”
In questo caso ai cittadini che non si arrendono cosa resterà da fare?
“Questo esula dalla mie competenze. Come pubblica amministrazione la Provincia non può che adeguarsi alle leggi. Oggi, in assenza di una legge, la Provincia ha istituito un registro con una decisione che è ovviamente di carattere politico. Ma se il governo promulga una norma che regola l’argomento, tutto va ripensato. Al cittadino non resterà che muoversi da solo: promuovere un referendum abrogativo o sollevare, eventualmente, questioni di legittimità come è successo per la legge 40. Se la società civile sente la legge come ingiusta si ribella e ha gli strumenti per farlo.”
08 febbraio 2010